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Non mi astengo. Io voto

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di Francesco De Luca

 

Ponzaracconta offre l’opportunità di un proficuo dibattito e io lo voglio cogliere.
Dico la mia opinione sul diritto-dovere di votare quando lo Stato, nell’adempiere le sue funzioni democratiche, chiama il cittadino al voto. Io ritengo di dover votare. Così dicendo, appare chiaro, che mi assoggetto e dunque dò maggiore peso all’obbligo morale piuttosto che all’obbligo legale e politico.
E’ un diritto-dovere. Come diritto insiste nella sfera pubblica, sociale, legale, politica. È garantito, ma può essere eluso in tante maniere (voto nullo, voto in bianco, astensione). È la mente che decide le forme di manifestazione.
Come dovere attiene alla sfera privata, morale, individuale. È spinto da una pulsione interna. Ed è questa che decide la sua espressione.
Poiché l’essere umano è mente, cuore, stomaco ed anche ironia, dispetto, stupidità tutte le risposte alla chiamata elettorale, per me, hanno un senso. Nessuna vale più di un’altra.

Con tutti i distinguo che si portano dietro. Tutti legittimi e validi e nessun punto di vista può vantare la supremazia. Esempio: chi è sotto ricatto vota col paraocchi, e così anche chi si fa guidare dall’ideologia. Sono giudizi negativi. Perché ? Perché io ritengo che il ricatto e la soggezione ideologica siano disvalori. Ma è soltanto la mia la opinione.

L’astensionismo però si presenta come un fenomeno sociale di grande rilevanza. E dunque deve essere considerato come un fattore che va oltre l’aspetto individuale. Questa la tesi. Non condivido questa impostazione. Ogni espressione umana, prima di confluire nella dimensione sociale deve fare i conti con la sua condizione individuale. Non riesco ad ammettere l’alienazione della sfera individuale in quella sociale e collettiva. Chi si astiene lo fa per sue ragioni personali. Che poi si assommano ad altre e da astensione diventa astensionismo.
Può avere questo un’influenza sulla scelta del singolo ? Sì, se l’individuo lo vuole. No, se non se ne cura. Ciascuno interpreta il diritto-dovere al voto a modo suo.
Io considero tutte le argomentazioni di cui sono capace ma, ciò di cui mi curo maggiormente, è rispondere al mio imperativo morale. Anche alla luce di un altro principio che fa da faro alla mia vita politica: la Costituzione italiana e la sua dichiarazione democratica.
Orbene, se all’esecuzione del principio democratico è votato tutto il mio essere soggetto politico, allora non posso astenermi. La democrazia esige la partecipazione non l’astensione giacché nella partecipazione il soggetto politico afferma la sua idea di società e di organizzazione statale.

Lo Stato democratico è tale se si avvale del contributo di tutti i cittadini, in termini di ideazione, costituzione e realizzazione delle forme statali.
Lo so che su queste affermazioni possono essere costruite battute sarcastiche o giudizi al tritolo giacché nella pratica quotidiana si assiste al fallimento della partecipazione. Anche i referendum, che sono l’espressione diretta della volontà popolare, vengono disattesi ed elusi. Ma il marciume che è sotto gli occhi di tutti non mi farà retrocedere di un millimetro. I principi vanno affermati e vissuti anche se tutto intorno cade in malora. Ne va della mia dignità personale.
I provocatori facciano la loro parte, gli scettici si avvoltolino nell’indifferenza, gli oppositori si strappino le vesti: l’adesione al principio democratico come unico (difettoso e perfettibile) fattore per la realizzazione dell’essere politico non vacilla in me.

Queste le ragioni che mi portano a considerare il voto come espressione necessaria, legittima e salutare del mio essere cittadino.
Tutte le altre ragioni hanno le mie stesse possibilità per essere condivise. Se valutate e scelte.

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2 commenti per Non mi astengo. Io voto

  • Votare sembra essere un diritto, ma io posso votare gente che danneggia il bene comune?

    Dal punto di vista individuale dunque decido di non votare, perché decidere di rinunciare a un diritto per il bene comune è segno di maturità.

    Ma i nostri discorsi sono partiti da altro: la nostra isola è abbandonata dalla politica che conta, perché al politico interessano i grandi numeri che danno tanti voti e non sono interessati alle sorti di piccole comunità.

    Quindi l’appello a “Non votare in massa” rivolto ai cittadini residenti di Ponza, ha una valenza essenzialmente politica e lancia un messaggio forte alla politica: “Tu non ti interessi delle mie sorti… noi, tutti insieme, ti disconosciamo come ‘Valore positivo’.

  • Silverio Tomeo

    Lo sciopero del voto? Una piccola comunità che decide in massa di non votare? Sarebbe destinata si ad attirare l’attenzione pubblica, ma solo per fare pena. Ove lo sciopero davvero riuscisse manderebbero un commissario prefettizio ed amen….Così funziona nella democrazia costituzionale repubblicana. Proporre cose velleitarie, e dagli esiti controfattuali, esprime solo frustrazione, risentimento, incapacità reale di agire, questo è!

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