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Epicrisi 155. L’anno che verrà

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di Giuseppe Mazzella

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Siamo alla fine dell’anno e il pensiero corre non solo agli avvenimenti passati, ma cerca di proiettarsi nel futuro. E’ anche, ovviamente, tempo di bilanci.
Un anno, il 2017, che è stato ricco di avvenimenti e di problemi, non solo per la nostra isola, ma per il Paese, e per il mondo intero. Basta dare uno sguardo ai giornali e ai tg televisivi, per avere netta la sensazione che i giorni si succedono ai giorni in un groviglio di questioni irrisolte sempre più ingarbugliate.
Sembra che non vi sia più nessun leader al mondo in grado di governare i processi sociali e politici. E questo vale per tante realtà regionali e locali. Sembra che l’umanità abbia smarrito quello che un tempo era considerato una virtù quasi banale, il buon senso. Ognuno prigioniero della sua idea egoistica, persegue solo il proprio interesse, non curandosi degli altri. E intanto aumentano ostilità, povertà, emigrazioni selvagge e disperate, guerre.
Un quadro preoccupante che non ci può non far riflettere. Il mondo è diventato veramente così complesso tanto da non poter essere più governato? Tutte domande di sempre che nel clima invernale, in cui mare e cielo sembrano scatenarsi con estrema violenza anche contro la nostra isola, appaiono in una luce ancora più inquietante.

E cominciamo a raccontare questa ultima settimana dell’anno. La notizia che ci ha più preoccupati è stato l’incidente, che poteva rivelarsi mortale, occorso al catamarano in viaggio per Formia (leggi qui). E’ mai possibile che, con tutti i finanziamenti previsti per legge alle compagnie di navigazione che assicurano la continuità territoriale anche alla nostra isola, non si possa disporre ancora di mezzi idonei e adeguati? Eppure moltissimi sono stati i pescatori, naviganti, esperti del settore, che hanno levato la voce in questi ultimi anni, per allertare sulla situazione di vetustà, o di inadeguatezza in certi casi, dei mezzi oggi sulla tratta isolana. Ed è un convincimento credo condiviso dalla maggior parte dei ponzesi, che la nostra isola non potrà mai vivere una vita normale e sperare in uno sviluppo vero senza la modernizzazione dei mezzi di collegamento. E anche dei tempi di percorrenza che restano gli stessi di oltre mezzo secolo fa.

Sulla stessa linea di emergenza è il servizio civile (leggi qui), di cui l’isola ha bisogno e che, al di là delle querelle politiche e/o strumentali, necessita, come scrive Alessandro Romano, di essere consolidato. L’attuale amministrazione ha dichiarato che si impegnerà perché anche l’autobotte rientri al più presto, dopo i necessari collaudi, nella disponibilità dei giovani volontari. Questi due aspetti, ai quali va aggiunta ovviamente l’assistenza sanitaria, sono diritti garantiti dalla nostra Costituzione (leggi qui) che celebra quest’anno il 70° anniversario. Una Costituzione basata sul lavoro che, come tutti sappiamo, mai come in questi ultimi tempi è stato così precario e a volte anche umiliante.

Di queste problematiche, che sono come sottolineate dalle condizioni inclementi del tempo di questi giorni, e del relativo stato d’animo degli isolani, ci parla ancora una volta Franco De Luca (leggi qui). E’ vero che bisogna sforzarsi di non essere meteoropatici, ma come si fa a far finta di niente, quando alcune condizioni essenziali di vita civile sono così carenti? Lo stesso Franco, però, non è del tutto pessimista, quando osserva, attraverso alcune attività, come la creazione di presepi legati all’attualità isolana, una nuova presa di coscienza, soprattutto da parte dei giovani. Sulla stessa linea di recupero della nostra identità e dell’orgoglio di appartenenza, va collocata l’iniziativa di Monia Sciarra con l’associazione Cala Felci (leggi qui), che con “’U Presepio ‘a casa mia”, ha voluto sostenere e rivitalizzare una tradizione antica, che negli ultimi anni si stava spegnendo. Ad allietare le festività, arriva come un dono atteso il canto di Tonino Esposito (leggi qui) che, tra nostalgia e rimpianto, ci regala due canzoni natalizie, registrate nel lontano 1996.

