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Epicrisi 144. Silenzio cantatore e… i limiti cognitivi

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di Enzo Di Fazio

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Mercoledì scorso ero al porto di Formia ad attendere un parente che arrivava da Ponza con la nave delle 14,30.
Era quindi l’ora in cui, prossima al tramonto, l’aria, per lo straordinario tepore di questi giorni, era tiepida ed il sole, con ancora una buona ora di luce prima di scomparire dietro le colline di Gaeta, scaldava per intero la banchina Azzurra.
Come di consueto al porto trovi sempre dei ponzesi; di quelli che devono partire ma anche di quelli che non devono farlo ed è inevitabile che, nell’attesa dell’arrivo e dell’attracco della nave, ci si fermi a parlare.
Proprio mercoledì il bel tempo ed il caldo hanno fatto sì che si parlasse dell’isola e del piacere di starci ora per godersi questo straordinario allungo di stagione.

– A Ponza è belle mo’, si sta proprie buone – ha detto uno dei presenti e continuando – se po’ fa ‘na pescatelle in santa pace e te puo’ gude’ ‘u silenzie dell’isola.
– U silenzie, ‘u silenzie… Silenzio cantatore, dice n’a vecchia canzone… Ponza ‘nd’a ‘stu mumente è tutte nu silenzie… pure l’amministrazione è diventata silenziosa – ha provocatoriamente aggiunto un altro.

E come era prevedibile ne sono scaturiti giudizi qualunquisti ed approssimativi, ora negativi ora positivi non importa se per chi ha amministrato nel passato o chi sta amministrando nel presente. La considerazione preoccupante che ne ho tratto è che la mancanza di informazioni e l’assenza di comunicazione crea e distrugge miti in pochissimo tempo, disorienta la gente e alimenta il malcontento.
In effetti si palesava in quella chiacchierata estemporanea il bisogno che avverte l’isola di conoscere cosa sta facendo l’amministrazione e come sta affrontando i tantissimi problemi, alcuni complessi perché tali ereditati, come la realizzazione del nuovo Porto a Cala dell’Acqua e la costruzione dell’impianto di dissalazione, altri nuovi come le vicende della polisportiva e la recente chiusura dell’Ufficio postale di Le Forna.

L’esigenza di un’efficace comunicazione tra gli amministratori e la comunità isolana, non sollecitata immediatamente per motivi comprensibili coincidendo l’inizio del nuovo mandato con l’inizio della stagione estiva, oggi diventa una necessità ed è un’opportunità che l’amministrazione può cogliere per parlare in maniera trasparente con i suoi cittadini, facendo loro conoscere la complessità dei problemi, la possibilità di risolverli nonché i modi e i tempi richiesti intorno ai quali sicuramente sta lavorando. Non sarebbero da escludere degli incontri pubblici.

Vincenzo Ambrosino non a caso, nel suo commento al pacato ma provocatorio articolo di Luisa Guarino, sempre sul tema della comunicazione, parla di obbligo e di responsabilità.

E ancora Vincenzo tratta, con analisi e suggerimenti, la complessa questione di Zannone su cui ancora poco o nulla sappiamo.
Dal sito del Comune apprendiamo che lunedì ci sarà un importante Consiglio Comunale con all’ordine del giorno, tra l’altro, gli adempimenti connessi alla questione di Zannone e le osservazioni al piano del Parco. Ci auguriamo che siano adottate le direttive per la rimozione dei rifiuti e resi noti i programmi per il futuro dell’isola.

Una comunicazione efficace, corretta e trasparente sui fatti che accadono in una comunità e nei quali c’è il coinvolgimento a vario titolo dell’amministrazione deve far sì che non circolino solo le notizie dell’opposizione o di chi ha interesse a denigrare il comportamento della maggioranza ma dia voce anche a chi ha la responsabilità della guida del paese. Che poi vuol dire mettere la comunità in condizione di sentire le due versioni ed analizzare le due facce della medaglia attenuando, per quanto possibile, i rischi dei limiti cognitivi.

