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Il tema della maturità, un poeta sconosciuto ai più e degli strani animali…

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segnalato da Sandro Russo

 

Sorpresa per gli studenti la traccia di ‘analisi del testo’ scelta dal MIUR (il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) come prima prova dell’esame di maturità di quest’anno.

Una poesia che è un piacere leggere (o rileggere) e che qui di seguito proponiamo:

Versicoli quasi ecologici

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra.

(Giorgio Caproni, dalla raccolta postuma “Res amissa”, del 1991)

La scarsa notorietà dell’autore della poesia e lo scalpore suscitato dalla scelta del Miur, nonché il disappunto degli studenti, hanno avuto eco sui giornali del giorno dopo.

– Qui di seguito in file .pdf la pagina da ‘la Repubblica’ con tre articoli (il primo, di Valerio Magrelli che continua dalla prima pagina, è riportato anche come testo a parte):
Da ‘la Repubblica’ del 21 giugno. 1. Valerio Magrelli. Vi dico chi era Caproni… 2. Caproni chi? 3. Intervista a Gino Paoli
Valerio Magrelli. Vi dico chi era Caproni una poesia nuda e cruda

– Quindi un articolo da ‘La Stampa’ di Torino con delle informazioni sugli animali citati nella poesia: Il lamantino e il galagone, gli animali “misteriosi” della poesia di Caproni nella Maturità 2017

– Infine una stranezza, trovata sul web, che è stata una sorpresa per me: non sapevo che ci fosse una versione di Wikipedia in dialetto napoletano.


Ecco quanto ho scoperto a proposito del lamantino:

‘O lamantino (d’â famiglia Trichechidae, genio Trichechus ) è ‘nu mammifero acquatico assaje gruosse , ‘a vvote chiammate pure vacca d’ ‘o mare. ‘E trichieche songhe divierze d’e duguonghe p’â forma d’ ‘o cranio e d’â cora.
‘E ccore de’ lamantine songhe a fforma ‘e pinna, arrassumigliane a ‘na racchetta, mentre chelle d’e duguonghe songhe bifurcate. Se nutrèa d’evera e ‘nfatte passa ‘a maggior parte d’ ‘o tiempo sujo, pascennno ‘nt’a ll’acque sporca ‘e fanghe.

Da: https://nap.wikipedia.org/wiki/Lamantino



Note sull’autore
(dal web)
Giorgio Caproni è stato un poeta, critico letterario e traduttore italiano. Nato a Livorno il 7 gennaio 1912, studiò a Genova, ma visse quasi tutta la sua vita a Roma. Combatté nella Seconda Guerra Mondiale e prese parte alla Resistenza. Dopo la guerra insegnò per molti anni nelle scuole elementari e collaborò con diversi giornali e riviste scrivendo poesie ma anche saggi, racconti e traduzioni, soprattutto dal francese e di opere molto importanti, di Proust, Maupassant, Flaubert. Studiò musica e compose poesie e sonetti già a partire dalle scuole magistrali. È morto a Roma il 22 gennaio 1990.

 

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1 commento per Il tema della maturità, un poeta sconosciuto ai più e degli strani animali…

  • Adriano Madonna

    Anche a me sono giunti gli echi di sorpresa di stampa e studenti sul tema della maturità, che chiedeva un commento alla bella poesia di Caproni. Il lamento è stato: “Ma chi è questo Caproni? Si fosse trattato di Dante o Leopardi, che abbiamo studiato, non ci sarebbero stati problemi…”.
    Non vedo la cosa così drammatica: infatti, l’esaminatore non ha chiesto di commentare la poesia del Caproni nell’ambito dello spirito letterario del poeta, bensì solo di commentare una poesia, tra l’altro semplice e bella proprio nella sua semplicità.
    Il problema è un altro: i nostri studenti del XXI secolo non sanno scrivere e spesso non sanno neppure pensare. È quanto scrivo ogni anno nella nota di commento in calce al verbale di fine corso della scuola di Gaeta dove insegno Scienze Ambientali. Signori, mancano le basi: infatti, il problema va ricercato a monte, alle scuole elementari e medie, dove si dovrebbe imparare a scrivere e a… pensare.
    Il problema sono anche certi insegnanti di oggi. Ne volete sapere una? Una giovane professoressa di lettere delle superiori sosteneva a spada tratta che il plurale di uovo è ‘uovi’. E non dico altro.

    Un caro saluto
    Adriano Madonna

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