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La diversità

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di Francesco De Luca

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Quella di cui parlo è la diversità psicologica. Non altre. Quella che riguarda noi Ponzesi. Non altri.

E’ la diversità che si è nutrita di distacchi, si è cibata di disagi, è maturata nell’orgoglio.

Sembra un parlare arcano ma appare chiaro se si riflette un tantino sul distacco che abbiamo dovuto subire fin da piccoli per seguire gli studi in continente. Ha interessato non soltanto i nati negli anni ’40 ma anche quelli degli anni ’50 e ’60 e oltre. Interessa in maniera minore anche i giovani d’oggi se vogliono seguire gli studi di loro gradimento.

Il distacco. Dagli affetti anzitutto, dalle amicizie, dalle abitudini, dai luoghi del gioco.

Le lacerazioni sul corpo dei sentimenti infantili non si sanano. Si cicatrizzano, si suturano ma portano i segni. Nella sensibilità. Può divenire, essa, più sottile e fragile, oppure può inspessirsi e mostrarsi rancorosa. Come se qualcosa di proprio sia stato sottratto.

Se ne ha riprova negli ‘sfoghi sociali’ (sul Sito, su Facebook). Si palesano colmi di nostalgia o duri e inflessibili.

L’isolano bestemmia sul ‘paradiso perduto’ della sua fanciullezza o parla con l’umido negli occhi.

I disagi. Di chi va in terre non sue, fra gente non sua. Dovunque fuori di Ponza è terra di transito e non di soggiorno. Questo, come luogo in cui stare, si anela e sta a Ponza, dove il tempo è fermo e la natura sembra coordinarsi con gli uomini. Il disagio proviene dal non sentirsi nella propria dimensione. Non sentirsi a casa. Umida, la casa, con scale sconnesse per arrivarci, tormentata dal vento e dagli occhi spietati dei vicini, eppure capace di sopire gli sforzi e di tenere compagnia nella solitudine.

L’omologazione non è desiderata. Noi Ponzesi vogliamo sentirci (non apparire) diversi perché diversa è la nostra storia, e il nostro percepire.

L’orgoglio. Sull’isola alligna la solitudine delle vie deserte, dei cani che abbaiano al vento, degli sbruffi del mare, irato. Delle messe ascoltate ma non sentite, dei saluti dati ma non partecipati. Una solitudine gonfia d’orgoglio.

In questi ultimi anni la ‘diversità’ umana dei Ponzesi è stata oltraggiata, negata, e nei giorni passati essi hanno dimostrato in modo chiaro come il sentire comune covava sotto la cenere.

L’individualismo, di cui tanto si è sparlato e si sparla, ha un suo carattere proprio. Non è privo di solidarietà, e chi punta sulla inveterata divisione dei ponzesi ha, oggi, un motivo di riflessione in più.

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