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Il mal di pancia si cura

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di Francesco De Luca

 

Poiché più volte ho presentato critiche alla gestione amministrativa col desiderio di contribuire a migliorare la coscienza della cosa pubblica, voglio continuare a tenere lo stesso atteggiamento per tacitare la mia coscienza di cittadino.

Vedo dei punti critici nel procedere quotidiano della nostra comunità e sono convinto che questa compagine amministrativa abbia le basi morali per rivolgere lo sguardo al suo operato e curare i suoi mali.
La prima criticità che vedo incombente nella società ponzese è la precarietà.
Non v’è aspetto della vita pubblica che non sia tarlata dalla precarietà.
Porto all’attenzione gli Uffici comunali ma nello stesso stato è la Scuola, è la Posta, è la Comunicazione marittima, i Trasporti.

La precarietà cui mi riferisco non è quella soggetta al tempo che passa e tutto corrode. La mia età mi ha impresso nella carne come la condizione umana sia soggetta alla caducità.
La precarietà cui alludo si riferisce al fatto che oggi le decisioni si prendono sull’onda emotiva del momento, rincorrendo quella più a portata di mano, più a buon mercato, più indolore.

Per uscire dal vago porto all’evidenza il problema Posta a Le Forna.
La pressione popolare è tanta, la necessità di dare dignità alla frazione è altrettanto forte, ma… C’è stata una valutazione ragionata, lungimirante, della soluzione?

Non voglio insegnare nulla, ma soltanto portare interrogativi. Se il dilemma è centrato su: Posta sì oppure Posta no, è chiaro che non c’è scelta. Occorre che a Le Forna la Posta sia presente.
Ma, non sarebbe conveniente proiettarsi nel futuro e chiedersi:
a – la soluzione che si prospetta oggi riuscirà a permanere anche domani ?;
b – non sarebbe auspicabile fare un piano in cui la presenza della Posta sia affiancata dal Punto Vendita Medicinali, da un Punto di Banca elettronica, da un Centro di Cultura polivalente ?

E qui vado ad un nervo scoperto della questione. Non appare sciocco accapigliarsi su se sia più utile la Posta o la Biblioteca?

Nella realtà di Le Forna sono utili tutt’e due, e bisogna non svilirsi a scegliere o l’una o l’altra. Se il momento attuale è talmente ristretto che non ammette scelta si adotti la soluzione più impellente ma… contemporaneamente si gettino le basi perché la frazione non si senta avvilita in una condizione di estrema, assoluta, necessità.

Come ci si può togliere dalla disperazione? Programmando un Piano di rinnovamento della vita sociale fornese.
Lo so, la programmazione non risolve la realtà attuale, ma le prospetta uno sviluppo futuro.
Lo so, questa mia appare una soluzione di comodo, ma non lo è, al contrario è di impegno futuro.
Togliere precarietà. L’espressione popolare sentenzia: di quale morte dobbiamo morire? Niente di più sbagliato. Occorrerebbe dire: quale è la vita che mi aspetta?

La vita che vogliamo tutti è quella più ricca di possibilità, più soddisfacente di realizzazioni, più confacente ai desideri. Per vederne i contorni occorre mettersi insieme, insieme discutere, sondare le possibilità, intraprendere strade.

Questa compagine amministrativa ha le basi morali per adottare questo metodo di approccio ai problemi.

Sarebbe troppo facile per me fare paragoni col passato.
Per saziare livori? Non ne sento il bisogno. La società ponzese aspira ad una pratica amministrativa che sia ricettiva delle esigenze del popolo. Questa è la sfida.
E se ciò provoca mal di pancia, beh… curiamolo.

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