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Epicrisi 121. Non facciamo di tutta l’erba un fascio…

di Rosanna Conte

 

Questa settimana, prima di essere travolti dall’attualità locale, ci siamo ritrovati a leggere scritti che rievocano sentimenti, ritratti, percezioni di un tempo che fu, ma anche, in occasione della ricorrenza del 25 aprile, scritti di riflessione sul rapporto passato/presente attraverso la lettura dei loro esiti storici e la loro attualizzazione. Il tutto corredato da un invito a rivivere, con entusiasmo, la rielaborazione di un evento passato quale è la Liberazione

Provo a ripercorrerli partendo dalle mie emozioni.

L’isola cantata da Sheiba, immersa nella fredda alba di una giornata ottobrina, con le nuvole rosa che montano nel buio del cielo, è l’isola che lasciavo alla fine dell’estate alle mie spalle, mentre il piccolo piroscafo si dirigeva verso il golfo di Napoli. E il cuore di cui parla Pasquale era lì, palpitante e addolorato mentre si allontanava, rafforzando sempre di più il legame con lo scoglio natìo su cui si riversavano tutti i progetti futuri.

Lo sguardo al passato, non  sempre carico di nostalgia – almeno non credo per  Benedetto Aprea, la cui infanzia ha visto mescolare il gioco alla fatica-  a volte, potrebbe rendere più doloroso guardare il presente.
L’invito di Franco a
liberarsi non è un’idea bislacca, ma, rielaborata dal 25 aprile, è la modalità di allontanarsi da un presente poco gradito, è la chiave per aprire al futuro.

Quindi ci dovremmo preoccupare e non  meravigliare se l’entusiasmo e i valori che la festa del 25 aprile porta con sé, nell’impatto col presente, si gelano.
La Costituzione, sua naturale conseguenza, non è più compresa: non si riesce più a vederla come ventaglio di grandi opportunità di difesa dei diritti dei cittadini. Forse perché manca la percezione del valore dei diritti.

A Ponza, poi, come dice Franco Ferraiuolo nel volume scritto con Silverio Lamonica  e Giuliano Massari sulla storia della nostra isola, l’esperienza del confino non è stata mai rielaborata, e difficilmente questo rende partecipi di un evento liberatorio dal fascismo come il 25 aprile. 

Eppure il mondo attuale – vero campo minato, dove gli abusi e i soprusi schiacciano i cittadini, la politica tende a soggiogare la gente e dove l’elenco delle paure è lungo – richiede che ci si attrezzi per creare una nuova resistenza.

Giusta questa rielaborazione del passato in un contesto attuale che ha fatto il nostro Enzo!

Ovviamente, là dove manca il valore della democrazia, dove il disprezzo per il sacrificio in nome dell’idea di libertà prevale a vantaggio della piccola posizione di potere, dell’ipertrofia dell’ego, non trova spazio né ragion d’essere l’invito a resistere. E resistere a cosa? Forse all’avanzata della boria, del potere che si regge sulla connivenza e sull’accumulazione di vantaggi personali, dell’atteggiamento sprezzante verso chi non la pensa come te?
Purtroppo tutto questo, oggi, è nella norma, ben lontano dallo spirito da cui è nato il 25 aprile, e rende men che mai propensi a festeggiarlo.

Negli articoli più vicini al quotidiano ritroviamo  tematiche varie ed alcune persistenti.

Ci sono sguardi critici verso le dinamiche che hanno caratterizzato gli interventi amministrativi degli ultimi anni – La colonizzazione romana – in cinque puntate, finora! (1), (2), (3), (4), (5).
Convegni su tematiche economiche molto vicini ad attività di promozione di imprese e persone (Med Festival Experience); sequestri di armi e munizioni a non identificati bracconieri a Palmarola (in Rassegna Stampa del 25 aprile), la morte in Africa di uno dei medici del nostro Poliambulatorio;
la procedura di affidamento dei servizi delle Autolinee ad un’altra ditta (Delibera comunale e Decreto di sospensiva del Tar) per le linee ex-Pilato e, giusto per chiudere un elenco che non si fermerebbe qui, la vexata quaestio della presentazione nell’ultimo Consiglio comunale dei piani particolareggiati, nell’articolo di Vincenzo Ambrosino che riporta la versione di Vigorelli e la lettura che ne dà Franco Ferraiuolo in “Piani e Pastrocchi“.

In una ipotetica graduatoria degli interessi per i temi trattati, al primo posto ci sarebbero  di sicuro a pari merito gli sviluppi dei Piani Particolareggiati e La colonizzazione romana.

Secondo Ferraiuolo, non c’era alcun  motivo di  presentare in Consiglio comunale un piano che, per legge, è di competenza della Giunta se non quello di fare propaganda elettorale. E gli interventi da lui citati ci dimostrano che  c’è stata o incompetenza o malafede.
La discussione sui Piani Particolareggiati, mescolata a quella sulla loro presentazione in Consiglio, può distogliere facilmente l’attenzione dalle critiche al bilancio e veicolarla verso paesaggi ameni dove ci sono tettucci a cupola senza più baracche in lamiera o schifezze varie,
In attesa di leggere con attenzione il Piano, forse le risposte alle domande che Vincenzo pone in conclusione del suo articolo potrebbero aiutarci a capire se il beneficio ricade su pochi o su molti, su chi ha possibilità economiche o meno, se il  Piano regolatore è sempre rispettato o meno.

Guardandoci intorno,  ci si può scommettere che lo spirito di Giggino, che all’insegna del qualunquismo pragmatico si adopera per avere un riferimento in Comune qualunque sia la lista che vinca – tanto è la terza che vale, quella che mescola le altre due! –, è già in fermento.
Chissà se le chiacchiere e i progetti sui Piani Particolareggiati, che conosciamo per ora solo attraverso le parole illustrative del sindaco, riusciranno a far dimenticare a Giggino tutte le problematiche pregresse e che in larga parte sono presenti negli articoli su La colonizzazione romana!

Ovviamente tutti i temi forti… quelli più avvertiti – dall’approvvigionamento idrico che ci ha reso ‘dipendenti’ da Acqualatina, alla Laziomar, solo per citarne qualcuno – saranno presenti nella campagna elettorale, arroventando l’atmosfera pre-elettorale  in cui gli “spiriti furbi” si incontrano e scontrano cedendo a scorci di qualunquismo, a pressioni di varia natura, o anche alla  violenza verbale.

Eppure in questo clima bisogna districarsi  lasciandosi guidare da valori e principi che appartengono alla pratica democratica. Una apertura su temi “alti” la fornisce l’articolo di Giuseppe Mazzella di Rurillo sulle prossime elezioni francesi e la figura di de Gaulle.

Forse ci può anche dare la mano il Piccolo cabotaggio di questa settimana che sembra molto lontano dalla nostra tempestosa attualità.
Tano e i suoi compagni non si fanno travolgere dall’imperioso desiderio di vedere Lampedusa per non aggravare il gran da fare che lì è costante con la presenza dei migranti. La delicatezza d’animo di questi marinai che girano in barca lungo le coste della penisola  intrecciando e rispecchiando, paesaggio, cinema, letteratura, nasce da un valore che spesso dimentichiamo, ma arriva molto lontano: il rispetto per la persona umana che, coniugato con la coscienza civile, diventa rispetto per il cittadino.

Noi, che non facciamo di tutta l’erba un fascio, sappiamo che nella nostra isola esistono persone che a questo genere di valori credono e che si batteranno per testimoniarli.

In bocca al lupo!

 

 

 

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