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Relitti. A sua immagine

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di Adriano Madonna

 

Il mare racconta la storia dei tempi e delle civiltà anche attraverso i relitti di navi antiche e moderne che nasconde nelle sue profondità. È questo il motivo per cui la scoperta di un relitto sul fondo del mare è l’emozione di gran lunga più entusiasmante che si possa provare durante un’immersione subacquea. Ogni relitto viene trasformato in un “giardino” sommerso di centinaia di specie di organismi. Il mare fa di ogni cosa estranea al suo ambiente una “cosa sua”, trasformandola a sua immagine e somiglianza: l’avvolge, la ricopre di vita, spesso la colora, altre volte la nasconde. Ne fa, in sintesi, una presenza propria e quella che magari un tempo era una nave, diventa… “una cosa del mare”. Ma come avviene tutto ciò?

Il processo biologico che consente alla vita di aderire ad un substrato metallico o ligneo o di qualunque altra sostanza è molto simile a quello riguardante l’attecchimento del biofouling alla carena delle barche, che, come sappiamo, si contrasta mediante l’applicazione delle vernici antivegetative. Questo processo si articola essenzialmente in due fasi: la formazione del cosiddetto biofilm o microfouling, a cui segue quella del macrofouling. Nella prima fase, sul substrato si ha la formazione del biofilm o film di attecchimento, che inizia dopo brevissimo tempo dall’immersione del corpo in acqua (in particolari condizioni, anche un paio d’ore) e si completa in alcuni giorni. La caratteristica superficie scivolosa al tatto del biofilm si deve ai lipidi, ai polisaccaridi e alle proteine che lo compongono e che consentono l’ancoraggio degli organismi al substrato. Questo avverrà solo quando il biofilm avrà raggiunto un’opportuna consistenza.

Successivamente alla formazione del biofilm si rileva la presenza di organismi unicellulari e in particolare di batteri a bastoncello (di forma allungata) e di batteri fotosintetici (che riescono ad effettuare la fotosintesi come gli organismi vegetali), in genere più abbondanti degli altri. Si genera, quindi, il cosiddetto biofilm microbico, che si completa con la formazione di appendici filamentose. Queste hanno la funzione di catturare spore, microalghe, protozoi e particelle organiche in sospensione. Dopo circa una settimana, il substrato viene colonizzato da diverse specie di organismi pluricellulari, con l’attecchimento di forme di vita più complesse, quali macroalghe e invertebrati come briozoi, spugne, molluschi, tunicati e piccoli crostacei, le cui larve aderiscono al substrato grazie alla secrezione della cosiddetta ghiandola del cemento. Gli organismi coinvolti tendono a sostituirsi progressivamente tra loro fino al raggiungimento di un equilibrio dinamico o climax, grazie al quale riescono a coesistere sulla stessa superficie. Sebbene le specie che attecchiscono ad un substrato siano molto eterogenee, gran parte di esse sono caratterizzate tutte dall’avere un medesimo ciclo vitale, che prevede inizialmente una fase planctonica (larve e spore) e una successiva metamorfosi, che conduce alla vita bentonica.

L’energia di superficie
Nonostante tutti i materiali siano potenzialmente esposti all’aggressione del biofouling, ne esistono alcuni particolarmente predisposti, e precisamente tutti quelli caratterizzati da una elevata energia di superficie, un elemento derivante da una maggiore forza di coesione tra le molecole. Di contro, una minore forza di coesione molecolare e, quindi, una minore energia di superficie, offre una predisposizione più scarsa all’attecchimento. Per forza di coesione molecolare si intende la forza di attrazione di natura elettrostatica che si crea tra le particelle elementari di una stessa sostanza e che le tiene unite opponendosi alle eventuali forze esterne che tendono a separarle.

L’attecchimento degli organismi marini al substrato dipende, inoltre, da fattori biotici e abiotici. I fattori abiotici sono: intensità degli idrodinamismi, presenza/assenza di luce, presenza/assenza in acqua di sostanza organica disciolta (DOM) e particellata (POM), parametri chimici e fisici vari. I fattori biotici sono costituiti dagli organismi vegetali e animali che popolano un dato ambiente.

Una domanda ovvia è la seguente: “Quanto impiega il mare a ricoprire un relitto di vita bentonica?”. Non si può dare una risposta certa poiché il tempo occorrente varia da pochi a tanti anni: infatti, l’attecchimento è in funzione di tante variabili, quali gli idrodinamismi, la profondità e in particolare la quantità di nutrienti presenti nell’acqua. Ci sono relitti, dunque, che in pochi anni si ammantano completamente, come alcuni relitti del Mar Rosso e di altri mari tropicali, trasformati in coloratissimi “giardini di corallo” in pochi anni, e altri, invece, che impiegano molto di più.

Tra gli organismi più colorati che attecchiscono sui relitti, in particolare i poriferi, cioè le spugne. Anche nel nostro Mediterraneo ne esistono numerosissime specie e sono i più bei colori del mare insieme con briozoi, tunicati, crostacei etc..

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