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Il Consiglio Comunale del 18 aprile. Le motivazioni del voto sfavorevole al bilancio di previsione

di Francesco Ferraiuolo

 

Lo scorso martedì 18 aprile si è tenuto quello che probabilmente è stato l’ultimo Consiglio Comunale dell’attuale consiliatura.  
All’ordine del giorno la discussione di due importanti documenti: il DUP (Documento Unico di Programmazione) e il bilancio di previsione 2017-2019.
I contenuti di detti documenti programmatici sono stati fortemente contestati dai due consiglieri di minoranza, che hanno votato contro la loro approvazione.
Il consigliere Ferraiuolo in un dettagliato intervento ha evidenziato diverse incongruenze tra quanto proclamato pubblicamente dalla maggioranza e quanto riscontrato invece dalla lettera dei documenti contabili. Senza addentrarci troppo nei diversi aspetti tecnici evidenziati dall’intervento di Ferraiuolo, citiamo solo la voce relativa alle imposte, che sono aumentate negli ultimi quattro anni e torneranno a crescere dal 2018, con una riduzione – proclamata dall’Amministrazione – per il solo anno 2017.
In altri termini, quando nel 2015 l’attuale amministrazione ha dovuto (poiché costretta dalla legge) prendere atto che esistevano debiti fuori bilancio per ben 4.619.828,57 euro, ha avuto la possibilità di suddividere tale debito in trenta anni, per un ammontare pari a euro 153.994,47 anno, importo sostenibile dal bilancio comunale. Nell’esercizio successivo è emerso un disavanzo di amministrazione che doveva essere ripartito, per legge, negli anni fino al termine della legislatura; questo non è stato fatto, ed è stato in tale modo caricata la prossima Amministrazione di un problema rilevante.   
La discussione sul bilancio era sostanzialmente terminata, quando, in seguito ad uno scambio di battute tra i consiglieri Feola e D’Arco sulle pregresse responsabilità dell’attuale disastrosa situazione contabile comunale, è intervenuto nella discussione il sindaco con termini inappropriati contro D’Arco, un’immagine inopportuna per concludere un consiglio comunale. Le conseguenze di tale intervento si sono potuti leggere dalla stampa on-line del 20 aprile.
(introduzione e sintesi a cura della Redazione)

 

Gentile  Redazione,
invio copia del mio intervento tenuto nell’ultimo consiglio comunale circa il bilancio di previsione. 

Francesco Ferraiuolo

Intervento del Consigliere Comunale Francesco Ferraiuolo nel corso della seduta del Consiglio Comunale del 18 aprile 2017 in riferimento al 4° punto all’odg: “Approvazione bilancio di previsione finanziario 2017-2019 (art. 151 del D.Lgs. n. 267/2000 ed art. 10 del D.Lgs. n. 118/2011)”

Sig. Sindaco, da sempre, ma in modo molto più accentuato da quando è in vigore la Legge n. 81 del 25.3.1993 che ha introdotto nell’ordinamento comunale la elezione diretta del Sindaco, l’approvazione del bilancio di previsione è uno dei momenti più importanti della attività amministrativa, così come quello dell’approvazione del rendiconto di esercizio.

Infatti, con la presentazione del bilancio preventivo vengono portati a conoscenza della cittadinanza gli obiettivi da raggiungere, individuate le formalità, predisposti i progetti e gli atti necessari ad attuare il programma politico dell’Amministrazione votato dalla cittadinanza; nel secondo appuntamento, quello relativo all’esame del rendiconto di esercizio, vengono portati a conoscenza della pubblica opinione quali fra i risultati programmati sono stati raggiunti, quali quelli in itinere e quali invece, specificandone le motivazioni, quelli che non è stato possibile ottenere.

Purtroppo, cosciente di apparire ripetitivo, devo ancora costatare che da quando è in azione questa Amministrazione, quali che siano le Leggi che hanno disciplinato o disciplinano la formazione dei bilanci, questi documenti, siano essi preventivi oppure consuntivi, danno un senso di vuoto, di un che senza anima.

