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Epicrisi 134. Delle relazioni

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di Enzo Di Giovanni

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Abbiamo abituato i nostri lettori a trovare l’epicrisi settimanale sul sito, all’apertura della pagina domenicale, già  prima dell’alba. Spesso abbiamo fatto le ore piccole per riuscirsi. Quando, però, i lavori vengono da Ponza bisogna  fare i conti anche con le connessioni e la linea internet. Questa volta ad aggravare la situazione ci ha pensato un improvviso black out elettrico che ieri sera ha interessato buona parte dell’isola.
Tutto comunque è tornato alla normalità ed  eccoci, seppure con un po’ di ritardo di cui ci scusiamo, ad augurarvi buona lettura con il nostro tradizionale appuntamento.
La Redazione

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Uno dei piaceri, o delle licenze, che ci permettiamo nel giocare all’epicrisi settimanale è quello di creare sinergie tra eventi che di proprio non avrebbero alcun collegamento. In teoria, perchè poi la realtà è un’altra cosa…

Ad esempio, Solo, nel grande mare, segnalato da Sandro Russo, mi mette in corrispondenza, non so fino a che punto impropria, con altre storie ponzesi.
No radio, no engine, no electricity”
…e poi il fatto di non ricordare nulla, ma allo stesso tempo di non voler scendere dalla propria imbarcazione…

Che noi ponzesi siamo migranti, è la storia a dirlo. Che spesso non abbiamo idea di dove andare, o ancora peggio, avvertire quella angosciosa sensazione di non avere contezza del nostro futuro, di non sentirci in grado di decidere quale futuro possibile, anche questo è la storia a rappresentarlo.
Eppure, qualcosa ci tiene avvinghiati alla nostra imbarcazione. Seppur immemori, alle radici di questo scoglio.

Ed infatti, tra le storie di questa settimana, abbiamo avuto la visita, fugace, silenziosa – un germoglio?! – di una rappresentanza di ischitani Incontro di Yoga a Ponza, capitanati da Gianni Vuoso, che da anni con Giuseppe Mazzella di Rurillo si batte, anche su queste pagine, per la nascita di un distretto tra isole. Mi ha colpito, leggendo tra i contributi di questi nostri “cugini”, il fatto che non sapessero – ed ecco che torna il non ricordare nulla – e di aver perciò vissuto come una scoperta, come una sorta di ritorno a casa, di una vera e propria colonizzazione di Ponza da parte dei loro avi durante il 1700.

Meno silenziosa, ma ugualmente evocativa, la visita di Joe D’Urso – Joe D’Urso ‘live’ a Ponza – descritta con partecipazione da Rosanna.
A me, oltre che il piacere di aver partecipato ad una serata di ottima musica in compagnia di amici – come testimoniato da Franco De Luca ed Andrea Montecalvo nei  loro Commenti al pezzo di Rosanna – rimane negli occhi lo sguardo di Joe.
Perché, il mio interesse primario in situazioni come questa, è quello di cogliere – in una espressione, in una frase, in un accento, in un gesto – una similitudine tra simili. Una cosa tra isolani, insomma, che solo chi ha il nostro DNA può cogliere.

Un apparentamento, come nel viaggio di improbabili Mattia contemporanei da Ischia, che pur nella mancanza di ricordi, di un vissuto che non c’è stato perché la migrazione ci ha disperso nel mondo, permetta di ritrovarsi per un attimo a bordo della stessa imbarcazione.

Altra imbarcazione è quella che porterà il nostro Enzo Pagano nell’Università della Calabria, precisamente a Cosenza Al professor Vincenzo Pagano un prestigioso incarico presso l’Università della Calabria.

Di imbarcazione in imbarcazione, di similitudine in similitudine, di migrazione in migrazione: La questione immigrati parla di altri viaggi. Ma in fondo il viaggio di chi lascia tutto per cercare altrove la propria occasione è sempre lo stesso, come appunto sappiamo bene, e non dovremmo dimenticarcene, noi ponzesi. Ed allora come non essere d’accordo con Saviano? La questione immigrati esiste, ma non va certo ricercata né combattuta (?!) nelle rotte del Mediterraneo. Il mare abbraccia, non divide. Se così non fosse, noi non esisteremmo.

Non esisteremmo nemmeno se non fossimo in grado di valorizzare il nostro territorio…
Ponza, modellata dalle mani sapienti dei primi coloni ischitani con un fitto sistema di canalizzazioni e terrazzamenti, ha bisogno di tornare al territorio per valorizzare al meglio le proprie risorse, ed ha bisogno della riscoperta della propria storia, come “predichiamo” su Ponzaracconta da sempre, anche in termini turistici: questi due pezzi Anche a Ponza abbiamo bellissimi itinerari ‘eno-gastronomici’… ed Un Project Based Learning su Ponza offrono un interessante contributo di idee in tal senso.

Altra forma, ma eguale riscoperta, è un bel pezzo di Franco De Luca Nelle sere d’agosto. Tutto cambia, è vero, soprattutto in un’epoca usa e getta come spesso appare la contemporaneità. Ma è anche vero che munno era e munno iè. Guai a perdere per sempre il filo che ci lega alla nostra storia: è l’unico legame che abbiamo con noi stessi e con un’idea possibile di futuro.

Altro contributo è quello di Adriano Madonna a proposito della spinosa questione del dissalatore L’altra faccia del dissalatore, possibile soluzione ai problemi energetici, ma che lascia troppe zone d’ombra, tutt’altro che chiarite, sugli effetti di uno scellerato utilizzo di un dissalatore in termini di “filiera corta”, senza cioè un controllo di tutte le fasi di produzione.

Siamo ad agosto, e con esso si rinnovano alcune iniziative ormai diventate tradizionali: Tornano le bancarelle!, Ritorna la sagra del Calamaro ‘mbuttunato, Note delicate, come ci ricorda la penna di Paolo Iannuccelli.

Nuova è invece l’iniziativa che presentiamo sotto le vesti di Ponza racconta: Il sogno nel cassetto.

Un cassetto lo abbiamo tutti, i sogni pure. Quello che a Ponza invece spesso, troppo spesso manca, è la voglia e la capacità di mettere in comunione idee, messaggi, opere. E’ un sogno sperare che si possa realizzare questa piccola rivoluzione, questo cambiamento epocale che partendo da piccole cose come questo concorso, possa portare alla nascita di una comunità in cui si possano operare scelte condivise e trasparenti? Noi pensiamo di no…

 

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