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Su Museo, Associazioni e dintorni…

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di Enzo Di Giovanni

 

Seppur con qualche giorno di ritardo, a causa di problemi personali che mi costringono a non essere presente in questi giorni a Ponza, non mi sottraggo alle problematiche scaturite su queste pagine e sui social intorno al “Museo” (uso il virgolettato perché essendo un argomento di analisi e di congetture da diversi lustri, finché non lo si realizzerà davvero, il “Museo” rimane confinato nell’angolo delle idee).
Non mi sottraggo, dicevo, per due buoni motivi: perché tirato in ballo da Polina (leggi qui, in Commenti all’articolo), e in qualità di delegato alla cultura della attuale amministrazione.

Ha fatto bene Polina a ricordarlo: un progetto, della cui validità non è stato verso appurare perché ignorato dalla passata amministrazione, fu presentato durante il commissariamento del Comune seguito alla decadenza dell’allora sindaco Porzio. Un progetto, da me fortemente voluto, che faceva seguito a diversi incontri avvenuti anni prima, e che prevedeva un utilizzo razionale, e multi-tematico, di tutta l’area che comprende i Cameroni, la Corte scoperta annessa, e parte delle aule con i bagni della ex scuola media.
Personalmente non ho cambiato idea, semplicemente perché, nella definizione moderna di museo, non si può prescindere da un utilizzo a più livelli dello stesso.
E’ un pò, per capirci, quello che avviene con i moderni stadi di calcio: non più luoghi dove assistere semplicemente ad una partita, ma dove è possibile acquistare merchandising della squadra di casa, sorseggiare un drink, visitare il museo della società.

L’idea del museo polveroso, dove si accatastano alla rinfusa oggetti di difficile interpretazione e di poco o nessun interesse, è ormai obsoleto e non trova applicazione da nessuna parte.
In quel progetto, che potete trovare facilmente nell’archivio di Ponzaracconta [consulta “Il Progetto Museo“: (1), (2), (3)], vi sono due cose molto interessanti: il progetto stesso, ed il fatto, di alto valore simbolico, che quasi tutte le associazioni culturali esistenti decisero di consorziarsi con la finalità di partecipare alla costituenda struttura. Va detto, per completezza, che anche chi non partecipò al progetto comune come ‘A Priezza, presentò un elaborato sostanzialmente in linea con le idee da noi prodotte.

Infatti, aldilà degli aspetti puramente tecnici, un luogo di aggregazione come deve essere un museo contemporaneo, senza la partecipazione degli interessati a produrre cultura in tutte le forme possibili, è un ossimoro: semplicemente un non-luogo, e come tale, irrealizzabile.
Per questi motivi, quando il sindaco Vigorelli ignorò questi nostri contributi preferendo avvalersi della competenza del prof. Padiglione, in molti tra noi rimasero sconcertati: il lavoro del professore lo avevamo già svolto noi ponzesi, che vivendo l’isola ne sapevamo abbastanza da capire cosa fosse necessario per la comunità. La competenza serviva, certo, come servirà adesso, ma in una fase successiva, quando cioè si tratterà di realizzare le idee da noi prodotte: non si avvertiva certo l’esigenza di un esperto che ci dicesse di cosa avevamo bisogno…

Cosa prevedeva, in sostanza la nostra idea, per quei pochi che non ne fossero a conoscenza?
Che Ponza ha bisogno di un’area in cui:
a)  raccogliere la nostra storia, e qua parliamo di museo in senso stretto
b)  promuovere laboratori in cui far rivivere questa storia e renderla accessibile a tutti, soprattutto ai bambini
c)  permettere la realizzazione di eventi di ogni tipo, dai convegni a tema alle rappresentazioni teatrali.
Tutto questo in un’unica struttura, quella di cui parliamo!

Concludendo: non ci sono stati, a parer mio, interessi di infima lega da parte di chi ha avuto finora l’uso dei locali dei Cameroni. Mi dispiace che una cattiva comunicazione abbia creato tanti malumori.
C’è stato, questo sì, un utilizzo senz’altro inappropriato di spazi finora abbandonati, con decenni di incuria alle spalle, senza progettualità alcuna: ma questa è colpa delle amministrazioni, non certo delle associazioni!
Ne consegue che la polemica scaturita in questi giorni, è senza fondamento. Il Museo si farà pienamente solo quando sarà possibile realizzare, anche attraverso opere strutturali, questa ampia convergenza di interessi ed attività culturali in cui nessun soggetto debba sentirsi escluso.

Lo spazio c’è, anche se in parte da ristrutturare: su questo si sta già ragionando, nell’Amministrazione.
E questa opinione so essere la stessa di Silverio Lamonica, che tra l’altro partecipò anch’egli con la sua associazione, il Comitato Pisacane, al consorzio delle Associazioni, e con cui sto già collaborando nelle vesti di delegato alla cultura in maniera sinergica e proficua alla realizzazione di questo “antico” sogno, oggi diventato una esigenza irrinunciabile.

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