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L’Isola che c’è ma… non c’è: considerazioni un po’ estemporanee di Veruccio (2)

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di Pasquale Scarpati

 

Poi aggiunse [Veruccio – NdR]: “Bella storia! Qualcuno dice che è difficile. La difficoltà sta nel fatto che, d’estate, giustamente non gli si può dar retta, perché ognuno “tene ’a che fa’”, poi, negli altri mesi, dovendo eliminare le tossine dell’estenuante fatica, si chiudono tutti gli esercizi e tutte le case per cui nessuno è disponibile all’accoglienza”.

Una persona matura seduta poco distante, dopo aver ascoltato questa considerazione, intervenne e, con un filo di voce, mormorò:
“Come no! Mi sembra che nei giorni dei festeggiamenti del Santo Patrono o in qualche altro momento si dice, per loro, una bella Messa! Sarebbe bello, invece, che qualche ente o qualcuno proponga un sondaggio per sapere chi è disponibile all’accoglienza, anche e soprattutto al di fuori della ressa estiva, tenendo aperti i locali, poi l’Amministrazione potrebbe valutare, per loro, una qualche agevolazione. Potrebbe essere un modo per incentivare le persone a ritornare là da dove sono partiti e nello stesso tempo a ripopolare sia pur per poco l’Isola. E ciò potrebbe estendersi anche agli altri “furastieri” e non solo nei fine settimana. Ed anche un modo, oltretutto per verificare chi effettivamente vuole riaccomunare i legami”.


Forse sono idee troppo peregrine, pensai.
Veruccio, come un fiume in piena, imperterrito, proseguì: “Miraggio per coloro che restano tutto l’anno e per quelli che “pensano” di restare. Ci restano, infatti, solo con il… pensiero. Costoro come le immagini cinematografiche si possono soltanto sentire e vedere ma non si possono né toccare né odorare due elementi essenziali anzi fondamentali del nostro vivere. Se, infatti, i primi due elementi fanno percepire le cose da lontano, gli altri due pretendono anzi reclamano la vicinanza e quindi la concretezza.
Molti, tra l’altro, affermano che l’odore più che la vista sia fondamentale per l’attrazione o la repulsione tra due esseri viventi. Dove sono costoro per buona parte dell’anno? Chi li può toccare o sentire il loro odore?
Come gli attori recitano, dico recitano, la loro parte sul set per un breve spazio di tempo e poi spariscono per andare a recitare altrove o a riposarsi così essi permangono un pochino e poi si dileguano, trasmigrando in altri lidi. Forse sono anch’essi guitti?”
Sardonico, asserì: “Li vuoi vedere!? Come le immagini che passano su un grosso telo o su uno schermo piatto così essi prendono forma soltanto su un… pezzo di carta”.

Gli imposi di zittire, ma, nello stesso tempo non potetti non pensare al “viermicaio” estivo che, da una parte si muove sgomitando nello spazio divenuto, d’un tratto, angusto, dall’altra rassomiglia a quelle immagini proiettate con avanzamento veloce. Vedi nuvole che si addensano e si dissolvono immediatamente, masse di uomini che sembrano correre all’impazzata, strisce luminose che corrono da tutte le parti: una pazzesca frenesia! Cenni di saluto e via: ognuno con il suo da fare. Poi, all’improvviso, tutto tace e tutto diviene diserto: pochi passanti, ma soprattutto le abitazioni malinconicamente chiuse, locali rinserrati, qualche bar o qualche avventore.
Dov’è la vita di tanti o non molti anni fa?
Allorché non esisteva soluzione di continuità tra le varie stagioni, quando vecchi, adulti e bambini istruivano la vita ed i panni delle “culate” erano stesi ad asciugare dai balconi o nelle “curteglie”. Tutti gli spazi erano a misura d’uomo e, durante l’estate, si poteva stare tranquillamente affacciati al muretto di corso Carlo Pisacane o seduti su quello che sovrastava la spiaggia di Sant’Antonio per godere a pieno la lieve brezza che solleticava il corpo, rinfrescandolo. Il silenzio scendeva dai faraglioni fino al mare; era insistente solo lungo il perimetro dei massi poggiantesi nel mare, nelle cale, nelle “chiane” ma nell’interno la vita si mostrava in ogni suo aspetto.
La domenica il sagrato della chiesa si riempiva di bambini che facevano “un lieto romore”. Sembrava enorme… Ci sembrava di essere padroni in casa propria!

