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Una responsabilità collettiva

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di Giuseppe Mazzella

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Mai come in questo momento Ponza ha bisogno della collaborazione di tutti. Ognuno può apportare il suo contributo di idee, proposte e creatività. Dobbiamo decidere tutti assieme del nostro futuro non solo immediato. Ponza, con la nascita e lo sviluppo turistico, a cominciare dagli anni cinquanta del secolo scorso, ha lentamente, ma inesorabilmente, abbandonato gli antichi lavori della pesca e dell’agricoltura, per concentrasi esclusivamente sulle attività estive.
Estive, appunto. Per cadere nei lunghi e difficili mesi invernali in un vero letargo, conseguente anche alla “fuga” in continente.
Questo ha impoverito e ridotto la popolazione stanziale, sacrificando vivibilità e benessere. E’ arrivata l’ora di invertire questa tendenza, favorendo ogni attività permanente che apporti lavoro.

In questa direzione si sta muovendo la nuova amministrazione uscita vincitrice dalle recenti elezioni, allargando la partecipazione alla gestione della cosa pubblica con deleghe esterne offerte a quanti intendano condividere responsabilità e oneri. Non una manovra clientelare – come è stato inopportunamente detto – fra l’altro deleghe assolutamente gratuite, ma una condivisione nelle scelte. Mai un’amministrazione comunale ha voluto, come in questo caso, dare a moltissimi cittadini la possibilità di partecipare attivamente alle decisioni da cui dipenderà il futuro dell’isola.

Dopo un’estate caldissima con un buon andamento turistico e tante emergenze alle quali far fronte, dal black out elettrico alla carenza idrica, alle criticità dei collegamenti a terra e marittimi, si sta avvicinando il momento delle scelte.
Non c’è più tempo per sterili contrapposizioni, finalizzate strumentalmente a demonizzare l’avversario politico.
E’ tempo in cui ognuno di noi si deve rimboccare le maniche, cosciente che il futuro dipende anche dal proprio contributo.
E’ il tempo in cui bisogna scegliere e scegliere bene, perché Ponza torni ad essere vissuta per tutto l’anno, incrementando attività e socialità, recuperando anche quegli aspetti tradizionali che si sono dispersi negli anni.
Solo così, favorendo la stanzialità e offrendo nuove opportunità a chi sceglie di vivere e lavorarvi per tutto l’anno, sarà possibile arginare la “fuga” in continente che da troppi anni ormai ha impoverito l’isola di risorse umane.
Se non facciamo questo sforzo – ora o mai più – la nostra isola in pochi decenni si spopolerà sempre più, trasformandosi in uno dei tanti villaggi turistici, abbandonati d’inverno.
Scelte di tanta importanza vanno fatte con la collaborazione di tutti, una responsabilità collettiva, appunto – ognuno con le sue proprie specificità -, di cui dovremmo andare orgogliosi e alla quale nessuno dovrebbe sottrarsi.

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