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Anna, comunista ischitana con bottega a Ponza

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di Rita Bosso

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È uscito un paio di giorni fa, per i tipi di Valentino Editore, Ischia, isola di Mussolini.
L’autore, Benedetto Valentino, è giornalista, editore e patron del Premio Ischia, prestigioso premio internazionale di giornalismo giunto alla trentottesima edizione che annovera, tra i premiati, le migliori penne del giornalismo mondiale; quest’anno il premio sarà conferito a undici giornalisti tra cui Svjatlana Aleksievič (premio Nobel per la Letteratura nel 2015), Diego Bianchi (lo Zoro televisivo), Philippe Daverio (esperto d’arte), Emiliano Fittipaldi (autore delle inchieste sulle finanze del Vaticano).

Benedetto Valentino

Benedetto Valentino è autore di numerosi scritti sulla storia di Ischia; l’ultimo è corposo, frutto di una lunga ricerca negli archivi dei comuni ischitani e nell’Archivio Centrale di Stato di Roma; merita dunque una lettura attenta. Ci sono anche riferimenti a Ponza, com’è naturale che sia dal momento che i legami tra le due isole sono stati intensi sin dal 1600 e si sono attenuati solo negli ultimi quarant’anni; ne abbiamo scritto più volte su questo sito, anche citando i contributi di eminenti storici ischitani quali Agostino Di Lustro e Giuseppe Silvestri.

La serata conclusiva del Premio Ischia, trasmessa dalla Rai

Benedetto Valentino, amico di vecchia data, mi anticipa qualche pagina; una delle chicche contenute in Ischia, l’isola di Mussolini riguarda Anna Monti, nata a Casamicciola nel 1905, comunista, che a Ponza stringe amicizia con le sorelle Luisa, Anna (che nel 1936 sposa il confinato Mario Malgaretto), Silveria Zecca, definite nei documenti dell’Archivio Centrale “elementi pericolosissimi, che favoriscono la corrispondenza clandestina tra i confinati e i sovversivi del continente.”

La foto segnaletica di Anna Monti, nel fascicolo del Casellario Politico presso ACS

Anna Monti si veste a festa il Primo Maggio, non fa mistero delle sue idee politiche, gestisce una bottega, va e viene dalla terraferma e, probabilmente, trasporta a sua volta messaggi clandestini. È di “equivoca condotta morale”, ha una relazione con un uomo sposato e cerca di collocare i figli in istituti di beneficenza. Ce n’è abbastanza per far scattare l’ammonizione; nel 1936 la donna chiede e ottiene l’autorizzazione a tornare a Casamicciola, dove sarà sottoposta a stretta vigilanza.

 

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