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Monumenti e bellezze naturali, pericolo talvolta in agguato

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di Silverio Lamonica

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Il 19 del mese corrente un turista spagnolo è stato colpito mortalmente da un grosso frammento di marmo, staccatosi “dalla mensola di un peduccio del transetto” nella basilica di Santa Croce a Firenze.

Il 22 scorso, domenica, un’altra brutta notizia: “un grosso blocco di marmo di oltre dieci chili si è staccato dalla sommità dello stemma della famiglia Barberini (*) che giganteggia da quattro secoli sulla facciata… della chiesa del Domine Quo Vadis sull’Appia Antica” a Roma. (Il Messaggero del 23.10.2017 – Cronaca) Questa volta, fortunatamente, senza danni alle persone, anche se, in quel momento, la chiesa era aperta e frequentata.

Va da sé constatare che i monumenti vanno costantemente monitorati; nel corso dei secoli è naturale che il marmo si deteriora, specie se vi sono conficcati perni di ferro.

Non credo che i due luoghi monumentali di culto di cui sopra, verranno dichiarati “ Zone PAI” e interdetti al pubblico per lunghi anni, se non per sempre. Intanto, nel secondo caso, “la chiesa è rimasta chiusa fino alle 19 ( della stessa domenica n. d. a.) quando i controlli dei pompieri hanno decretato il ‘fuori pericolo” e quindi riaperta.

Morire prematuramente è qualcosa di terribilmente traumatico che rasenta l’assurdità, specie se ciò avviene in un luogo di culto o mentre ci si rilassa al mare o in montagna. Purtroppo la morte è sempre in agguato: può avvenire per strada, come può accadere sul lavoro, oppure al mare o in montagna e perfino in casa e in chiesa. Insomma il PAI dovrebbe essere esteso dappertutto (leggi qui).

Io invece credo che, una volta acclarate le responsabilità, monitorata a dovere la struttura interna ed esterna ed eliminati altri eventuali pericoli, la Basilica di Santa Croce sarà riaperta al pubblico.

Lo stesso discorso deve valere logicamente per Ponza: monumenti importanti come il tunnel e la spiaggia di Chiaia di Luna e le Grotte di Pilato non possono e non devono rimanere per sempre interdetti. Occorre un monitoraggio ed una manutenzione continua su tutti i monumenti archeologici e i luoghi paesaggistici e, una volta eliminato il pericolo, i luoghi di notevole interesse potranno essere di nuovo visitati e frequentati. È questo l’impegno dell’attuale Amministrazione comunale ed è anche per questo che ho accettato la delega ai Beni Archeologici e Museo del Comune di Ponza.

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(*) – Forse non tutti sanno che… La famiglia portava l’originario nome “Tafani” e si riteneva originaria di Barberino Val d’Elsa; a Firenze, la loro residenza era Palazzo Tafani da Barberino. Vista la denominazione poco signorile, con l’ascesa delle fortune familiare il loro nome fu mutato in “Barberini” (dal nome del paese d’origine) e sul loro stemma i tafani furono sostituiti da api. (da Wikipedia, a cura della Redazione)

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