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Il raggio verde

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di Silveria Aroma

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La fotografia ha la capacità di fissare un momento, un evento, un ricordo da tirare fuori dal cassetto ad anni di distanza.
E’ una memoria che sbiadisce ma non scompare, può rimanere chiusa al buio per decenni e poi comparire mentre si cercava altro, mentre si pensava ad altro. E scollarci per un istante dal piano del presente.
Saltano fuori volti e luoghi distanti o perduti per sempre.

Com’eri!? Com’eravamo!?
Dov’era?!
Ti ricordi?

I momenti più intensi spesso non hanno immagini, si vivono e basta.
Capitano per caso, sono frutto di eleborate alchimie, o – semplicemente – sono il risultato di una quotidianità costruita con cura.

Talvolta si ha la fortuna di sollevare lo sguardo al momento giusto e vedere qualcosa che altri inseguono da tempo. Capita per puro caso, senza aver mai neanche tentato o sperato.
Non c’è uno scatto stavolta, solo un respiro interrotto per un istante eterno che fa memoria a sé.

E’ capitato a noi, a me con una cara amica.
Era di maggio. E sì, era una limpida e tranquilla sera di maggio.

Ci eravamo portate oltre Forte Papa per vedere il tramonto; spalle al fortino occhi su Palmarola.
Il sole scendeva piano. Poche parole fra noi per non turbare il momento.

Mi ero distratta a guardare una pianta, giusto il tempo di voltarmi e vedere il sole sfiorare l’acqua attraverso un cespuglio.
Un passo avanti e la visuale era sgombra, la mia amica a poco distante da me.

L’ultimo pezzetto del disco rosso, d’improvviso, cambiò colore; da rosso fuoco a verde… c’è solo un verde che vagamente me lo ricorda; la luce in cima all’albero maestro di una barca a vela di notte.

Anni fa qualcuno mi narrò la sua passione per questo fenomeno ottico, il raggio verde, e la sua convinzione che si possa incontrare il grande amore dopo averlo visto.

Wikipedia: Nel momento in cui la porzione superiore del disco solare si inabissa, la curvatura terrestre produce per un attimo un raggio verde; per i protagonisti del romanzo, se si è testimoni di quel momento si riesce a vedere dentro se stessi e a leggere nel cuore della persona che si ama.
[In riferimento a: Il raggio verde (Le Rayon vert), film del 1986 diretto da Éric Rohmer]

Istanti.
Immagine indelebile senza alcuna fotografia

E io che lo avevo sempre immaginato come un qualcosa cui prestare attenzione… macché! Ho fatto in tempo a dire alla mia amica: – Va giù!
Incredule abbiamo colto l’attimo, ed era proprio verde! e mozzafiato.

Il grande amore?! E’ arrivato qualche settimana dopo, con la nascita di mio nipote.

Avete a volte osservato il sole che tramonta su un orizzonte marino? Certamente sì. L’avete seguito fino al momento in cui, quando la parte superiore del suo disco sfiora la linea dell’acqua, esso sta per sparire? È probabilissimo. Ma avete notato il fenomeno che si verifica nel preciso istante in cui l’astro radioso getta il suo ultimo raggio, se il cielo allora sgombro di foschia è di una purezza perfetta? Forse no. Ebbene, la prima volta che vi capiterà l’occasione – capita assai di rado – di fare questa osservazione, non sarà, come si potrebbe credere, un raggio rosso che verrà a colpire la retina del vostro occhio, bensì un raggio «verde», ma di un verde meraviglioso, di un verde che nessun pittore può ottenere sulla sua tavolozza, di un verde la cui sfumatura la natura non ha mai riprodotto né fra le tinte così varie dei vegetali, né nel colore dei mari più limpidi! Se c’è del verde in paradiso, non può essere che questo, che è senza dubbio il vero verde della Speranza!”

Così Jules Verne descrive questo fenomeno ottico (reale e scientificamente spiegato), nel romanzo Le Rayon Vert del 1882.

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