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Cosmetica

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di Silveria Aroma
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Eh tu… tu fai parte della cricca!
Cricca?! – chiedo.
Non ottengo risposta, solo una girata di spalle.
Cricca! Mi piacciono le parole con le doppie. Comincio a tamburellare con le dita sul primo piano che incontro: cricca, cricca, cricca…
Incontro un’amica, le faccio una piroetta sotto il naso e intono: – Cricca, cricca, cricca… – La cricca m’incricca!
Mi guarda attonita: – Sei impazzita!? – mi fa. Non le bado e proseguo.
Continuo a ballare e me ne vado in giro al ritmo croccante di cricca.
Incontro un altro amico che mi dice: – Lascia perdere!
Ma certo che sì, perché mai dovrei tenerlo?!

Andando avanti guardo negli occhi e persone, le ascolto. Le sento.
Ci sono quelle che si lavano, che hanno mani curate e vestiti in ordine. Ma anche quelle che non consumano e non inquinano, non profumano mai.
I loro vestiti sono gli stessi per giorni e giorni di fila. Mi viene il dubbio ci dormano anche. Che bello! Mi piace l’idea di una vita sana e senza vanità, anche se… è bello odorare di pulito.

L’ambiente mi sta a cuore, molto. Sono un po’ orientata verso il pensiero di quelli là, quelli brutti e cattivi… sì! quelli colorati come i germogli, però non sono contro la doccia. Si, lo so che l’acqua è cara e i detergenti vanno usati con parsimonia. Sì-lo-so.

Il particolare che mi colpisce maggiormente è quello degli occhiali. Lenti patinate di grasso a mo’ di collante acchiappatutto.
Come lo vedranno il mondo attraverso quei vetri?! Sporco, non v’è ombra di dubbio.
Come dite?! Non dovrei scrivere qui questi post?! E ci avete ragione! Ma i social sono divenuti teatro di scontro fra guelfi e ghibellini che giocano a “chi ce l’ha più duro” (o a chi è più puro) e io mi sono auto-esclusa.

Qui mi sento un po’ a casa. Sarò scostumata?!
In fondo non li vedo questi qua, non so se si lavano e nemmeno se tengono puliti gli occhiali. I loro modi, però, sono gentili e la qualità non manca mai o quasi.

Zompetto, danzicchio e continuo a guardare e ascoltare.
Sono un po’ tonta, molto ignorante, a tratti sprovveduta.
Mamma perché a merenda non mi hai mai dato pane e volpe?! – mi verrebbe da chiedere, ma non importa più.

In fondo voglio bene un po’ a tutti, e sì!
A tenere la vita fra le braccia intonando un pianto di gioia, quella profonda; a tenere la mano di chi parte per sempre, danzando un pianto di dolore, quello profondo, si impara – non tutti ma molti imparano – a guardare verso gli altri con più umanità.

Ci sono quelli che lavorano… e quando non lavorano creano, curano, accudiscono, coltivano. Tirano reti e raccolgono profumate albicocche, sorridono con gli occhi e con le labbra. Belli!
E quelli che lavorano… e quando non lavorano fanno della bocca una macina; macinano macinano parole che non sono preghiere.

Non bisognerebbe dar troppo peso a chi ci si siede davanti e ci illustra il panorama meraviglioso delle proprie capacità; mai un errore, mai una colpa. Solo la lunga lista dei limiti altrui.
Sapevano e sanno tutto sempre; hanno una risposta per ogni domanda, una domanda per ogni risposta. E se compare l’ombra di una nuvola soffiata dal passato viene scacciata via come mosca molesta, impertinente, mai mai pertinente.
Tuonano: leggi!
Acrobati nei calcoli del Q.I. (quoziente intellettivo), ne sanno lanciare i numeri a mitraglietta.
Me tapina, ignorante e sciocca. Aiuto! Posso dire almeno: io speriamo che me la cavo?!

Ascolto attenta, cerco di imparare qualcosa, di capire… ma una sensazione prevale su tutto: il terrore – che mi drizza il pelo – di trovarmi di fronte a chi non conosce il dubbio; il dubbio di non poter avere sempre ragione e di non essere il re dei giusti.

“Non dubitare di chi ti dice che non ha paura, ma abbi paura di chi ti dice che non ha dubbi”.

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