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Storie di Madri. (13) L’amore molesto

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a cura della Redazione

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Mentre i nostri lettori/scrittori si stanno prendendo il loro tempo per preparare profluvi di storie da riversare sul sito – sia sul tema delle “Madri” che per il “concorsone” de Il sogno nel cassetto che, ricordiamo, ha il 31 ottobre come termine per la presentazione degli elaborati) -, proponiamo, nella nostra antologia di ‘Madri’, due begli esempi di scrittura e trasposizione cinematografica, pregevoli entrambi, anche se è bene non fare paragoni troppo stringenti tra le due forme d’arte.
La Redazione


“L’amore molesto”, romanzo di Elena Ferrante (1992)

«Una storia sofisticata e complessa, crudele e intelligente».
Dacia Maraini
«Il grande libro su Napoli l’ha scritto Elena Ferrante».
Franco Cordelli, Corriere della Sera
«La massima narratrice italiana dai tempi di Elsa Morante».
Antonio D’Orrico, Sette/Corriere della Sera


Un romanzo che ha rivelato il talento di Elena Ferrante – scrittrice “anonima” su cui sono attualissime le ipotesi sulla vera identità, prima della quadrilogia iniziata con “L’amica geniale”

La trama ruota intorno al rapporto tra Delia e la madre Amalia, un rapporto madre-figlia scavato con crudeltà e con passione.
“Mia madre annegò la notte del 23 maggio, giorno del mio compleanno, nel tratto di mare di fronte alla località che chiamano Spaccavento, a pochi chilometri da Minturno. Proprio in quella zona, alla fine degli anni cinquanta, quando mio padre viveva ancora con noi, d’estate affittavamo una stanza in una casa contadina e trascorrevamo il mese di luglio dormendo in cinque dentro pochi roventi metri quadrati. Ogni mattina noi bambine bevevamo l’uovo fresco, tagliavamo verso il mare tra canne alte per sentieri di terra e di sabbia e andavamo a fare il bagno”.

Questo è l’incipit del romanzo. Che cosa è accaduto ad Amalia? Chi c’era con lei la notte in cui è morta? È stata davvero la donna ambigua e incontentabile che sua figlia si è sempre immaginata? L’indagine di Delia si snoda in una Napoli plumbea che non dà tregua, trasformando una vicenda di quotidiani strazi familiari in un thriller domestico che mozza il respiro (dalla presentazione della casa editrice).

Minturno. Spiaggia dei sassolini

Dall’evento luttuoso (e misterioso) della morte della madre si dipana una storia fatta di violenza, odio, rancore mai sopito, incapacità di amare e nello stesso tempo amore malato, perverso. Nella Napoli che la protagonista ha abbandonato molti anni prima e in cui ritorna proprio in occasione del tragico evento, si respira un’atmosfera cupa, grigia, caratterizzata da incontri che riaprono nell’animo di Delia una ferita mai rimarginata. E in questo squarcio interiore lei cerca di non sprofondare, anzi, tenta di capire quello che in tanti anni non aveva mai compreso di sé.
La madre per Delia rappresenta la fonte primaria del suo dolore. Per anni è stata una figlia in fuga non da Amalia bensì da ciò che di lei vedeva in se stessa, senza piacersi.

“Accadeva dopo che negli anni, per odio, per paura, avevo desiderato di perdere ogni radice in lei, fino alle più profonde: i suoi gesti, le sue inflessioni di voce, il modo di prendere un bicchiere o bere da una tazza, come ci si infila una gonna, come un vestito, l’ordine degli oggetti in cucina, nei cassetti, le modalità dei lavaggi più intimi, i gusti alimentari, le repulsioni, gli entusiasmi, e poi la lingua, la città, i ritmi del respiro. Tutto rifatto per diventare io e staccarmi da lei”.

Per il suo tornare indietro al passato e di nuovo al presente, per l’attenzione ai particolari rievocati con precisione infinitesima in tutte le loro caratteristiche sensoriali, è stato definito un romanzo “proustiano”. Per come spinge a riflettere sull’enigma insolubile che è il tempo:
“Quante cose attraversano il tempo staccandosi fortunosamente dai corpi e dalle voci delle persone” (pag. 93)
“Dire (…e ancor più “scrivere” – Ndr) è incatenare tempi e spazi perduti”

***

“L’amore molesto”, film di Mario Martone (1995)

L’amore molesto è un film del 1995 diretto da Mario Martone, tratto dall’omonimo romanzo di Elena Ferrante, con Anna Bonaiuto (Delia), Angela Luce (Amalia), Licia Maglietta (Amalia da giovane), e altri…

Critica
Riportiamo qui di seguito i giudizi sul film da parte dei tre più importanti “dizionari” di critica cinematografica in Italia:
Mario Martone si immerge nelle strade di Napoli, una città che, come la protagonista del film, ha bisogno di tornare alle radici del proprio disagio esistenziale per poter sperare di riprendere a vivere”.
[Commento del dizionario Farinotti]

“Un thriller psicologico che è anche un melodramma, il ritratto di una donna che è anche l’affresco di una città. Un film di suoni e sensi, dove (…) la morte è l’espressione ultima di una carnalità debordante ovunque. Dominato dai primi piani, dai dettagli e dai comportamenti degli attori (tutti bravissimi)”.
[Commento del dizionario Mereghetti]

– “Straordinario ritratto di donna e del suo tormentato rapporto con la madre. È anche la rappresentazione di una Napoli brulicante e viva che ha una forte anima femminile. (…) Un’ottima Bonaiuto, circondata dalla crema della scena teatrale partenopea”.
[Commento del dizionario Morandini].

Trailer del film

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[Storie di Madri. (13) – Continua]

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