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Epicrisi 123. Del cambiamento, o degli ossimori

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di Enzo Di Giovanni

 

Non sono tanti i pezzi questa settimana che riguardano la prossima tornata elettorale, quelle amministrative ormai incombenti. E’ come se ci girassimo intorno: mettiamo a fuoco tanti aspetti del nostro essere ponzesi, ma parliamo poco della stretta attualità. Non sembri strano o fuori luogo questo nostro “sentire”: la stessa cosa accade anche nell’isola ancora in dormiveglia dopo il lungo inverno. Come al solito Ponzaracconta, che piaccia o no, è uno specchio fedele della realtà, filtrata e personalizzata finché si vuole, ma sempre in linea con quello che si respira nella quotidianità.

E quello che si respira non è un bel segnale: il momento del massimo confronto politico, e perciò programmatico, in cui idee, passioni, speranze si mescolano e prendono forma, dovrebbe coincidere ed essere rappresentato da un fermento sociale aperto, trasparente.

Ma non siamo, ahi noi, nell’agorà greca; e nemmeno all’angolo degli oratori di Hyde Park, a Londra, dove improvvisati e spesso improbabili oratori (ma anche politici ed uomini di cultura di prim’ordine), si propongono in piedi su uno scanno, simbolo ed essenza della massima libertà di opinione.

Siamo in un’isola che non ha memoria del passato, ha paura del futuro, e sente di non conoscere nemmeno il presente.

Eppure si avverte il momento che stiamo attraversando: lo si avverte dai silenzi, da quell’atmosfera sospesa in cui si ferma l’orologio della storia. Come quando uno stadio intero si ammutolisce in attesa del calcio di rigore.

Prova una analisi Vincenzo Ambrosino con La mia idea di isola. (1). Appunti per gli amministratori, (2), (3), ma è come un tentativo, ampiamente condivisibile nelle sue linee tematiche, di codificare ciò che dovrebbe essere tacito, perché non si costruisce a tavolino una comunità. La nostra casa, parafrasando Vincenzo, è al momento disabitata: va riempita di contenuti, di progetti, ma soprattutto di persone fisiche. Ora, che la colpa sia l’aver avuto amministrazioni troppo chiuse, incapaci di stabilire un rapporto fluido con i cittadini, o al contrario che sia stata l’assenza di partecipazione pubblica ad aver consentito la formazione di amministrazioni comunali arroccate su se stesse, cambia poco la sostanza delle cose: a Ponza non si fa politica, non si fa gruppo.

Ho detto non si fa gruppo? Ed allora come faccio ad introdurre Per adesso… ciao ed Il manifesto di Ponzaracconta?

Certo, qualcuno dirà che ce la suoniamo e ce la cantiamo, ma noi il gruppo lo facciamo, altroché… Ed è un gruppo talmente vero, da non ammettere deroghe: perchè non solo abbiamo trovato da anni una nostra casa, ma ne rispettiamo persino le regole. Martina, Sandro e Mimma da oggi non fanno più parte della redazione di Ponzaracconta. Se dovessero riuscire ad essere tra i nuovi amministratori della nostra isola dovranno avere la massima serenità ed autonomia gestionale, e noi della redazione la massima libertà di criticarne, eventualmente, scelte non condivise. Sempre nel rispetto di tutte le opinioni, anche le più scomode, perchè così funziona da noi…

Chi potrebbe avere problemi in caso di una loro affermazione potrebbe essere Sang’ ‘i Retunne U rre d’i sangh’i retunne : ma si sa, la satira si nutre di fantasia, e poi qualche suggerimento per sfruculiare Mimma Martina e Sandro potremmo fornirglielo noi.

Faccio battute banali, lo so, ma siamo umani, ed un po’ di magone c’è, inutile negarlo: quei tre nomi in meno nella pagina redazionale fanno un certo effetto… soprattutto da oggi che è realmente ufficiale: perchè Alle elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale di Ponza scende in campo la lista “La casa dei ponzesi”.