“Infatti! …Quando si acconsente di agire non in funzione della natura del luogo ma in virtù di un facile e momentaneo guadagno, si diviene servi e, lavoratori stagionali, si abbandona tutto non appena viene meno la fonte del sostentamento sia naturale sia umano” – così Veruccio.

“Probabilmente – intervenne il terzo, sorridendo – la causa dello spopolamento va ricercata né nella mancanza di guadagno né in ogni altra considerazione ma semplicemente nel fatto che costoro amano sgomitare, amano sentire il calore della folla, amano l’assembramento. Bandiscono la quiete, la poca moltitudine ma soprattutto ciò che li spaventa terribilmente è il sentirsi lontani dal mondo e il non potere avere tutto e subito a portata di mano; pertanto temono un’agghiacciante conseguenza: essere soggetti ad… esaurimento nervoso. Quindi, non appena si prospetta “la mala parata”, rinserrano tutto e fuggono a gambe levate”.

“Tutelare la propria salute è importante!” – pensai, ma, dentro di me, non potetti non sorridere per questa, a mio dire, singolare motivazione.

Veruccio, invece, lo guardò con sufficienza: “Pochi restano – disse – perché affezionati, per vari motivi, alla casa padronale. Però molti di essi credono di vivere l’Isola ma in realtà sembra che la soffrono. La soffrono d’estate per la calura e la calca, la soffrono quando restano soli. Certamente passare in dimensioni diametralmente opposte non è piacevole, anzi è mortificante; ma vivere non è sempre soffrire anzi si può anche gioire quando si trova una soluzione, anche se parziale, ai problemi. Molti di loro, invece, come gli ammalati che si abbandonano o che hanno una soglia del dolore molto bassa, non fanno altro che lamentarsi. Non reagiscono o non vogliono reagire. Sperano nei miracoli del santo protettore. Ma i santi, spesso, vogliono essere pregati e, si sa, a volte, purtroppo, anche oblati. Essi, invece, dovrebbero trovare loro stessi una cura. Bisogna, come dicevano gli antichi, che ognuno divenga medico di se stesso. Gli altri, infatti, possono suggerire, prescrivere, ma poi, ognuno deve capire e valutare da se stesso che cosa conviene ed è giusto fare o non fare. Non è detto, poi, che la cura adottata sia da subito efficace. In tal caso o bisogna attendere con pazienza (divenire quindi… “paziente”) oppure bisogna tentarne un’altra ed eventualmente fare anche un consulto”


“Il problema – continuò con una nota di malinconia – è che, oggi, si vuole tutto e subito, senza troppi sacrifici ed inoltre la storia, che potrebbe insegnare tante cose e da cui si potrebbe partire o ripartire è reietta o un’illustre sconosciuta”

“Forse è fatto di proposito” sussurrò ancora l’altra persona, barbuta, tra uno sbuffo di fumo ed un altro che usciva da una vecchia pipa che stringeva ora tra le labbra ora in una mano. Guardandolo bene mi sembrò che soffrisse un po’ di strabismo.

A me questi discorsi e queste considerazioni piacevano poco, anzi mi ferivano; preferivo pensare alla dolce distesa di colline sul mare calmo in una notte di stelle e di cometa… sognando che, prima o poi, il sortilegio finirà.


[L’Isola che c’è ma… non c’è
. (2). Fine]

[Per l’articolo precedente, leggi qui]

 

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