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v-2a 37 57 la-galite sl372208 Una delle volti delle camere delle grotte di Pilato

Solo, nel grande mare

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segnalato da Sandro Russo

 

È su ‘la Repubblica’ di oggi, domenica 30 luglio una notizia che mi ha colpito e stimolato diverse associazioni, tra letteratura e storie vere.

La notizia, a pag. 19 del giornale oggi in edicola – riportata in file .pdf alla fine dell’articolo -, è del ritrovamento di una goletta al largo di Cabo de Sao Vicente (tra il Marocco e la costa sud-occidentale della penisola iberica), apparentemente alla deriva, con le vele sfilacciate e con un uomo anziano a bordo, in condizioni fisiche discrete, con un salvagente indosso, che urla in inglese ai soccorritori: – No radio, no engine, no electricity”.
Per il resto dice di non ricordare niente, ma si rifiuta fermamente scendere dalla propria imbarcazione.

Le fasi del salvataggio e del rimorchio dell’imbarcazione con il naufrago a bordo, sono riportate in un bel video di poco più di cinque minuti, al sito www.repubblica.it.
Le autorità portoghesi rintracciano il nome del marinaio, che risulta essere un gallese, tal Ross Beasley, proprietario dell’imbarcazione, e provvedono al suo rimpatrio, mentre la barca rimane ancorata al porto di Portimao.

La storia è affascinante, e fa venire in mente la vicenda del primo e più famoso dei navigatori ‘in solitario’ alla fine dell’ottocento. Il mitico Joshua Slocum che compì la circumnavigazione del globo a vela “senza sponsor, senza motore, senza radio o altri strumenti a bordo” …e anche senza saper nuotare!

Per la presentazione del libro tratto da questa esperienza, sul sito, leggi qui.

Tra le ipotesi fantastiche, quella più attraente mi ha richiamato un racconto di Joseph Conrad – sempre lui! – che degli uomini e del mare (…e degli uomini di mare) ha scritto cose meravigliose!

Questo è il finale del racconto The planter of Malata, “Il piantatore di Malata”, dalla raccolta “La Locanda delle streghe” (Editori Riuniti 1982):

“Seguirono trepidanti le impronte, girarono lo sperone del promontorio e sopra una grossa pietra trovarono i sandali, la giacca bianca di Renouard e il sarong di Malay in stoffa a quadratini che, come tutti sapevano a Malata, il piantatore era solito indossare quando si recava al bagno. Questi indumenti formavano un piccolo mucchio e, dopo averli esaminati in silenzio, il marinaio osservò.
Gli uccelli ci hanno volato sopra per molti e molti giorni.
È venuto a fare il bagno e s’è annegato – esclamò il giornalista con angoscia.
Ne dubito, signore. Se fosse annegato, dovunque nel raggio di un miglio dalla spiaggia, il corpo sarebbe stato riportato dall’acqua sulle scogliere; invece le nostre barche, fino a questo momento, non hanno trovato nulla.

Nulla fu trovato mai, e la scomparsa di Renouard rimase, in realtà, inesplicabile. Perché chi mai avrebbe supposto che un uomo potesse attuare freddamente il progetto di nuotare oltre i confini della vita, a bracciate regolari, con gli occhi fissi a una stella!

La sera seguente, dalla goletta che s’allontanava, il giornalista guardò per l’ultima volta verso l’isola deserta. Una nuvola nera pendeva immobile sopra l’alta rupe in vetta alla collina centrale; e sotto il silenzio misterioso di quell’ombra, Malata appariva cupa, con un aspetto angosciato nel tramonto selvaggio, quasi rammentasse il cuore che in esso s’era spezzato”.

 

Immagine di copertina: da ‘la Repubblica’ di oggi.
Articolo di Andrea Iannuzzi: Da la Repubbica del 30.07.2017. Lo smemorato del mare.pdf

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