Il modo più immediato di toccare con mano i limiti cognitivi che abbiamo (qui mi avvalgo di uno studio sulla finanza comportamentale del prof. Ruggero Bertelli) è affrontare il tema delle illusioni ottiche che può essere applicato anche ai comportamenti e ai giudizi che diamo.
Se date uno sguardo al disegno sotto riportato, anche se i due cerchi rossi sono della stessa dimensione il cerchio di destra appare più grande di quello di sinistra. E ciò accade perchè circondato da cerchi più piccoli.

E anche se diciamo a noi stessi che ciò che vediamo in prima battuta è sbagliato continuiamo a vedere inesorabilmente il cerchio rosso di destra più grande di quello di sinistra. Allora ci viene da domandare. Tutto ciò che vediamo può essere diverso da come lo vediamo? E’ tutto un inganno?
No, la soluzione consiste nel conoscere l’origine della distorsione e quindi “pulire” il contesto (nel caso del disegno isolare i due cerchi rossi) prima di fare delle scelte. Non cadere nella trappola che la “prima risposta è quella che conta”.
Così anche nella conoscenza dei problemi e nei giudizi che ne possono conseguire non fermiamoci mai al primo racconto.

Anche se ha preso tanto spazio questa prima parte dell’epicrisi con l’attenzione dedicata al tema della comunicazione c’è posto per parlare di cos’altro ci ha proposto il sito nel corso della settimana.

Tra gli articoli più interessanti trovo “L’agricoltura a Ponza. Note a margine del Convegno sulla Biancolella” di Giovanni Hausmann.
L’autore, pur apprezzando le iniziative di sviluppo rurale mosse dalla passione amatoriale, fa presente come, per superare la forza della concorrenza e il peso delle normative, il prodotto locale non può proporsi solo come prodotto finito, ma deve costruirsi la sua nicchia attraverso il recupero di tutte le fasi della filiera, ivi compresa la storia delle sue origini. Puntando non solo sul prodotto ma sul processo che ha portato a quel prodotto. Solo così paradossalmente le difficoltà del territorio possono diventare un’opportunità.

Sempre in tema eno-gastronomico non difficoltà ma solo successi emergono dal flash di Rita Bosso sulla ristorazione ponzese esportata nella buona società romana e ripresa dalle riviste specializzate.

Di attualità è anche il progetto, che sta portando avanti Silverio Guarino, di istituire a Ponza una sezione comunale dell’ Avis visto i lusinghieri successi ottenuti con le raccolte di sangue fatte il 18 giugno e il 6 settembre.

Non manca l’isola con l’ architettura prodigiosa delle sue volte a cupola di cui Rita ricostruisce la storia, le geometrie e il lavoro pratico del capomastro condito con la battuta dell’asteco fatta a suon di tamburello.

Il nostro viaggiatore-cronista Sandro ci porta, questa settimana, sul lago di Bolsena e, come in altri viaggi e come solo lui sa fare, riesce anche questa volta a trovare, frugando nella storia del luogo, un legame con la nostra isola grazie alla presenza dei Farnese.

Pasquale Scarpati, da par suo, con “L’isola che c’è… ma non c’è” (1 e 2) ci porta in giro per Ponza in un viaggio immaginario dove sogno e realtà si mescolano tra l’analisi dell’oggi e i ricordi del passato.

Non manca infine la poesia, delicata quella del taccuino di Silveria, pungente quella recitata da Franco dalla poltrona del dialetto e ancora… raccontata sempre da Franco, complice un viaggio da Ponza a Terracina, la figura di un simpatico e noto isolano, Salvatore ‘i panzatuoste.

Si è chiuso il ciclo delle storie di madri con una lettera inusuale e un po’ irriverente di Georges Simenon, l’inventore del commissario Maigret, alla propria madre.
Peccato che di storie di madri ponzesi se ne siano raccontate poche. Eppure ce ne sono state e ce ne sono di madri esemplari, coraggiose, temprate dai limiti e dai confini di un’isola complessa e difficile.

C’è qui da interrogarsi cosa non abbia funzionato e se anche per noi di Ponzaracconta non sia arrivato il tempo di rivedere il modo di comunicare.

 

 

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