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Costellazioni familiari

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di Silveria Aroma

 

Molti anni fa mi capitò tra le mani un libro, all’epoca non ancora così famoso come divenne in seguito. Si trattava de L’Alchimista di Coehlo.
Negli ultimi tempi sento una bizzarra vicinanza a Santiago, il protagonista del romanzo.

Pensò a tutta la strada che aveva fatto, e alla strana maniera in cui Dio gli aveva mostrato il tesoro. Se non avesse creduto ai sogni che si ripetevano, non avrebbe incontrato la zingara, né il re, né il rapinatore, né… Be’, la lista è molto lunga. Ma il cammino era indicato dai segnali, e io non potevo sbagliare – disse fra sé e sé”.

Invecchio. L’irrequietezza comincia a cedere il passo al piacere delle piccole cose; per fortuna, aggiungerei.
Comprendo sempre meno l’affannarsi per apparire, la velleità di dimostrare che si possiede e si è capaci.
Sempre più di frequente ripenso alle parole di un frontonese doc che ripeteva:
– Male mast’ songh’, male fierr’ tengh’, nun mme chiamma’ che nun ce vengh.

Diventerò nonna e mio padre bisnonno (…ti rendi conto, Biagio?!)
Cresce il mio desiderio di rispolverare vecchie foto, vecchie carte, di piluccare documenti mai visionati e lettere mai sfiorate.

Se per una vita intera ho seguito il vento di storie lontane e incontrato persone distanti dall’isola, capaci di insegnarmi nuove lingue, adesso ho voglia di guardare nei dettagli quell’albero dal quale discendo.

Come nasce una nonna?

Voglio partire da lei, la bisnonna di Frontone. Quell’antenata – mai conosciuta – che nei racconti di Silvia era una vera e propria suocera; a me quella donna dal fare sbrigativo e dalla voce roca risultava simpatica, quasi divertente.
Quando di sera, dopo cena, giravo per casa in cerca di qualcosa di dolce… che so… un piccolo asciuttastomaco, mia nonna mi osservava per un po’ e poi partiva con:
Che puozza sbatt’, puozz’ ess’ tal’ e qual’ ’a ’gnora mia! 

Raffaela era di figlia di Luigi D’Arco e Rosaria (?) Di Meglio, era una delle otto sorelle di Frontone, tutte femmine abili a governare la terra e andare per mare.
In questo documento il nome della madre risulta essere Rosalia, in un altro – precedente – Rosaria. Propendo più per quest’ultimo visto che Rosaria era anche il nome di sua figlia.

Aveva sposato Antonio Mazzella, figlio di Domenico Mazzella e Lucia Vitiello. Il mio bisnonno era nato nel 1870, esattamente un secolo prima di me.

Dalla loro unione nacquero sei figli.

A quarantatré anni, nonna Raffaela, partorì il suo ultimo figlio, Silverio Mazzella, mio nonno.
A differenza di Antonio, Luigi e Domenico – nomi ricorrenti sia sul versante Conti sia su quello frontonese – Silverio non è un nome ricorrente nella nostra storia familiare; la scelta del nome potrebbe essere legata ad una sorta di voto, vista l’età della partoriente.

Il giovane nelle due foto qui sopra è mio nonno, immatricolato presso l’Istituto Superiore Orientale di Napoli nel 1940.
L’indirizzo di studio? Leggo: Lingue, letterature ed istituzioni europee, con specializzazione… tedesco, scritto a mano.
Niente laurea, solo guerra.

Al ritorno, sposò la sua Silvia, mia nonna. Al secolo Silveria Feola, figlia di Agostino Feola e Raffaela Conte, ’a nonn’ ’i pelusce.
Correva l’anno 1943.

Divenne – per via dell’insegnamento – ’u maest’ ’i Fruntone.
Qui in una foto con la sua classe negli anni ’60.

Appassionato di mitologia, era il mio affabulatore preferito, con lui zompettavo nell’orto e andavo a tirare le nasse.

Nonna Silvia, al secolo Silveria Feola, era figlia di Agostino Feola e Raffaela Conte, ’a nonn’ ’i pelusce.

Peppinella Conte, la mamma di Silvia, era figlia di Domenico Conte e Lucia Mazzella. Del bisnonno Agostino l’unica informazione che mi resta è legata alla sua appartenenza a’ razz’ ’i maruzz’ ’i vasce ’u camp. 

Suo nonno paterno – raccontava Silvia – animato da uno spirito goliardico, aveva messo a disposizione – per l’occasione del proprio funerale – un barile di vino. I portatori alticci persero il defunto dalle spalle… più o meno all’altezza del Campo Inglese.

Raffaela e Agostino ebbero quattro figli: Silvia, Assuntina, Luigi e Domenico.

Silvia e il maestro ebbero due figlie Anna (mia madre, nata il 26 luglio giorno di Sant’Anna, protettrice delle partorienti) e Maria Antonietta.
La foto ritrae nonno con le sue bambine, mamma di sette anni con i capelli molto lunghi e zia di otto mesi con gli occhi chiusi per la troppa luce; è datata agosto 1952.

Mia madre incontrò mio padre – relegato a Ponza per il servizio militare, in veste di marinaio – era il 1968.
Papà Biagio, calabrese di Catanzaro Marina (non Lido, e mi raccomando… che i marinoti ci tengono!) è figlio di Gennaro Aroma e Caterina Mirarchi.
Le bisnonne calabresi si chiamavano Vincenzina Macrina e Anna Samà.

In questa foto ci sono i bisnonni dei Conti vissuti abbastanza da tenermi in braccio (anche se non ne ho più memoria), e i miei genitori con me nel pancione; era il 26 ottobre 1969, giorno delle loro nozze.

Anna e Biagio hanno avuto tre figlie, io sono la primogenita.

A ventitré anni ho sposato Antonio e dal nostro amore sono nati due figli.
Uno è tuo padre.

Riguardo il passato con grande affetto, ma ora aspetto te che mi chiamerai nonna e proseguirai il racconto di questa storia…
Ti amo da sempre.

…Otto von Bismarck-Shonhausen per l’unità germanica si annette mezza Europa mentre io
aspettavo te
Michele Novaro incontra Mameli e insieme scrivono un pezzo tuttora in voga mentre io oh ye
aspettavo te.

[Sfiorivano le viole, Rino Gaetano – 1976]

 

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