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25 novembre. Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

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a cura della Redazione

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Per ricordare la data quest’anno ripercorriamo un’antologia di immagini, manifesti e locandine usate negli anni passati per proporre la ricorrenza.
Ci si trovano dentro temi o “storie” su cui ci si può soffermare a pensare…

In fondo, una breve considerazione “cinefila” di Sandro Russo che per una volta dismette (ma non del tutto) le vesti di capo-redattore per dire di un film (Sedotta e abbandonata) di Pietro Germi e di una vicenda (quella di Sandra Viola) che cambiò l’Italia degli anni ’60.
Per non dimenticare.

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Sembra che le cose accadano quando/perché le si è cominciate a pensare come possibili.
Così è stato per la bomba atomica, prefigurata nei particolari in un romanzo di alcuni anni prima; così per l’attentato delle Torri Gemelle  del 2001, le cui immagini si erano già viste sullo schermo.
Anche per le vicende private e/o di costume è accaduto e continua ad accadere.

Sedotta e abbandonata è un film italiano del 1964, diretto da Pietro Germi, interpretato tra gli altri da Stefania Sandrelli, Saro Urzì, Aldo Puglisi e Lando Buzzanca. La pellicola fa parte di una trilogia iniziata con Divorzio all’italiana (1961) e che si concluderà con Signore & signori (1966).
Germi è finissimo regista di costume, a cavallo tra il “Neorealismo” e la “Commedia all’italiana”, senza appartenere a nessuno di essi.

Nel film, dopo una sarabanda di eventi – stupro di Agnese (Stefania Sandrelli) da parte di Peppino (Aldo Puglisi), il fidanzato della sorella maggiore; rifiuto di Peppino di sposare Agnese, proprio perché gli “aveva ceduto”; minaccia di morte a Peppino (viene incaricato dell’esecuzione il pavido fratello di Agnese, Antonio (Lando Buzzanca), fallito il quale Peppino viene indotto a più miti consigli e per evitare di essere incriminato di violenza su minorenne è costretto ad inscenare un finto rapimento di Agnese – c’è una ‘scena madre’… tutti davanti al Pretore per ufficializzare il consenso di Agnese al cosiddetto “matrimonio riparatore” che avrebbe cancellato i reati di violenza carnale, violenza su minore, circonvenzione d’incapace e reati connessi.
La scena in cui Agnese, stuprata e offesa in tutti i modi, alla domanda del Pretore se vuole sposare il lì presente Peppino, rimane in silenzio, lacerata e indecisa… ma subito dopo, sottoposta ad una enorme pressione sociale e parentale, risponde di sì con la voce – …Siii! – ma di NO con la testa e con gli occhi, con tutta la persona… e morde la mano di Peppino che cercava di calmarla.

Il film, si è detto e del 1964. Nel dicembre ’65 – gennaio ’66 la Sicilia e l’Italia sono scosse dalla vicenda di Franca Viola – https://it.wikipedia.org/wiki/Franca_Viola – che rifiuta il matrimonio riparatore con il suo violentatore, resiste a tutte le minacce e lascia che questi sia condannato alla giusta pena.

La tradizione del “matrimonio riparatore” è stata legalmente abolita nel 1981 attraverso l’abrogazione dell’art. 544 del codice penale (art. 1 L. 5/8/1981, n. 442).

Dichiarerà anni dopo Franca Viola (in una intervista al giornalista Riccardo Vescovo): “Non fu un gesto coraggioso. Ho fatto solo quello che mi sentivo di fare, come farebbe oggi una qualsiasi ragazza: ho ascoltato il mio cuore, il resto è venuto da sé. Oggi consiglio ai giovani di seguire i loro sentimenti; non è difficile. Io l’ho fatto in una Sicilia molto diversa; loro possono farlo guardando semplicemente nei loro cuori.”. 

Sappiamo che il costume evolve molto lentamente, con piccoli salti o discontinuità: questa vicenda è esemplare, al riguardo.

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