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Una rotta nuova

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di Francesco De Luca

 

Il più delle volte mi dicono con benevolenza che la mia scrittura si innervi nel corpo vivo della realtà ponzese. Sia quella umana, sociale, dei compaesani che incontro quotidianamente, sia quella fisica che, come evidenzio spesso, colpisce per la sua bellezza.
Quanto scriverò qui ha un contenuto diverso perché mi sembra che ci sia bisogno ora di un contributo di un altro tenore.

“Ora” ho scritto. Perché il cammino civile di Ponza ha lasciato la strada dell’assoggettamento becero e rancoroso e ha intrapreso un cammino suo, autonomo, isolano.
Non l’ha ancora intrapreso ma ne ha imboccata la direzione. E allora occorre un apporto di idee che ne faciliti il cammino.

Quello che mi appare evidente è che bisogna aver delineato il quadro complessivo che si vuole realizzare. Le iniziative singole, innovative, sentite, devono inserirsi in una visione unitaria che serva da falsariga nelle decisioni da prendere.
Questo è quanto appare a me, per quello che vale.
Capisco che intraprendere una rotta del tutto nuova abbia bisogno di capitani non soltanto volenterosi ma anche esperti. Capisco che anche gli strumenti operativi ostino contro un procedere spigliato e deciso. Penso perciò che, date per certe la volontà e la correttezza, occorra agire con intelligenza sottile. Tale da riuscire a svicolare, a divincolarsi, a districarsi per il raggiungimento del fine.

Una rotta del tutto nuova. Certo, perché taluni problemi non erano per nulla riconosciuti tali dalle passate amministrazioni. Un esempio per tutti: la residenzialità.
Strumenti operativi elefantiaci come la burocrazia sono macigni inamovibili.
Queste due ostacoli possono essere superati da una volontà onesta e da un entusiasmo targato Ponza? Io credo di sì.

L’ignoranza nel passato non era disinteressata. Non era la superficiale dabbenaggine del cafone. No. Era quella sordida, quella che mirava mattamente ai propri interessi.
L’arroganza nel passato non era di facciata, non vestiva soltanto la t shirt estiva. No. Era accorta a privilegiare i disegni della cricca.
Oggi, a mio modesto parere, occorre mettere le energie per delineare un quadro d’insieme. In altri tempi si diceva “una politica”. Ma non c’è da scomodare parole grosse. Sarebbe auspicabile che gli entusiasmi e le energie e le intelligenze e l’onestà fossero diretti a prefigurare un quadro politico-amministrativo, anche se minimo.

Lo so, questo scritto scontenta i professionisti del politichese perché lo trovano nebuloso. E scontenta anche il lettore comune perché non vi trova appigli per ancorarvi il ricordo e/o l’idea della sua Ponza.
Ma per crescere occorre rispondere ai problemi e per rispondervi occorre farsi domande. Questo mio pone soltanto domande.

Siate comprensivi non giudici.

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