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Libridamare

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di Rita Bosso

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Io non leggo mai, non leggo libri  pecché che comincio a leggere mo’ che so’ grande? Che i libri so’ milioni, milioni, non li raggiungo mai, capito? pecché io so’ uno a leggere, là so’ milioni a scrivere, cioè un milione di persone e io uno mentre ne leggo uno…    “, diceva Massimo Troisi in uno dei suoi film.
Gli fa eco Silverio Mazzella Brigantino: “Tutti scrivono e nessuno legge. Non vale solo per i libri scritti da autori ponzesi. Di questo giallo, per esempio, ho venduto sette copie in tutto; è stato a lungo al primo posto nella classifica nazionale”, e mi indica un giallo edito dalla casa editrice Sellerio, una volta garanzia di qualità.
Per consolarlo, gli dico che evidentemente i clienti del Brigantino sono amanti delle buone letture, io di quel giallo ho letto le prime due pagine tra uno sbadiglio e l’altro e ho desistito, vinta dalla scrittura piatta, da personaggi stereotipati, dalla trama forzata. Di sicuro non lo porterei a mare, mi appesantirebbe inutilmente la borsa.

Posso mettere nella borsa per il mare il libro di Sang’ ‘i Rutunne, uscito l’anno scorso, ma solo se vado in barca; certe scenette di Giggino e di Assuntina, sebbene lette e rilette, mi fanno ancora ridere a crepapelle e sarebbe imbarazzante sganasciarsi dalle risate da sola, su una spiaggia affollata. Decisamente Sang’ non è lettura adatta a Frontone.

Leggerò appena possibile il romanzo di Gabriella Nardacci, “A malapena si vede l’isola di Ponza”, che uscirà a fine mese; con lo stesso titolo Gabriella ha pubblicato una serie di scritti su Ponzaracconta.
Gabriella ha al suo attivo numerose pubblicazioni, ha vinto premi, la sua scrittura è apprezzata non solo tra noi ponzaraccontaballe; promette una presentazione a Ponza ma spero che lo presenti prestissimo su questo sito, che è anche casa sua.

Nessun dubbio sul luogo in cui leggere “La gabbia di pietra” di Carlo Bonlanperti.  Me lo ha dato Iva, la mia vicina di casa a Ponza nonchè cugina dell’Autore, assicurandomi che l’avrei finito in una serata. Non si è sbagliata: la scrittura è veloce, la trama avvincente. Una ragazza, figlia di un ricco industriale, è rapita, caricata su un peschereccio e portata nel luogo più improbabile e perciò più sicuro: Ponza, nel bel mezzo della festa di san Silverio. Nella grotta di Calafonte usata come nascondiglio arriva l’eco lontana dei festeggiamenti, nessuno verrebbe a cercare qui. In realtà nessuno cerca la ragazza, né a Calafonte né altrove perché il padre, seguendo le richieste dei rapitori, non denuncia il rapimento e si affanna a mettere insieme i soldi per il riscatto; l’uomo avrebbe qualche indizio per risalire all’identità di uno dei rapitori ma rinuncia ad utilizzarlo, gli interessa solo la liberazione della figlia. Nella grotta di Calafonte il giovane carceriere commette qualche distrazione che innesca nella ragazza il lampo di genio; la vicenda evolve verso il lieto fine, che non è quello più prevedibile [il racconto è stata anche pubblicato, in 12 puntate, su questo sito – NdR].

Dell’ultima fatica di Franco Ferraiuolo, Silverio Lamonica, Giuliano Massari, “Il racconto di Ponza datato e divagato”,  ho letto sinora la sezione sul confino, scritta da Ferraiuolo, che alla tematica aveva già dedicato la propria tesi di laurea. Confluiscono nelle pagine di questo libro i contributi più disparati: molto è tratto dai libri di Corvisieri, oramai introvabili; parecchi documenti provengono dall’Archivio di Stato di Latina; la memorialistica è presente con le pagine di Camilla Ravera, di Amendola, di Cesira Fiori e di altri confinati; anche Ponzaracconta fornisce un discreto apporto. Sono i testi che ogni appassionato e studioso ha letto e tiene sparpagliati in libreria; trovare il materiale raccolto, presentato in forma organica e rigorosa, è di indubbia utilità. Il libro sarà utilizzato dagli studiosi come una sorta di motore di ricerca; ai lettori che si avvicinano alla conoscenza del confino fornirà una panoramica ampia e dettagliata.

Gli autori hanno scelto di pubblicare con la formula del self-publishing, dunque rinunciando in partenza a un editing professionale. Sulle isole vicine, piccole case editrici indipendenti hanno costituito nel tempo collane di libri di autori locali; penso a La Conchiglia di Capri, all’Ultima Spiaggia di Ventotene, a Imagenaria e a Valentino di Ischia. Mentre si è in vacanza, la lettura di pagine talvolta ingenue ma genuine permette di assaporare meglio i profumi del luogo; poi, se si è fortunati, ci si imbatte in La Capria che scrive di Capri, in Giuseppe Ferrandino o in Andrej Longo che non mancano mai di inserire nei loro romanzi qualche riferimento a Ischia, l’isola natìa.

A Ponza, noi di Ponzaracconta avevamo cominciato a presentare e divulgare testi di questo tipo; presentammo i libri di Tina Mazzella, i miei libri, trovando ogni volta un pubblico attento e ben disposto. Speriamo di poter riprendere.

Immagine di copertina. Gabriella Nardacci, scrittrice e collaboratrice di Ponzaracconta

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