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La liberazione

di Francesco De Luca
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Sembra che sia stato detto tutto. Sembra che dall’isola non pervenga niente che dia il segnale di una novità. E invece no.
Se la data del 25 aprile la si vive con l’animo non di una rispolverata ad un vecchio cimelio ma le si dia sangue, allora la liberazione diventa un obiettivo da perseguire e in cui metterci cuore. Da parte di chi? Dei Ponzesi. Ponzesi tutti.

Non è impossibile concentrare le volontà e dare uno scossone alla storia. E’ già avvenuto. I Ponzesi, quando la loro dignità l’hanno vista calpestata, si sono uniti e gli eventi successivi sono stati ricchi di positività.

E’ quando si sono lacerati nei dissidi che Ponza ha visto passare i treni dell’ammodernamento e non li ha agguantati.

Oggi, che la bellezza prorompe nella nostra isola, occorre essere consapevoli che i giochini per salvaguardare i propri interessi familiari o imprenditoriali ci fanno apparire inadeguati a gestire tanta bellezza.

Noi Ponzesi non siamo i padroni dell’isola ma delle vicende che abbiamo realizzato sì. La storia di quest’isola è la storia che noi (insieme ai nostri padri) abbiamo realizzato. Ebbene dobbiamo riprendere in mano il bandolo della nostra storia. Non farcela strappare da chi quella storia non l’ha condivisa e non la condivide.

Il nostro popolo ha la capacità di decidere il suo futuro. Senza piagnistei inutili, senza vanterie, senza giochetti sottobanco. Con dignità.

La liberazione è un obiettivo da perseguire, non un anniversario su cui piatire.

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