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h-19 k2-19 10 1024325313b casa-di-vincenzo-darco L'approdo romano presso Cala Inferno

Ponza contro il resto del mondo

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di Alessandro Romano detto Sandro

 

Sembra quasi un annuncio sportivo, quello dei grandi eventi internazionali di calcio, invece no, è solo la sintesi di quella che ad oggi appare come la più singolare ed agguerrita competizione elettorale che la storia democratica di Ponza abbia mai conosciuto.
La percezione si fa giorno per giorno sempre più forte: l’attività di propaganda politica messa in atto è una vera e propria lotta tra chi difende Ponza, la sua secolare cultura, la sua lingua, le sue tradizioni, la parte sana della sua politica, la sua delicata economia locale, la sua onestà e laboriosità, la sua dignità e chi, invece, vorrebbe gettare in mare “l’acqua sporca con tutto il bambino” per fare spazio ad un non ben definito “nuovo”.
Ma quel timore che prima alloggiava in stato embrionale in ogni ponzese si è trasformato in certezza proprio in questi giorni, la certezza che dietro il cosiddetto nuovo c’è una grande fregatura e che quelle fiabe, ripetute fino alla nausea dal “cantastorie maggiore”, nascondono il vecchio proverbio isolano del “padrone di casa iesce fore”.

Ed allora la sfida non è tra due liste elettorali sic et simpliciter, ma tra due etnie: da una parte i Ponzesi, quelli veri, quelli che non tradiscono la loro Terra nemmeno se li scanni, e dall’altra il resto del mondo che, spalleggiato dai rinnegati di turno, da anni punta invano alle ricchezze inestimabili del nostro amato Scoglio, di cui siamo i gelosi veri e soli custodi, per spogliarci anche della dignità, oltre che della proprietà, e ridurci nella condizione miserrima di “indigeni nella riserva”.

Ora è tutto chiaro ed è nostro sacrosanto diritto-dovere difenderci.   

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