                                                                                                                       ***

Ponza va avanti, seguendo ritmi ancestrali, ignara, o magari semplicemente disinteressata alle nostre ansie quotidiane. Ogni sistema di riferimento ha le sue prospettive, e la propria misura del tempo. Ed anche la storia umana, pur in un’epoca convulsa, frenetica, può ancorarsi a saperi immutati. E’ ciò che si prova a leggere l’opera di Tommaso Lamonica Per la festa della mamma che ci riporta ad un tempo…che è attuale.

Meno attualizzabile ma fortemente evocativa è la cronaca di Pasquale Scarpati Buffa la vita… (3). Evocativa almeno per chi conserva certe conoscenze: il capitone nel pozzo, ‘a torcia, i maruzziell’, persino il latte condensato! Ogni generazione perde qualche pezzo, e quando poi resta solo un ricordo asettico non legato ad esperienze dirette, non resta più nulla.

Come La Cala degli Ebrei, ormai nemmeno più riportata sulle nuove cartine.

O come il Tempo di Prima Comunione: chissà come lo vivono i bambini di oggi, o meglio come lo rievocheranno, a loro volta, quando dal ricordo estrapoleranno ciò che nel tempo sarà mutato? Perchè questo resta in definitiva: ciò che non c’è più. Strano ossimoro…

Una cosa che invece c’è, ed è ben presente nell’ossatura di Ponza e dei ponzesi sono le parracine L’attenzione mondiale ai terrazzamenti. Sono i nostri monumenti, in perenne lotta, come le piramidi Maya ed i templi di Angkor, con l’avanzare non della foresta, ma di rustine e vastaccett. In una parracina c’è tutto: c’è la maestria, ma anche l’arte, il buon gusto. E poi la fatica. Il controllo del territorio, reso produttivo. Il giorno in cui le ultime parracine dovessero precipitare, avremmo la prova della definitiva sconfitta, della scomparsa di una comunità residente sull’isola. Ben vengano le iniziative per la salvaguardia di un bene così prezioso.

Continua la riscoperta della Ponza confinaria grazie a Rosanna Conte, tassello dopo tassello, con Umberto Tommasini: il fabbro anarchico (2). E’ un sottile lavoro di tessitura quello che stiamo svolgendo, con cocciutaggine ma anche con ottimismo e fiducia, e Rosanna è una delle più tenaci. E’ un luogo che accoglie, in cui nulla si distrugge del tutto, bisogna solo saper cercare le tracce della nostra storia. Ponza, tra le sue tante qualità: è un approdo.

Persino dalla Moldavia, e da un improbabile Pisacane di un altro secolo: Pisaca’ 1938 (1). Ma che storia è? Vera? Inventata? Semplicemente: accattivante. E realistica, proprio perchè in un isola-approdo tutto è possibile. Ed infatti non vediamo l’ora di vedere come si sviluppa il racconto.

Ed a proposito di racconti, Rita Bosso ci propone la sua personale scorta estiva in Libridamare, con l’auspicio di tornare presto a fare una delle cose che ci piace di più: presentare e divulgare fatiche letterarie che ci riguardano.

Un saluto doveroso a ‘Ngiulillo nel ricordo che ne fa Giuseppe Mazzella La scomparsa di ‘Ngiulillo. Era parte di noi, dice Giuseppe: le persone apparentemente più fragili di solito sono molto generose verso la comunità dove risiedono; non vivono ai margini ma partecipano come nessun altro alla vita sociale. Libere e partecipative come molti di noi vorrebbero ma non riescono ad essere. In un mondo in cui si ascoltano storie terribili di emarginazione, di solitudine, di persone che scompaiono senza che nessuno se ne accorga: questo spirito è, come le parracine, come le storie che riusciamo a raccontarci, segno di vitalità di una comunità.

A Ponza, e non succede certo spesso altrove, nessun uomo è mai solo: e questa considerazione confrontata con il suo rovescio, cioè l’incapacità di creare una vita sociale degna di tal nome, rappresenta un altro bell’ossimoro.

Come pretendere che i foresti ci capiscano…

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