A gettare ombra sul clima natalizio, però, arriva la notizia della scomparsa di Dora Amato (leggi qui), una donna di stile, che tutti abbiamo apprezzato e ammirato.

Sulla richiesta arrivata alla posta del sito di rintracciare i familiari dei marinai ponzesi scampati o periti nell’affondamento della nave Zara nella battaglia di capo Matapan, ha subito provveduto con i primi dati significativi la nostra Mimma Califano, che per un miracolo della memoria, che è anche amore per il nostro passato e la nostra gente, fa impallidire il più attrezzato ufficio anagrafe comunale.

Cosmo Ciano e Antonio Viola celebrano un importante anniversario, quello della nascita di una nuova disciplina olimpica che andrà a regime nel 2024, la beach handball, (leggi qui) che proprio sulle spiagge di Ponza e di Gaeta vide la nascita. Una gloria di non poco conto, che sarà utile valorizzare nell’interesse di Ponza.

Rita Bosso, instancabile lettrice, scrittrice e talent scout, ci parla del volume “Dal Golfo agli Oceani” (leggi qui) di Tonino Mazzella, nato a Monte di Procida, ma quasi ponzese, che racconta la sua vita sul mare, nel Mediterraneo e attraverso gli Oceani, condividendo con noi isolani molte esperienze e sentimenti comuni.

E domani è Capodanno. Un Capodanno che verrà festeggiato anche a Ponza, tra l’altro, in due manifestazioni: uno a Ponza Centro e uno a Calacaparra. Anche su questo punto, tanto per non perdere l’abitudine, si sono scatenate le polemiche, spesso inconsistenti e comunque ancorate ad una visione che risente troppo del passato. Tanto che Sang’ ‘i Retunne promuove, per ritorsione, un improbabile Capodanno a Palmarola, nella grotta di Mezzogiorno. Un’idea solo apparentemente bislacca e che non va comunque sottovalutata.

Cosa ci auguriamo, allora, per l’anno che verrà? E, ovviamente l’invito ad impegnarsi è rivolto alla attuale compagine amministrativa e a tutti i ponzesi. Innanzitutto un sistema di collegamento più idoneo ai tempi e alle esigenze moderne. E alla soluzione dei tanti problemi che da troppo tempo mortificano chi vive nell’isola, dal sistema di approvvigionamento idrico, al ripristino degli accessi a mare, dai servizi carenti (vedi ufficio postale a Le Forna alla mancanza di un bancomat nella stessa frazione), alla realizzazione del porto di Cala dell’Acqua e del relativo villaggio finalmente ripristinato dopo i guasti della miniera di bentonite e riportato alla fruibilità dei cittadini. In riferimento agli accessi al mare, ieri pomeriggio una grossa frana ha mortificato Cala Fonte, uno dei luoghi più suggestivi dell’isola (leggi qui). Per fortuna non ci sono stati vittime. Sandro Vitiello ci illustra il tipo di roccia che è venuto giù e ricorda un’altra frana degli inizi del Novecento della quale il padre Costantino, allora bambino, ebbe un sogno premonitore.

Questo è l’ennesimo episodio che mette in risalto quanto l’isola sia fragile e come vada protetta, assieme ai suoi abitanti, anche loro fragili nel tessuto umano, perché la si possa vivere appieno. Quello che ci auguriamo soprattutto per il prossimo anno e gli anni a venire, oltre alla soluzione delle emergenze di cui soffriamo, è una maggiore collaborazione tra tutti noi, nel condividere iniziative, proposte, nuove attività culturali. Perché questo, al di là delle difficoltà proprie di vivere in un microcosmo, è lo zoccolo duro del nostro carattere: non riuscire a liberarci del nostro individualismo esasperato, rifiutando o mal sopportando qualsiasi iniziativa che ci veda impegnati assieme agli altri. Un principio, non solo di economia, quello di unire le forze, che potrebbe veramente far fare a Ponza il grande salto di cui ha bisogno per diventare veramente un luogo non solo bellissimo, qual è, ma vivibile e civile.

Questo ci aspettiamo e auspichiamo dal prossimo futuro, che auguro a tutti sereno e proficuo.

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