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King of mafroons

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ricevuto in  Redazione

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riceviamo in redazione – da un autore che ci chiede di non figurare -, e pubblichiamo, un raccontino di fantasia, certo innescato da qualche articolo comparso di recente sui giornali… Fantasia per fantasia!

 

“Salve lettori! Sono un nuovo cantastorie e cercherò di allietare un momento della vostra giornata.
Dietro ogni favola c’è una morale e dentro ogni fiaba un sogno, nelle mie storie ci sarà una verità che forse vi farà sorridere o forse riflettere.
“Buona lettura!”

C’era una volta in un regno lontano ma non tanto, una grande villa lussuosa frequentate da persone ricche e potenti. Tutt’intorno natura e bosco. Tanti uccellini cinguettavano, il sottobosco brulicava di muschi, animaletti e funghi; nell’aria echeggiavano versi, parole e musiche più disparate.

Ah! Quante avventure strane succedevano a quel tempo e con quei blasonati! Terra di caccia e perdizione, quel regno era diventato. Nella bella stagione poi, i tumulti e i festini diventavano più arditi e pressoché continui.
Come in tutte le favole che si rispettano, però, anche quel regno cadde in rovina.

– Eh sì cari lettori, perché così come accadde per il regno di Biancaneve con la matrigna cattiva, nella casa di Cenerentola alla morte del padre o nel regno della Bestia, perché non sarebbe potuto accadere anche il nostro regno lontano/vicino..!? Con quegli eccessi e quella dissipazione, poi!

Dov’eravamo rimasti? Ah sì… al regno in rovina. Allora…


Quel fantastico regno cadde talmente tanto in rovina che la grande villa lussuosa rimase abbandonata e dopo qualche anno anche l’unico custode, colui che manteneva accesa l’ultima luce della speranza, lasciò ogni cosa per trasferirsi in altro luogo.
Poi più nulla.
Ogni cinque-dieci anni al sovrano del regno vicino veniva in mente l’esistenza di quel regno, che non era più così lontano; diversamente solo qualche visitatore sporadico, qualche guardia straniera di passaggio andava a controllare e prelevare ciò che poteva servire in altri luoghi.

Ogni regno che si rispetti deve avere un sovrano, autorevole o inadempiente, umano o animale, ma un Re deve esserci! Così, visto che gli uccellini canterini migravano periodicamente, i muschi del sottobosco erano troppo radicati nelle loro posizioni e i funghi erano facile preda di conquista degli stranieri, gli unici a poter ambire al posto di sovrani erano le bestie con le corna doppie. Solo loro riuscivano ad impuntarsi e a battere lo zoccolo duro sul tavolo. Tra tanti di essi, come Re venne scelto il più bello, con la barbetta più sistemata, le corna più doppie e gli zoccoli che battevano più forte.

Il Re venne subito riconosciuto anche dalle altre specie viventi, e raramente, anche gli uomini delle terre vicine che si trovavano per caso al suo cospetto. La monarchia durò svariati anni e in un regno così ricco e bello, il Re impartiva ordini e pascolava dove voleva.
Ogni tanto faceva capolino qualche visitatore sconosciuto che al cospetto del Re si prostrava; quindi, porti i saluti e le notizie dei paesi vicini, andava nuovamente via.

Un giorno d’inverno, arrivarono alcuni messi del regno vicino, raccontarono al Re che al loro paese il sovrano era stato spodestato da ormai sette mesi, al suo posto era tornata la Democrazia, sebbene per alcuni fosse più un’Oligarchia, per altri un’Autarchia, e per qualcuno addirittura un’Anarchia…
Insomma, non si capiva bene, tanto che il vecchio sovrano decaduto, non volendo piegarsi ad una così bruciante sconfitta, venne a chiedere aiuto al sovrano cornuto per tornare in carica.

Il Re, ormai anziano, guardando meglio i visitatori, puntò lo zoccolo e chiese loro cosa volesse ancora da lui il sovrano spodestato. I due visitatori lo rassicurarono e gli dissero: “Maestà, ormai hai una certa età, continui ad esser bello e possente, un esempio per tutti nel tuo regno..! Fatti fotografare così che il nostro sovrano possa renderti onore come meriti. Stenditi lì, su quella pietra e rilassati come se stessi prendendo il sole… al resto penseremo noi!”
Il Re, dal bel caprone che era, rimase lusingato da una richiesta così particolare, e proprio perché strana l’accolse. Dopo svariate posizioni e foto, i due visitatori ringraziarono e salutarono. Il Re ormai stanco decise di rimanere così sdraiato sulla roccia per riposare un po’.

Tornati dal sovrano spodestato, i suoi messi consegnarono le foto che subito furono pubblicate con grande enfasi su alcune testate giornalistiche del regno: “Il Re è morto di fame e di stenti!”… “Il regno vicino non ha più sovrano!”.

Tutti i Democratici iniziarono a discutere se il Re fosse morto di fame o di stenti, tutti gli Oligarchi si alzarono in piedi e se ne andarono, perché per loro non era una discussione importante; gli Autarchici dissero che nel loro regno si poteva trovare anche di meglio, per sostituire il Re morto; mentre gli Anarchici si accusavano tra loro e accusavano gli altri.

Rimbalza che ti rimbalza, la notizia arrivò anche al regno lontano/vicino, così gli uccellini, i funghi, i muschi e gli altri animaletti piangendo disperati, iniziarono ad organizzare un solenne funerale per il Re. Il frastuono e i pianti furono talmente forti che il Re si svegliò di soprassalto e corse subito nella raduna per capire cosa stava succedendo.

Quando i suoi sudditi lo videro, rimasero allibiti e non capirono subito cosa fosse successo. Il Re allora spiegò tutta la situazione, e rendendosi conto di esser ormai vecchio e desideroso di godersi in santa pace gli ultimi anni di vita, incoronò Re suo figlio e concluse dicendo:
“Stolti! Era solo una fake news..! E poi i caproni saremmo noi!”

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