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Crisi o lisi?

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di Francesco De Luca

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L’atmosfera elettorale è dietro le spalle. In essa, di solito, si prefigurano decisioni dirompenti, rotture trancianti. Ossia si presentano scenari di crisi, nel senso che lo stato delle cose, si dice, dovrà essere fortemente modificato.

Perché? Perché le tesi politiche a confronto sono esasperate nella loro espressione, per cui ciascuna si presenta come il ribaltamento dell’altra.

Se non che, a elezioni avvenute, la compagine vittoriosa talvolta si impegna strenuamente nel porre in essere situazioni in totale divergenza da quella trovata. Talché è stata usata l’espressione ‘i primi cento giorni’, volendo significare che, da subito, quanto vociato nel programma elettorale ribalterà lo stato presente delle cose.

L’esempio ultimo ed eclatante lo sta dando Trump che tenta disperatamente di annullare le riforme di Obama, in ossequio alle promesse elettorali.

Talora, invece, avviene che l’Amministrazione vincente faccia finta di dimenticare quanto promesso e si adopera a governare introducendo le novità in modo graduale e indolore. Il cambiamento traumatico e di forte impatto (crisi) si tralascia e si imbocca la strada dell’assorbimento graduale delle novità politiche nel corpo sociale (lisi).

A Ponza cosa è avvenuto? E’ avvenuto che le posizioni in competizione erano nettamente diversificate. Ad elezioni avvenute la forza politica vincente non ha imboccato la strada della crisi. A mio vedere:
a) perché aveva preannunciato un processo di ‘pacificazione’ nella comunità. Il che escludeva l’imposizione traumatica della nuova visione politica;
b) perché il momento dell’anno non era confacente a bruschi cambiamenti. L’estate, in quanto periodo d’oro dello sviluppo economico, non permetteva uno stravolgimento critico. L’economia, si sa, prospera nella quiete sociale. Più si lavora nella continuità amministrativa e più la borsa rende.

E dunque non c’è stata crisi. Ci si è accontentati di aver portato nella comunità ponzese un clima di serenità, di rispetto reciproco, di partecipazione. Le decisioni amministrative sono state volutamente indolori, ammorbidite. L’assorbimento delle novità si è voluto graduale. Al modo della lisi, appunto.

Basta? E’ possibile soddisfarsi di questo?

Prima di rispondere premetto:
a) non invito a nessun riferimento con le trascorse Amministrazioni. Il passato è stato cancellato da un forte senso di identità ponzese. Penso che sia proficuo partire da quello, piuttosto che perseguire risentimenti;
b) il percorso da intraprendere mi sembra che abbisogni di partecipazione. Ciascuno col suo apporto personale. Non imitato né invidioso;
c) i segnali di rinnovamento devono essere evidenti. Se tali non appaiono la comunità ponzese sarà risucchiata dagli antichi mali: individualismo, affarismo, pressappochismo;
d) sto analizzando i segnali che mi appaiono, non vado a giudicare l’operato né a proporre soluzioni.

In definitiva penso che ci sia bisogno di crisi in taluni settori amministrativi, così come penso che in taluni ambiti sia saggio lasciarsi andare alla lisi.

La politica si manifesta nelle scelte, ed esse pertengono ai politici.

Le risposte, indipendentemente dalla mia, sono aperte a tutti.

 

 

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