Voci di Ieri

Lontano da Ponza. Trova tutti gli articoli nel menù: “Storia”

Immagini

p-18-2-di-4 e-11 v2-24 30 49 79

’U post’

Condividi questo articolo

di Domenico Musco

 

Una delle preoccupazioni maggiori di questo periodo, sull’isola, è quella ’i piglia’ ’u post’ (il posto).
Chi ha una barca sa cosa intendo!

Il porto della nostra isola, si sa, è troppo piccolo per tutti noi, buona parte di esso è occupato dai Servizi di Stato, altre zone sono riservate ai pescatori; altre ancora a barche da traffico… Come risultato, chi ha una piccola barchetta non sa proprio dove sbattere la testa!

Dico questo perché in questo periodo quel poco di spazio disponibile – diciamo “libero” – è dietro la piccola scogliera di Sant’Antonio e dietro la Caletta.
Basta farsi una passeggiata per vedere già adesso come stanno stretti i natanti e non sono tutti in acqua!

Le cose e le corse che si fanno in questo periodo per varare la propria barca e prendere posizione, hanno dell’incredibile !
– Dome’ dimane m’he mena’ ’a varca a mmar c’u carrell’, sinnò Giuvann’  se fott’ ’u post..! – Uno contro l’altro per perdere posizione prima.

Di queste richieste ne ho tante in questo periodo e spesso ci sono persone che lasciano la barca per tutto l’anno a mare per non perdere il posto; quando devono fare i lavori di manutenzione mettono al proprio posto un rottame da segna-posto!
Così si spiega pure di una quantità di barche sparse vicino alle case dei ponzesi che d’estate non vanno in acqua: è semplicemente perché non sanno dove metterla.

Questo è veramente un problema… un’isola dove la barca è stato sempre un tutt’uno con la persona; ora questo divorzio è operativo, anche grazie alle solite leggi che non prendono mai in considerazioni le esigenze di chi conta poco .

Lo spazio per i diportisti dovrebbe essere una priorità; come pure un’area riservata ai pescatori, alle navi da traffico, alle numerosi motovedette e alle barche da traffico turistico. Queste aree sono gratis; da non confondere con le aree in concessione dove si paga un affitto anche molto alto.
Certo il porto è piccolo – è un po’ come la coperta corta sul letto che se la tiri da una parte scopre dall’altra – ma se già si comincia a pensare che il problema d’a varchetella ha pari dignità e priorità delle altre categorie, forse il rapporto tra isolano e mare si può risaldare e fortificare.
Perché per chi sta su un’isola – fino a tempi recenti – l’obbiettivo è stato sempre farsi una barca, non una macchina!

Condividi questo articolo

3 commenti per ’U post’

  • Biagio Vitiello

    Carissimo Domenico,
    confermo e approvo da quanto tu hai scritto. Io (indigeno) sono stato costretto a non mettere più la mia barca in acqua, e di conseguenza rinunciare (nei fine settimana) ad un bagno nella mia isola per i motivi da te esposti.
    Io la barca l’avevo alla “Caletta”, ma sono stato costretto a portarmela a casa, perchè se uscivo in mare non trovato più il posto di ormeggio; e poi mi succedeva spesso (per mandarmi via da quel luogo) che mi rubavano di tutto: il serbatoio della benzina, i remi, gli scalmi, due ancore ecc… il tutto a due passi dalla Capitaneria (bisogna essere veri delinquenti, per fare questo!).
    Io spero che la prossima amministrazione sia sensibile a questa tematica di noi ponzesi indigeni.

  • Ovviamente Domenico è un maestro: con questo articoletto “ha acceso la miccia e poi si mette a guardare quello che succede”.

    La coperta è corta e non si può allungare?

    Come le automobili a terra anche per le barche la coperta è corta ma non si fa niente per governare questa realtà.

    Io a differenza del mio amico “incendiario” faccio un passo avanti nel dare spunti di analisi del problema che è molto complesso e ha bisogno di “testa non di piedi!”

    Quante sono le esigenze da servire nello specchio d’acqua protetto del porto Ponza-centro che va dal fanale rosso (scogliera Caletta a Punta Giancos)?

    1) Traffico marittimo inclusa la manovrabilità delle navi;
    2) naviglio militare;
    3) pescatori;
    4) imbarcazione al traffico della Cooperativa Barcaioli e Paradise;
    5) Noleggio con Conducente;
    6) locazione natanti;
    7) servizio benzina;
    8) ormeggio con pontile e senza;
    9) diportisti residenti;
    10) ormeggio imbarcazioni banchina Molo Musco.

    Se chiediamo a un amministratore come si possa governare tutto questo servendo tutti quello ti risponderà:
    – terminando l’iter del Piano Regolatore portuale per cui da quel momento regolarizziamo tutti.
    In che modo?
    – liberando la spiaggia di Sant’Antonio, Giancos e Santa Maria da tutti i natanti e pontili e restituendo le spiagge alla balneazione.
    In questo modo noi daremo un posto barche ai diportisti residenti?

    Se lo chiediamo a un concessionario di Sant’Antonio come governare il tutto, quello ti risponderà:
    – Io veramente avevo chiesto un ampliamento e non mi è stato dato!

    Se lo chiediamo a un diportista quello ti risponderà:
    – Guarda io ho solo una barca e ho il diritto di metterla in mare e tenerla in sicurezza!

    Poi assistiamo a un fenomeno strano:
    Natanti vecchi che non vengono utilizzati ma che rimangono comunque in acqua. I diportisti sostituiscono i vecchi natanti con nuovi sempre più grandi). Quindi aumento dei natanti dei diportisti.
    Aumento dei natanti e della imbarcazioni dei noleggiatori con e senza conducente; nuovi inserimenti nel settore nautico.
    Riduzione degli spazi fisici con insabbiamento progressivo degli specchi acquei di Sant’Antonio come quelli della Caletta.

    Quindi da una parte l’Ente Pubblico deputato alla bisogna non agisce e se agisce lo fa male; dall’altra la risposta alla mancanza di spazi è una richiesta di libertà individuale di poter occupare in un modo o nell’altro spazio che non c’è.

    In queste condizioni dobbiamo inventare barche a mare, come automobili a terra, comprimibili.

  • Fausto

    Vero, la barca è come la macchina in città… e chiunque vincerà le elezioni, specie ora che ci sono solo due liste, deve per forza di cose rappresentare più realtà… pubbliche e private.
    Realtà pubbliche (l’Ente pubblico) in coesistenza con realtà private (operatori vari)…
    Ovvero aree pubbliche ad uso per i cittadini in genere e aree pubbliche su cui operano attività private…

    [Sintesi di tre messaggi a cura della Redazione]

Devi essere collegato per poter inserire un commento.