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S’è messo vento

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di Francesco De Luca

 

Le piccole isole dimensionano l’animo. La natura avvolge la vita dell’uomo dovunque egli sia ma sull’isola lo rende particolarmente sensibile alle condizioni atmosferiche, condizionandone i moti.

Si prenda ad esempio il giorno che sta trascorrendo.

Ponza è avvolta da una pioggia a volte fitta a volte rada che il ponente invia a raffiche sferzanti. Gelida perciò si ravvisa sulla pelle. Non v’è altro scampo che rinchiudersi in casa.

Plumbeo il cielo e grigia la superficie del mare, ravvivato dalle creste delle onde che dal porto partono per spaziare ovunque. Il ponente così si manifesta indomabile. Quando precipita dal monte Pagliaro non c’è barriera che regga.

Il rumore del vento è cupo in alto ma poi, quando rade la terra, fa stridere i rami, cigolare le porte, sbattere i cancelli, sibilare i fili, tintinnare i vetri. Nei cavi si incupisce, e il frastuono demolisce ogni forza d’animo. Guai a resistergli. Deprime il coraggio, avvilisce ogni resistenza.

Cosa sei? Infagottato nel giubbotto, la lampo tirata fin sopra il collo, il berretto calcato, il vento ostacola l’andare, le mani sono gelate e il viso è tamburellato dai chicchi di grandine. Sì… la pioggia è diventata di ghiaccio e colpisce le guance come a invitare a desistere.

Si tralascia ogni volere e ci si rintana. Cosa fare se non prendere coscienza della propria pochezza. Nel turbine degli elementi come una cosa, un oggetto sbattuto. Che guarda e compara, misura e valuta, assiste e pensa. Il caos diventa bello.

La superficie del mare è un campo dove le raffiche giocano a rincorrersi. Ora spianano, si disfanno, ruotano intorno alle sagome delle due navi-cisterna alla fonda nella rada di Frontone. Sfidano il turbinio con le luci accese. Brillanti e baldanzose, come a voler testimoniare il loro essere vive e presenti.

Si attenua allora il cupo e un leggero chiarore filtra. Col cielo che si illumina per il giorno che avanza, l’intorno diventa gradevole.

Gli scogli evidenziano i loro contorni bianchi di spuma e gli spruzzi che vi si infrangono diventano coriandoli festanti.
Anche lo stridore delle raffiche sembra addolcirsi. Un accompagnamento e non uno scuotimento.

L’animo si risolleva ma è provato. Quel cielo in cui desiderava volare gli è impedito. E questo limite lo porterà impresso come una ferita.
L’isolano sa quanto poco sia il suo peso nel mondo e quanto salutare sia l’averlo compreso.

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