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Su e giù per Ponza (6). Pescatori

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di Francesco De Luca

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Sono le quattro del pomeriggio, le sedici per essere precisi. Entra nel porto, sicura e spedita, una barca da pesca. Questo gennaio è alterno. Già ci ha fatto penare per isolamento più giorni ed ora invece dispiega giornate serene e di sole.

E’ spedita la barca, e sicura si insinua nel suo posto all’ormeggio. È Cumpariello d’i Forne. Il furgoncino della pescheria prende posto e vengono date cassette di merluzzi (naselli) e alcune di totani.

Non riesco a quantificare se il pescato è stato congruo. Soddisfacente mi pare. Dalle battute scambiate con quello della pescheria mi sembra che fossero tranquilli. I pescatori dico. Quelli intabarrati ’nd’i panni d’i’ll’acqua. Coperti dalle incerate per proteggersi dall’umidità. Perché anche col tempo bello in inverno per mare è dura.

I volti sono segnati, i gesti dosati ma stanchi.

Imbarcano bagnarole piene di ghiaccio con dentro le esche, utili domani mattina, quando usciranno presto per una nuova giornata di lavoro. Le condizioni meteo lo permetteranno.

Merluzzi e totani. Perché i totani vanno a nutrirsi coi corpi dei merluzzi intrappolati nelle reti.

I pescatori ancora non riescono a divenire un corpo sociale compatto. Ponza, dopo secoli di vita comune ancora considera i pescatori come una categoria sociale non integrata. Né essi riescono a compattarsi.

Gennaro mi vede che li osservo dalla balconata di Corso Pisacane e mi concede attenzione. “Prufesso’…”, così, un saluto vago.
Lui sa di manifestare comportamenti codificati: l’attracco, le cime, le cassette vuote da imbarcare, lo scambio verbale col ragazzo della pescheria: tutto un cerimoniale che si ripete ogni giorno. La sua vita è altrove, i suoi pensieri sono lontani, e noi pure, che li osserviamo, siamo dettagli trascurabili.

Come sono belli quei merluzzi argentati, mentre i totani sono rossi, ancora rosso-vivo.
Poi, con indifferenza, passa fra le loro mani, un registro. Forse è segnato il pescato, la zona, la qualità… come esigono le attuali norme comunitarie. Attente alle scartoffie, e sorde ai richiami di chi col mare e dal mare vive.

§Immagine di copertina: Vanarelli ’56. Banchine del Porto di Ponza

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