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Un’autobotte per Ponza

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Comunicato dei Volontari della Protezione Civile di Ponza

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Stiamo chiedendo un contributo per comprare un’autobotte prima delle feste di San Silverio a Le Forna e di San Giuseppe.
Come sapete senza autobotte è vietato sparare i fuochi.
Le Regione per il momento non ci finanzia né ci dà i mezzi, per cui dobbiamo provvedere da soli.
Abbiamo preso contatti e scelto un buon usato, al costo di 8.000 euro.

Abbiamo bisogno del contributo, piccolo o grande che sia, di tutti i ponzesi.

Le donazioni possono essere effettuate tramite bonifico bancario sul conto corrente presso il Monte dei Paschi di Siena di Ponza intestato alla Protezione Civile Isole Ponziane – Via Dante – Tunnel di Sant’Antonio – Ponza codice IBAN: IT 58 H 01030 74070 000000991720

Aiutateci ad aiutarvi.

Grazie.
I Volontari della Protezione Civile di Ponza

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3 commenti per Un’autobotte per Ponza

  • Biagio Vitiello

    Suggerire che le feste parrocchiali sono a rischio, per la parte che riguarda i fuochi d’artificio, mi sembra scorretto.
    Ancora più grave è chiedere ai cittadini di Ponza di contribuire all’acquisto di una “autobotte vecchiotta”!
    Ed è gravissimo che non ci siano fondi regionali e comunali per una “emergenza” come questa.
    Il Comune di Ponza deve necessariamente provvedere a questo, visto che si sono trovati e spesi oltre 50.000 euro per manifestazioni natalizie (alcune di poco conto).
    Pertanto io non metterò un centesimo, anche perché non mi piacciono i “botti pirotecnici”. Devono necessariamente provvedere la Regione e il Comune di Ponza, che attingono dalle nostre tasse (…ed io le pago!).

  • Quindi, guardando il problema da un’altra angolatura, il teorema esposto dal dott. Biagio Vitiello si può riassumere in : “Niente autobotte niente fuochi”. Potrebbe essere una soluzione per non avere i fuochi di artificio, ma non risolve il problema della soppressione degli incendi ai quali siamo tutti esposti.

  • Caro Sandro,
    i ponzesi residenti subiscono tutti i santi giorni una serie di sconvenienti disservizi, abusi e anche inganni e poi agli stessi si chiede di autotassarsi per la loro sopravvivenza sociale e quotidiana. Tutto costa di più a Ponza e tutto ha una qualità estremamente scadente, e questo ha portato nel tempo all’esodo invernale.

    Ora io dico da tempo, lo dico anche a questa amministrazione che si è appellata “la casa dei ponzesi” di riconoscere lo status di “Residente invernale” ai ponzesi che hanno scelto di vivere queste condizioni di vita.

    Da questo riconoscimento si fa seguire la politica per la salvaguardia della residenza.

    Quando un cittadino residente capisce, percepisce di essere stato inserito in un progetto di protezione, diventa di nuovo attivo e propositivo.

    Vedi, l’autobotte è importante come la piccola ambulanza, per fare solo due esempi, ma dovrebbe occuparsi lo Stato a dare le strutture e i servizi adeguati ai cittadini che pagano le tasse. Questo non avviene per cui si chiede al cittadino residente di sostituirsi allo Stato e ancora una volta, malgrado l’insensibilità delle istituzioni nei suoi confronti, di aiutare “la baracca dei ponzesi”.

    Io dico che quella “baracca deve diventare una casa” veramente accogliente per ponzesi per cui si può e si deve aiutare a comprare l’autobotte e la mini ambulanza ma che si “Riconosca che sono solo i ponzesi residenti che possono aiutare l’isola e per cui vanno aiutati a restare nella loro isola.

    Caro Sandro Romano, è questo che secondo me voleva dire il mio amico Biagio prendendo a prestito la battaglia per l’acquisto della autobotte: – “Ma quanto ci deve costare vivere in questa isola? Insomma dobbiamo continuare ad essere dimenticati e vedere magari rieleggere gli stessi zombi che non hanno mai fatto niente per noi? Oppure vedere arrivare un signorotto d’estate e vederlo realizzare quello che ai residenti è impossibile fare?

    Quanti ponzesi ci sono a Ponza? …diciamo 1500!? Sono circa 400 famiglie: l’autobotte costa 8000 euro (8000 : 400 = 20 euro a famiglia).
    Si può fare ma bisogna che si riconosca che è stato fatto dalle 400 famiglie ponzesi che hanno contribuito sia per i fuochi sia per gli incendi cioè hanno contribuito affinché la “baracca diventasse una vera casa”.

    E’ un inizio, ma non è mai troppo tardi per cominciare a “mettere i puntini sulle i”.

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