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2009-07-19_12-33-50 u-24 gruppo-comunioni ss17 34 La spugna nocciolina: Chondrilla nucula

8 dicembre 2017

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di Francesco De Luca

 

Ave Maria, stella del mare
Lasciati amare
Madonna mia

Questa strofa si è sentita ossessiva nell’aria mattutina di questo otto dicembre. E si sentirà ancora modulata col canto e con la musica, per tutto il giorno.
C’era l’arcivescovo di Gaeta mons. Luigi Vari, stamane alle cinque, con gli uomini che, con piglio virile, sono andati per le strade a svegliare i compaesani:

Chesta è santa, ’sta iurnata
È ’a Madonna Immacolata

Anche gli strumenti popolari di Ambrogio Sparagna hanno accompagnato il canto. Quest’anno l’attenzione verso questa pratica votiva dei Ponzesi ha trovato orecchi curiosi e sensibili. Siamo onorati di questo e ringraziamo.
Ponza esulta. I Ponzesi si accorpano, divengono una comunità solidale. E noi fra di loro ancora di più.

Noi chi? Noi: i giovani dell’Immacolata, quelli che si sono assunto il compito di ri-trovare in questo culto e nelle volte sinuose e flautate dei canti il senso della loro appartenenza. Noi che abbiamo avuto la gioia di vivere la gioventù nel segno di un ideale di purezza. Come scrivemmo con gratitudine sulla lapide in ricordo di Mons. M. Luigi Dies, colui che ha ammantato la festività dell’Immacolata di significati umani che vanno oltre il culto e l’ha lasciata in eredità a chi in questo culto ha riposto parte della sua realizzazione umana.

Di chi sto parlando? Parlo di Aniello De Luca, Luigi Ambrosino, Antonio De Luca, Tonino Esposito, Gianfranco, Tommasino, Franco Schiano, Vittorio e Silverio Spignesi, Giovanni D’Arco, Silverio ’i Maurino, con altri che portiamo nel cuore, e tanti altri, e tutti gli altri che anonimi come me, credenti e scettici come me, superficiali e creduloni come me, irriducibili, pronti di cuore, i generosi Fornesi, stamane, e per tutto il giorno, eleveranno canti di lode alla Madonna.
Non per essere preservati dal male e nemmeno per ricevere grazie, no, soltanto per sentirsi figli di una terra che è capace, nella mediocrità della vita quotidiana, di far palpitare all’unisono i cuori.

La fede è dono troppo astruso per noi, figli di un’isola minore, ma l’umanità, quella sì, ci appartiene. Sappiamo bene cosa sia e la alimentiamo con la nostra adesione.

Agli altri, che si beano della distanza come il barbone della sua sporcizia, è lasciato il sarcasmo. Non riusciranno mai a sentire nel petto un afflato sociale come questo. Lo invidiano e sputano veleno. Ma questa comunità ha una sua umanità viva e palpitante.

Immobile sul polo del mio cuore
Stella candida brilli senza posa
I tuoi raggi di luce radiosa
Sono dardi che accendono il mio cuore.
Ave Maria
Sostieni il mio languore
Mentre l’anima solo in te riposa
E gli umani valori
Ed ogni altra cosa
Innanzi a te
Stan come false aurore

Il languore dell’animo è l’ansia di verità, gli umani valori sono rigettati come le mode che affliggono l’attualità, la stella candida che brilla senza posa sul polo della nostra mente è la ricerca di autenticità.

Questo abbiamo cantato oggi a Ponza noi, i giuvene d’a ’Mmaculata.

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