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Epicrisi 150. Agadah. Far conoscere raccontando

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di Sandro Russo

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1734. Dice niente la data? È quella dell’insediamento a Ponza delle prime famiglie di coloni giunti da Ischia.
A me ha fatto sobbalzare nella poltrona, al cinema, leggere la data nei titoli di testa, la settimana scorsa che sono andato a vedere il film Agadah in una sala di Roma.


Agadah
è un film d’avventura italiano del 2017 diretto da Alberto Rondalli liberamente ispirato a Manoscritto trovato a Saragozza (Manuscrit trouvé à Saragosse), un romanzo in francese del 1805, l’unico scritto dal conte polacco Jan Potocki, che vi dedicò buona parte della vita.
Potocki vi compare come narratore.


Il romanzo non può essere confinato in un solo genere: dentro di esso convivono infatti il romanzo di formazione, quello d’avventura, il romanzo picaresco, il romanzo erotico, il fantastico e il meraviglioso.


Poi mi sono procurato la sinossi del film.
Ambientato nel maggio del 1734, dopo la battaglia di Bitonto, nel Regno di Napoli guidato da Carlo di Borbone, il lungometraggio descrive le avventure della guardia reale Alfonso di Van Worden in procinto di recarsi a Napoli attraversando le terre delle Murgie, infestate da fantasmi. Il ruolo è impersonato dall’argentino Nahuel Pérez Biscayart.
– Più che una via di mezzo tra il Decamerone in versione noir e Le mille e una notte, come è stata definita, la trama ricorda le peripezie di Don Chisciotte – dichiara il regista -. Una storia talmente lunga e corposa che sentivo il desiderio di farci un film, come se la soddisfazione stesse nel modo in cui la narri.

Il titolo Agadah significa, infatti, “far conoscere raccontando”, in ebraico.
Il meccanismo ricorda le scatole cinesi: nel viaggio l’ufficiale incontrerà un ginepraio di figure come briganti, zingari e prostitute, diavoli, spettri e ventriloqui… ciascuno portatore di una storia…

Data, ambientazione, contenitore di storie eterogenee… Che volevo di più?
Il conte polacco (tra l’altro morto suicida nel 1812, a 54 anni) aveva scritto per me la traccia dell’Epicrisi; il film me l’ha giusto ricordata!
Perché quando non c’è un tema unitario – qualche volta quasi per miracolo accade – il Sito è appunto un contenitore di storie diverse, unite appunto dall’agadah: far conoscere raccontando…

Trailer del film da YouTube:

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L’ingresso nel mondo ctonio avviene attraverso un padiglione, cui segue una galleria, un cunicolo sinuoso e un po’ sdrucciolevole, con le pareti ispide, quasi pelose… si direbbe un grande orecchio! Ma sì!
Il nostro eroe si avvia barcollando, nel buio assoluto, e dal nulla emergono voci… figure evanescenti, bocche che parlano con voci d’altri: ce n’è una folla!

Dicono le proprie ragioni, come le anime dannate di un mondo senza pace né speranza di consolazione.

Si ode una voce dal nulla:
Tu, cittadino, homo civicusandrai a votare! ...nel bene e nel male, nella gioia e nel dolore, finché morte non ti separi da questa terra!

Giammai! – gli risponde un’altra voce…

Ma quell’anime, ch’eran lasse e nude,
cangiar colore e dibattero i denti,
ratto che ‘nteser le parole crude.

Bestemmiavano Dio e lor parenti,
l’umana spezie e ‘l loco e ‘l tempo e ‘l seme
di lor semenza e di lor nascimenti.

Poi si ritrasser tutte quante insieme,
forte piangendo, a la riva malvagia
ch’attende ciascun uom che Dio non teme.

(Dante, Inferno, canto III)

L’aria è cupa e nera, ma ben presto l’atmosfera si addolcisce. Un chiarore si fa strada tra le tenebre e compaiono delle figure femminili…

Sono tante… Le donne offese, ferite, tolte dal mondo per mano d’uomo.
Il nostro personaggio si aggira tra loro pieno di rispetto e comprensione…

Altre figure si muovono nella incerta luce; altri virgili si accompagnano e fanno strada a malferme figure, alla ricerca di qualcosa, di un senso… chissà!?

In un punto oscuro della grotta, figure ancora più oscure sembrano spalare carbone

Ma questo mondo misterioso non è solo luogo di espiazione e di dolore.
Altre voci. Odori di cucinato, di arrosti… Addirittura un profumo di caldarroste!

Qua e là si organizzano anche feste e incontri

Insomma… Un film ricco, pieno di fantasia e di mistero, visivamente affascinante e dai costumi sfarzosi, efficace nel rendere l’atmosfera, benché riduca i 66 giorni della fluviale stesura originale del “Manoscritto trovato a Saragozza”, a sole dieci giornate.
E il nostro capitano delle guardie valdesi riesce a districarsi tra tante insidie e torna alfine a riveder le stelle…


Meno bene va, nella realtà storica (e anche nel film), all’autore del Manoscritto…

Epilogo
Nel 1812, in preda alla depressione, Jan Potocki staccò la fragola d’argento che costituiva il pomello della sua teiera e, limandola giorno dopo giorno, ne fece una sfera. Quando raggiunse le dimensioni adatte, fece benedire la sfera (narra la leggenda), dopodiché la utilizzò come pallottola per porre fine ai suoi giorni.

Jan Potocki. Dipinto di Alexander Varnek (1742-1843). Varsavia, Museum of King John III’s Palace at Wilanów

Ma non sperate che una cosa del genere capiti al vostro redattore…
Ad ogni buon conto ho tolto di mezzo tutte le teiere! …Ma anche pozioni magiche e relativi paioli per la bollitura, veleni e pugnali…
E porto sempre un crocefisso al collo!

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