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La poesia del Murenaio

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di Francesco De Luca

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Voglio trasmettervi l’emozione che ho provato leggendo le riflessioni su una realtà storica di Ponza. Voglio parteciparla senza remore perché non siamo usi a considerare il nostro scoglio un gioiello naturale che si è lasciato plasmare dagli uomini in modo tale da risultare unico.

Alludo al Murenaio romano, detto in modo sbagliato e fuorviante, grotte di Ponzio Pilato.

Venitemi dietro. Facciamo finta di stare in barca a remi. Il complesso delle grotte ci colpisce. Entriamo. Lasciamo la barca e ci inoltriamo a piedi. Sulla sinistra c’è un cunicolo con una fioca luce in fondo. Entriamo. Brancoliamo al buio. Esploriamo i vari passaggi che si incuneano nel corpo della montagna. Usciamo dall’altra parte del promontorio e il respiro diventa pieno. Riscendiamo e ci compare la piscina principale. Come un ambiente fascinoso dove si svolgono funzioni strane, esoteriche, sacerdotali. Davanti c’è l’ingresso principale, al lato sinistro una cappella, sede probabile di riti, intorno, sui marciapiedi e sopra un soppalco gente che assiste. I pesci nella vasca si muovono. A comando vengono chiamati ed essi ubbidienti prendono il cibo dalle mani di chi li ha in cura. Si muovono secondo la loro natura e, così facendo, mostrano segni del destino che i Superi donano agli uomini.


Piscina rhombum pascit et lupos vernas,
Natat ad magistrum delicata murena,
Nomenclator mugilem citat notum
Et adesse iussi prodeunt senes mulli!

La peschiera accoglie il rombo e le spigole domestiche,
la delicata murena si dirige verso l’ammaestratore,
il nomenclatore chiama il noto muggine
e le triglie di casa avanzano a comando.

Questa è la descrizione poetica di Marziale epigramma 30 L.X., e il severo Luigi Iacono (pag. 62 – Una singolare piscina marittima in Ponza – a cura di Silverio Mazzella – Ponza, agosto, 2017 ) si fa affascinare dalle suggestioni e così descrive quello che ho sopra anticipato.

Chi, ansioso di ancor nuove sensazioni, sulla via del ritorno al porto, fa volgere la prora della barca, come noi facemmo, verso la fantastica grotta a cortinaggi variegati, e, addentratosi, sale sulla finestruola, s’insinua nel tenebroso lunghissimo cunicolo; e poscia, sostenendosi con le mani da una parte e dall’altra alle asperità delle pareti, muove con i piedi a stento sull’esigua lista di solido, allora ode soltanto lo scroscio del mare che freme sotto il canale, ma nulla vede, mentre l’aria, a poco a poco, gli opprime il respiro, come se i fuochi vulcanici dell’interno dell’isola non fossero ancora spenti.
Oltrepassata la svolta centrale, riceve in faccia a un tratto una folata di aria fresca mista a barlumi di luce, e quasi gli pare di risalire dagli inferi, ove, incauto, si era avventurato; egli esce, infine, nella sala principale, sull’ambulacro, che, con la luce radente, assume l’aspetto di un paesaggio lunare, guarda di contro a sé l’alta tribuna nell’ombra, la vasca cerulea a riflessi iridati, l’ingresso della sala a musaico, al di fuori, e, di fianco a lui, l’edicola che gli sembra misteriosamente ancora più cacciarsi nella roccia a pallidi fiori.
Egli qui si ferma, sorpreso da un’incomparabile suggestione: la tribuna, il marciapiede, l’esedra, i suoi occhi affascinati popolano di uomini e donne, emersi, nei loro fastosi abbigliamenti, dalle profondità della storia, ad interrogare, sulla sorte che li attende, i pesci, anche essi apparsi a popolare la vasca!
Ai lievissimi suoni, che il tibicine, accanto al grave sacerdote, sembra trarre dal flauto, i pesci, chiamati per nome dallo schiavo, corrono verso le mani protese delle millenarie ombre, e i versi di Marziale che turbinano nella mente dello spettatore attonito, si trasformano per lui in una magica realtà.

Sono meravigliato da quanto ha suscitato nel dotto Luigi Jacono una tanta emozionante scena. Il Murenaio è una realtà storica a noi abitualmente presente, eppure quanta storia e poesia e magia contiene !

 

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