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La colonizzazione romana (1)

di Monia Sciarra

 

Sapete, a Roma vi sono delle università, dentro ci sono i professoroni che la sanno lunga e la sanno raccontare. Chiunque voglia trasformare il mondo antico e farlo diventare moderno si rivolge a questi scienziati del Sapere.

Ai Sapientoni ci si rivolge affinché illuminino gli indigeni sul marketing da sviluppare per avere successo e fortuna e per uscire dallo stato di indigente barbarie in cui hanno vissuto sinora: il turismo triplica in pochi anni, altro che moltiplicazione dei pani e dei pesci!

Ma non basta. Altrove, per l’affidamento del servizio di trasporto pubblico, si indirebbe una banale gara d’appalto: concorrerebbe chi ha i requisiti, il Comune in qualità di appaltante eserciterebbe i controlli che gli competono e comminerebbe le eventuali sanzioni. A Ponza, invece, intervengono preventivamente i Sapientoni ed escludono una società perché i suoi autobus non sono a norma. Ma sono gli stessi autobus che hanno circolato sinora, con cui il Comune ha sottoscritto un contratto ad agosto 2013 prevedendo una serie di clausole e, addirittura, la rescissione del contratto in caso di inadempienza! (leggi qui).
Due anni dopo, il Comune ha accettato la “rimodulazione delle tariffe”, volgarmente detta “aumento”, evidentemente ritenendo che il servizio offerto sino ad allora fosse soddisfacente. Cosa è successo da allora? In due anni sono cambiate le norme, per cui vetture che all’epoca erano in regola oggi non lo sono? In caso contrario, i Sapientoni oggi chiamati in causa dovrebbero dichiarare “non a norma” non solo le vetture, ma anche e soprattutto chi avrebbe dovuto controllare e non lo ha fatto.

Forse anche per alimentare la nuova centrale elettrica abbiamo chiamato i Sapientoni: sono loro ad aver consigliato quei gruppi elettrogeni che risulterebbero molto “inquinanti”?

I Sapientoni talvolta sono dotati di straordinaria benevolenza; con la SEP, ad esempio, hanno adottato la soluzione del ‘dialogo competitivo’, da tutti accolto con favore perché ha permesso il salvataggio di un’azienda ponzese. Con la società di autolinee Pilato i Sapientoni non hanno ritenuto di adottare la stessa benevolenza.

Vengono chiamati i Sapientoni per dirci che non ci sono poseidonie a Cala dell’Acqua: e noi ci crediamo, evidentemente quelle che vediamo sott’acqua sono frutto di nostre allucinazioni.
Gli stessi Sapientoni ci informano che i dissalatori non hanno bisogno della Valutazione di Impatto Ambientale (VAI..!). E noi ci inchiniamo di fronte a tanta sapienza e ci fidiamo pienamente.

Persone cattive e malfidate, uccellacci del malaugurio, gufacci e bafarielli sostengono che i Sapientoni agiscano a comando e a pagamento; se hanno l’ordine di eliminare, essi troveranno la scienza per eliminare; se gli si ordina di salvare, i Sapientoni troveranno la scienza per salvare. Ignorano, i gufacci e i bafarielli, che i Sapientoni agiscono sempre in scienza e coscienza, in maniera disinteressata ed imparziale, fedeli alla missione di sottrarci alle tenebre del passato e traghettarci verso un futuro radioso.

[La colonizzazione romana. (1) – Continua]

2 commenti per La colonizzazione romana (1)

  • Paolo Iannuccelli

    Sono stato in passato, nella mia qualità di redattore del giornale Latina Oggi e dell’emittente Lazio Tv, fortemente critico e “ferocemente” aggressivo nei confronti della società che da anni gestisce il servizio bus a Ponza. Mi sono battuto tenacemente per migliorarlo, razionalizzarlo, renderlo più moderno ed efficiente. Fiumi d’inchiostro e di parole al servizio di Ponza, ponzesi e turisti. Le battaglie sostenute sono forse servite a qualcosa, lo debbono giudicare gli utenti.
    In questo delicato momento, però, mi accingo a mostrare tutta la mia piena comprensione e solidarietà a Maria e Agostino Pilato, alla famiglia e ai tanti autisti, miei amici e stakanovisti del lavoro.
    Credo che un accordo tra le parti sia necessario; è un peccato cancellare il passato così bruscamente. Mettetevi attorno a un tavolo e discutete, la cosa migliore.

  • Ivana Scotti

    La verità è che Ponza è appetibile per molti romani e la cosa più facile è eliminare gli indigeni che, a parer loro, finora hanno reso questo scoglio un posto invivibile. Siamo inadeguati e non adatti a vivere su questa terra. NON LA MERITIAMO.
    Ma chi siete voi per continuare ad insultarci? Chi siete voi che puntualmente volete insegnarci a vivere la nostra isola? Ma chi ci tutela sta capendo cosa ci sta donando? Come si può decidere di eliminare un indigeno per dar spazio a un qualunque opportunista? Pilato e le sue autolinee hanno fatto la storia dei trasporti a terra, come i Mazzella per quelli marittimi. E noi li cancelliamo? Ma la società che arriverà dove parcheggerà i suoi mezzi? Forse per loro non valgono le stesse regole. Io sono 30 anni che viaggio tutti i giorni e nel bene o nel male il servizio non mi pare che abbia dato grossi problemi
    A Roma non si viaggia meglio. Noi abbiamo un servizio che arriva a coprire anche 20 ore al giorno, in altre città vi assicuro non succede. E se ci lamentiamo perché i mezzi sono vecchi, posso capire; se ci lamentiamo perché sono troppo pieni, bisognerebbe essere a bordo quando la gente che è tanta vuole salire per forza.
    QUI CI STANNO BUTTANDO FUORI. È ORA DI INCAZZARCI. Sì, uso questa parola non elegante perché nessuno è elegante con noi. Cosa ancora vogliono toglierci? L’aria? Il mare? La vita?

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