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Su e giù per Ponza (5). Il Presepe del Porto

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di Francesco De Luca

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Il Presepe nella chiesa della SS. Trinità al Porto è semplicemente rievocativo. Vuole visualizzare la pagina della devozione cattolica in cui si narra la nascita di Gesù. Un presepe tradizionale con le immancabili pecorelle e i pastori in cammino per improbabili sentieri verso una capanna diruta.

C’è però qualcosa che mi colpisce. Il fondale presenta un cielo terso, senza stelle, con in basso un tenue colore rosa che accenna all’alba. Perché mi colpisce? E’ presto detto. Perché lo dipinsi io or sono trenta anni fa, circa. Racconto il fatto.

Quell’anno venivamo da una manifestazione dell’Immacolata avvolgente e toccante. Ci aveva gratificato tanto. C’era Franco Schiano, quell’anno, che insufflava Luigi Ambrosino. Lui era stato l’artefice dell’addobbo dell’ Immacolata e a lui sarebbe toccato la costruzione del presepe in chiesa.

Con don Raimondo Selvaggi avevamo dato sfogo alle nostre cantate. Eravamo carichi di entusiasmo.

Facciamo un presepe come se lo si vedesse da dentro la capanna. Con una prospettiva al contrario.

Si fece un bozzetto e ci si cominciò ad occupare dei preparativi. Praticamente si doveva innalzare una capanna enorme. Tutto l’intorno doveva apparire lontano, distante. In primo piano la Natività e, in fondo, colline e deserto… Don Salvatore Tagliamonte, allora parroco, ci lasciò carta bianca. Vittorio Spignesi gestiva le braccia manovali di Giuseppe colonnello e, dell’allora piccolo, Carmine. Gaitano ’u russo, brontolava, infaticabile e generoso come sempre. Franco Schiano fungeva da architetto e l’ingegnere artefice era il solito, insostituibile, Luigi.

Ben presto don Salvatore si pentì dell’assenso dato. Perché la chiesa divenne un laboratorio. Con sporcizia dappertutto. Soprattutto per coprire quell’enorme grotta. Canne e lentisco e frasche varie.

Tutto fu realizzato con puntiglio. Le figure di Giuseppe e Maria in primo piano erano alte 70 centimetri circa mentre i pastori lontano soltanto 10 cm. Mancava il fondale. Da ultimo, a rifinire l’ ordito. Luigi recuperò un lenzuolo, comprammo barattoli di Ducotone e nell’atrio dell’ ex scuola media ci mettemmo a dipingere. Fui incaricato io dell’esecuzione. Era una superficie di 6 metri per 2,50 e l’indomani era il 24 e il presepe doveva essere finito.

Cominciai dall’alto col blu poi scesi con l’azzurro e infine col rosa. Alla finee che hè fattona bandiera tricolore? mi gelò Luigi.

Dovevo fare le sfumature. Aspettammo ca s’ asciutta dissi. Erano le 21 ma non ci si poteva fermare. L’aria tramontanina ci favorì. Il colore asciugò in fretta e, per quel tanto che potetti ripassare, cercai di rappresentare nel cielo l’incipiente alba, di un giorno ricordevole.

Quell’anno ci vantammo di aver realizzato un presepe artistico.

Sono sicuro che qualcuno possiede foto, così come sono sicuro che ho rievocato in lui ricordi di quanto narrato.

Chello ch’hè fatto
scuordelo.
Pienze a chello ch’hè fà.

La ruvidezza degli avi è salutare.

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