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q-17 s0-30 ambrosino-06 ss13 250px-burkina_faso_orthographic_projection-svg_ Il corallo solitario:  Balanophyllia europea

Cronaca di una giornata speciale

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di Silveria Aroma

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BUM!
Sono le sei. Mi alzo svelta, apro la persiana. E’ lei, Diana. La nostra lady, quella che ci sveglia ricordandoci che è festa.

Spalanco la persiana, seguo nell’aria rosata il fumo e i colpi.
E’ San Silverio!

La giornata si prospetta calda.
Mancano pochi minuti alle otto quando arriva la banda, e una sparuta cicala tenta di frinire le sue note.
No bella, non tocca a te. Ora tocca a loro, ai ragazzi giovani e diversamente giovani della banda.
La loro musica ci dona un pizzico di felicità ogni anno (Quando la Banda passò del 19 giugno 2016 – NdR), rinnovando un rito cominciato da Silvia; uno scambio di pasta dolce annodata e rotondità da pentagramma.

Vola il tempo e mi ritrovo ad attraversare il pontile cappello alla mano. Pronta per la processione via mare, come accadeva già con nonno Silverio… ho il vago ricordo di una cordicella, sì! Una cordicella che faceva partire il motore della barca, e di me che restavo incantata a guardare quei movimenti buffi ai miei occhi di bimba.

A bordo ci sono ben due special guest. Uno è Umberto, frontonese di nascita elbano di adozione, ormai zio per me dopo gli splendidi giorni trascorsi in casa sua all’Elba, viaggiando nel tempo fra vecchie foto e racconti.

L’altro è il più piccolo della nostra tribù, nato il 27 maggio scorso, al suo primo San Silverio.

Zitti zitti! La processione è uscita.
Tra ponzesi vestiti e turisti in costume, procede.

Il pontile consente al vescovo di avvicinare le reliquie del Santo al popolo delle barche.

Giunti al molo, San Silverio – con la sua barchetta colma di garofani – prende la via del mare.

Tornati in porto qualcuno scende dalla nostra barca per assistere al lancio dei garofani, il resto della ciurma fa rotta verso casa.
Ma prima di scendere dall’imbarcazione farei una tiratina d’orecchie a chi tenta di scippare i garofani dal mare; sono destinati a chi in mare ci ha perso la vita, non a voi.

Viene la sera.
Inconfondibili arrivano alle mie orecchie le note dei Nomadi.

Esco.
Lungo il tragitto mi soffermo a guardare le bancarelle e le mercanzie esposte.

Potrei prendere le noccioline da un lato e due pesci rossi dall’altro. Avanzando sfogliare i libri o soffermarmi a guardare obiettivi e macchine fotografiche.
Che tentazione!
Sparare al tirassegno o comprare dei cuscini nuovi per casa.
Indossare una collana nuova o scegliere di mangiare dolce e poi salato, ma anche viceversa, alle casette.
No! rotta sul palco.

Lì mi scateno seguendo il cantante. I testi del gruppo sono intramontabili, notevoli a tratti.

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Sergio, uno dei Nomadi, prima di cimentarsi col canto di “mediterraneo” accenna una raccomandazione – rivolta un po’ a tutti –: tenere più pulito l’ambiente, averne più cura. Mica vorremo dargli torto!?
Spendono una parola anche per il Tibet libero.
Si sa, e si sa, ognuno di noi porta nel cuore una “causa” speciale. Incontrare chi diffonde messaggi di rispetto umano tiene viva la speranza…

Il concerto si conclude, parte il primo colpo dei fuochi finali.
Belli, immancabilmente belli.

San Silverio prega per noi, per tutti noi.

Guarda e ascolta qui:

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