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i-26 fg f-04 40 Una colonia di Cladocora caespitosa Una giovane cernia bruna: Epinephelus marginatus

Le orecchie non hanno palpebre

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di Silverio Guarino

 

Le orecchie non hanno palpebre: è una affermazione così lapalissiana da rasentare le affermazioni del buon “Catalano” di “Quelli della notte” di “arboriana” memoria.

Eppure, chissà quante volte, nella nostra vita avremmo desiderato avere le palpebre anche alle orecchie, per non sentire fastidiosi rumori, chiacchiere o altro.

In realtà la natura ha dato all’uomo l’udito anche per proteggerlo dai pericoli quando la vista è a riposo nel sonno. Ci si sveglia all’improvviso per un rumore che ci può salvare la vita.

Cosa consigliare agli abitanti del porto di Ponza, che sono così infestati da sgradevoli rumori durante il giorno e durante la notte?

Questi eventi ce li ha descritti con dovizia di particolari Gigi Tagliamonte – leggi qui, qui e qui – al quale va la mia personale comprensione e stima (chissà cosa avrà pensato di me quando ho ricordato il silenzio dell’isola, silenzio che diventa una utopia per gli abitanti del porto?).
E chissà cosa proveranno gli abitanti di Le Forna quando, con il loro porto in funzione, rimpiangeranno i silenzi di una volta, anche se i nuovi rumori si mescoleranno dolcemente al suono degli euro guadagnati.

Non credo che ci possa essere una soluzione per i rumori “incancellabili” quali quelli dei motori e delle ancore delle navi ed aliscafi del trasporto merci e passeggeri e delle loro manovre, ma quelli “cancellabili”, quelli sì che si possono mitigare se non addirittura far scomparire.
Mi riferisco alle grida degli umani, al gracidare dei clacson, ai rumori delle marmitte dei motorini e delle vetture “smarmittate”, dei motori marini che vengono “aggiustati” e provati in mare e nelle officine, alle emissioni sguaiate degli amplificatori dei bar e delle discoteche: tutti da proibire in orari di fasce protette.
…Ma quei trolley sui vasoli del corso, quelli sarà difficile insonorizzarli.

C’era una tecnica in uso negli anni passati (contraria al vivere civile, ma altrettanto efficace per la civile sopravvivenza) che riusciva a ridurre l’incidenza dei rumori ma che la decenza e l’educazione dei “nativi” ha fatto perdere nel tempo. Era una tecnica efficace e risolutiva.
Se si spargeva la notizia, i fenomeni di rumori fastidiosi (soprattutto notturni) si riducevano fino allo scomparire quasi completamente.

Con buona pace delle tanto desiderate palpebre alle orecchie.

 

Orecchie è un film del 2016 diretto e sceneggiato da Alessandro Aronadio interpretato da Daniele Parisi, Silvia D’Amico, Pamela Villoresi, Ivan Franek e Rocco Papaleo (NdR).

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2 commenti per Le orecchie non hanno palpebre

  • Gigi Tagliamonte

    La M/N “Isola di Ponza”, quando non aveva il garage e portava solo passeggeri, aveva una particolarità. Completato l’ormeggio si attaccava a terra anche con un cavo elettrico e spegneva del tutto i motori. In un paio di secondi si scioglieva ogni eco e l’isola scivolava nel silenzio, dalla piazza si poteva udire sommessa la centrale elettrica di Giancos.
    Non ho e non mi si attribuisca l’idea di restaurare quell’ambiente, i trolley continueranno ad inseguire i turisti. Non chiedo al “potere” regole che non si potrebbero far rispettare… sarebbe peggio. Già la scorsa estate le autorità non hanno potuto porre rimedio ad una situazione oltre ogni norma o, forse mi sbaglio, hanno mostrato di avere il potere di concedere il superamento dei limiti.
    Chi deve intervenire per ripristinare lo stato di diritto?
    Riporto un episodio mitizzato di una lontana fanciullezza. Un gruppo di ragazzi, dopo aver lungamente concordato e puntualizzato le regole, si scontrava in una furiosa e chiassosa battaglia tra i Buoni ed i Giusti. Ma i morti redivivi, i prigionieri scappati ed altre regole infrante alzavano il volume delle grida che rimbalzavano tra gli stretti muri dei vicoli. Quando si apre una finestra ed un signore urla, innervosito e minaccioso: “Ma che state facenn’!?” – con un chiaro intento intimidatorio.
    Un ragazzo risponde certo, nella sua buona fede: “Stamm pazzian’ a’ ‘uerra”.
    “E iate a fa’ a ‘uerra sott’ i case voste!” – ordinò prontamente l’uomo dall’alto con voce perentoria che non ammetteva repliche.
    Questa invettiva bastò a far cessare le ostilità e a riportare la pace ludica e acustica tra i belligeranti e nel quartiere.
    Pur citato, non ho commentato fino ad oggi, perché dal 28 settembre u.s. attendevo ostinatamente una doverosa risposta da parte del Sindaco a quanto richiesto con urgenza in quella data.
    Ovviamente quello che è accaduto la scorsa estate è qualcosa di ben diverso. Quando il Sindaco, sollecitato da notti insonni di inermi cittadini, ha riportato gli orari a quelli massimi già stabiliti dal regolamento ed invitato tutti a volumi più contenuti (ordinanza n. 103 del 2017) è esplosa una reazione da parte dei disturbatori. Il volume è stato portato a livelli tali che non occorrevano sofisticate misurazioni per capire che era mantenuto sveglio un intero quartiere.
    Certi di impunità, coperti dalla dichiarata incapacità delle autorità, protetti da chissà quale personaggio in evidenza, hanno mostrato di volere e potere imporre le proprie regole a discapito di quelle dello Stato, del Comune ma anche dalla più basilare civile convivenza.
    Come definireste questa necessità di dimostrare di avere il potere di imporre la propria musica ad un intero quartiere e di non poter essere toccati dalle autorità di pubblica sicurezza?
    Gigi Tagliamonte

  • Come spiegate che anche i proprietari di grandi alberghi abbiano organizzato all’interno o all’esterno delle loro strutture vere e proprie discoteche? Discoteche o aperitivi musicali sono più convenienti del vecchio albergo. In due ore si fanno incassi favolosi!

    E’ stato distrutto la vecchia organizzazione commerciale di Frontone perché lì c’era (così diceva Vigorelli) la “madre di tutti gli abusivismi commerciali, ambientali ecc.” ma è bastato poco che in altre forme si è ricostruita mantenendo le stesse contraddizioni.

    Il turismo concentrato in quaranta giorni ha di queste conseguenze: chi può si attrezza per seguire i flussi turistici e le domande turistiche conseguenti concentrate in quei giorni.

    In quaranta giorni tutte le regole saltano e chi crede di tentare di arginarle diventa “lo sceriffo”.
    Diventa lo sceriffo (inteso come bullo che spara solo su quello che gli viene a tiro), perché con le sue “pistole” non può certo uccidere tutti.
    Nessuno, con questo tipo di turismo mordi e fuggi, dei fine settimana e agostano può essere in regola. Anche i più corretti, timorosi per cui rispettosi delle regole e delle leggi commettono in quei giorni i loro “sforamenti”. Per cui se metti un tavolino fuori posto sei un “abusivista” come quello che ne mette cento.

    Poco vale, il discorso della sopravvivenza, in un mondo “liberista” che crea il rumore, il consumo, le vacanze mordi e fuggi e – per quanto ci riguarda – la selezione commerciale e l’esodo invernale.

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