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La Domenica del Villaggio. Parole fuori moda

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di Giuseppe Mazzella di Rurillo

 

Programmazione: la Parola fuori moda che ritorna d’attualità

I Tempi sono segnati da alcune Parole fondamentali che racchiudono le mode. Il ventennio – 1960-1980 – fu caratterizzato dalla parola “Programmazione”.
Ne parlavano tutti. Era la nuova politica economica, finanziaria, “strutturale”, della “svolta di centrosinistra” e cioè dell’ingresso dei socialisti del PSI nel Governo della Repubblica Italiano.
Si trattava di porre lo Stato alla guida dell’Economia non solo come “regolatore” ma come “ attuatore”.
C’è una montagna di pubblicazioni di quel ventennio. Come “manuale” conservo un libretto di Giorgio Fuà e Paolo Sylos-Labini del 1963 “Idee per la programmazione economica”, edito da Laterza di Bari dove i due economisti di area “socialista” esprimono le loro idee sulla “Terza Via” molto prima di Blair o di Macron.

Il sunto del libretto di poco meno di 200 pagine è contenuto nella IV di copertina:
“Ci sono coloro che ritengono che bisogna solo assecondare le forze private riformando gli strumenti pubblici ma non gli argini giuridici e le strutture istituzionali entro cui le forze private si muovono e richiedono che il campo d’azione delle “imprese pubbliche” deve essere ridotto e non allargato e coloro che invece ritengono che le forze private vanno assecondate quando si muovono in modo conforme agli obiettivi altrimenti vanno modificati gli argini giuridici e le strutture istituzionali”.

Fuà e Sylos-Labini erano convinti che era ormai necessario uscire dalle formulazioni vaghe e polivalenti e fornire indicazioni per avviare la discussione su linee precise. Ci su un tentativo di dare linee precise: il Ministero del Bilancio divenne quello della “Programmazione Economica”.

La politica urbanistica cominciò il suo percorso: “L’obiettivo fondamentale della politica urbanistica è di tradurre sul territorio i programmi economici. La programmazione economica e la pianificazione urbanistica non rappresentano due fasi separabili sotto il profilo operativo ma sono due aspetti di un unico processo”.
Lo affermano i due autori economisti al Capitolo VII ed alla pagina 116.
Linguaggio perentorio quello degli “economisti”, perché usano l’indicativo al posto del condizionale rispetto ai “giuristi”. Un giurista avrebbe scritto che i due aspetti “potrebbero” essere un “ unico processo” e non sarebbe stato così perentorio e presuntuoso.

Fuà e Sylos-Labini dicono che “programmazione” e “pianificazione territoriale” sono la stessa cosa.

Non è andata così per oltre 50 anni. La Programmazione è diventato un “libro dei sogni”. La “forza propulsiva” di un riformismo socialista nel quado di un liberalismo avanzato si è esaurita fino alla degenerazione.
La Prima Repubblica crolla del 1992 per malcostume e nasce una Seconda Repubblica che punta tutto sulla “Seconda Globalizzazione” della Storia che è “liberista”. Manda all’aria per effetto della “caduta del comunismo” nell’Est Europa tutto il tentativo di trovare una Terza Via tra il liberismo ed il comunismo.

Per vent’anni la parola “programmazione” è stata alla moda. Era talmente entusiasmante per la mia generazione del ’68 trovare una Terza Via che la sinistra si divideva in mille rivoli perché non riusciva a trovare un fiume o una strada maestra dove avremmo dovuto incamminarci tutti noialtri sognatori della coniugazione della Libertà con l’Uguaglianza.

Ma ricordo anche gli abusi della Parola.
Il mio primo viaggio, quello che ha cambiato la mia vita, l’ho fatto a Parigi nel 1970. A vent’anni. Come dice Hemingway se sei stato a Parigi da giovane, Parigi ti accompagnerà per tutta la vita perché è una “festa mobile”.
Alle Gallerie Lafayette comprai il 25 marzo 1970 (…così è appuntato!) il libro di Alfred Sauvy (1898-1990) “Le socialisme en liberté” che mi avrebbe accompagnato per tutta la vita. Sosteneva che “davanti alla costruzione di una società più umana e più giusta gli uomini si dividono in due categorie: quelli che non la vogliono e quelli che non sanno. Così l’ignoranza dei secondi favorisce il conservatorismo dei primi”.

Sauvy nel libro racconta un episodio dove un imprenditore-speculatore americano incontra un diplomatico di un paese africano e gli propone un affare di sfruttamento delle “ricche miniere”. Il diplomatico africano risponde che l’affare si può fare ma a “condizione che lo si chiami “socialista”. Se non si chiama socialista non si può fare”.

Sauvy cita l’episodio come estremizzazione della propaganda del Tempo, della moda del tempo che ha finito per rendere insignificante parole nobili come “Socialismo nella Libertà” o come “Programmazione”. Ritornerò su questi concetti perché la Storia è sempre “ contemporanea” come ci ha insegnato Benedetto Croce.

Ma le osservazioni mi sono venute alla penna perché non vedo nell’isola d’Ischia avviarsi nessuna azione per un “ritorno” alla Programmazione Economica ed alla Pianificazione Territoriale dopo il terremoto del 21 agosto 2017, anche nelle richieste dei Comuni di Casamicciola, Lacco Ameno e Forio al Governo della Repubblica.
Ma come si può “ricostruire” senza Pianificazione?
Come non si può non prendere atto della “natura geologica dei territori” che sei secondi il 21 agosto alle 20.57 hanno posto con prepotenza e dramma nell’agenda degli uomini di Governo a tutti i livelli? Ma come non si può non pensare ad una “politica pubblica” per le “opere pubbliche” (le strade, le piazze, le scuole, i parcheggi, i giardini, i centri polifunzionali, etc.) e per l’“edilizia pubblica” (case per gli sfollati in aree di “mitigazione sismica” non solo a Casamicciola ma in tutta l’isola d’Ischia)

Non vedo alternative al ritorno “alla moda” ed alla “prassi” del termine “Programmazione”.
Giuseppe Mazzella
Direttore dell’agenzia di stampa “Il Continente”

Casamicciola, 21 gennaio 2018

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