Non si è badato a riempirli di obiettivi strategici nel vero senso della parola, ma si è voluto soltanto curare l’effetto mediatico con proclami trionfalistici che annunciavano, già dopo il primo anno di questa consiliatura, un bilancio risanato grazie alla capacità taumaturgica dell’Amministrazione sviluppatasi con il contributo di funzionari “forestieri”, che, si diceva, lavorando bene e con celerità, avevano corso “come un treno”.

Ed io a mettere in guardia insistentemente che l’avanzo di amministrazione del bilancio era “gonfiato”, che bisognava mettere mano al riesame dei residui, cosa già in parte avviata dalla gestione commissariale… e ciò fino a che la corsa si è arrestata quando il treno, tre anni dopo, nel 2015, è sbattuto contro una Legge dello Stato che obbligava i Comuni al riaccertamento straordinario dei residui attivi e passivi.

A seguito di tale obbligo la verità, inevitabilmente, non poteva non venire fuori in tutta la sua crudezza quando con la deliberazione di G.M. n. 93 dell’11.5.2015 tutto quanto trionfalisticamente annunciato risultava completamente inesistente con l’accertamento di un disavanzo tecnico di ben € 4. 619.828,57.

E non dimentico, anche, il fatto che nella seduta consiliare del 22.06.2015 dove veniva discusso l’ordine del giorno inerente il disavanzo in parola, a fronte del mio intervento con cui facevo notare l’insussistenza del trionfalismo per una situazione per nulla corrispondente alle rosee situazioni prospettate (in questa circostanza e non in altre, lo dico a lei Sig. Sindaco, dissi “fui facile profeta”), venivo fatto segno, con un che di autosufficienza, delle risatine e dei commenti ironici dei consiglieri di maggioranza.

Né dimentico che dopo alcuni giorni compariva su Facebook una prosa del Sindaco, che, sembrandomi amplificare fatti e distorcere alcune situazioni, addossava le colpe ad Amministratori, Commissari e funzionari del passato; egli non spiegava, però, come mai anche i funzionari tanto accorti da lui nominati, che “lavoravano come un treno e molto bene”, nei tre anni della sua gestione avevano continuato nello stesso metodo del passato, paragonato nel post al semplice gioco da baraccone definito delle “tre carte”.

Tale fatto, nell’accennata prosa, veniva fatto apparire genericamente come un misfatto perpetrato e nascosto per finalità oscure.

A me, invece, sembra che la situazione deficitaria fosse stata sempre messa in luce; basta leggere attentamente, con le dovute conoscenze della materia, la documentazione tutta dell’Ente: i bilanci degli anni precedenti, ora oggetto di giudizio penale, comunque tutti controllati e certificati dalla Corte dei Conti, le relazioni dei diversi Revisori dei conti e del funzionario che, sempre, riportavano l’esistenza di una critica situazione di bilancio e con le quali invitavano l’Amministrazione ad adottare provvedimenti quali, appunto, il riaccertamento dei residui e la ricognizione dei debiti fuori bilancio: provvedimenti adottati, come detto, per la prima fattispecie solo dopo l’obbligo posto da una Legge ma mai presi per la seconda, adducendo addirittura in fase di approvazione dei rendiconti l’inesistenza dei debiti fuori bilancio, salvo poi vedersi notificare Decreti ingiuntivi per somme non pagate.

A seguito dell’adozione dell’atto di G.M. n. 93 dell’11.5.2015, avvenuta perché imposta dalla Legge, emergeva, come detto, la reale e tragica situazione economico-finanziaria dell’Ente.

Il decreto Legislativo 118/2011, all’art. 3, comma 16, stabiliva, tuttavia, la possibilità di ripianare tale disavanzo in rate uguali e costanti da iscriversi nei bilanci dei trenta esercizi successivi, ciò che avrebbe consentito di chiudere definitivamente la questione in parola ma nel contempo consigliando di portare avanti una gestione più sobria.

Ma non è stato così; infatti, pur iscrivendo nel bilancio la somma di € 153.994,47, pari ad 1/30 della somma di € 4.619.828,57, che avrebbe consentito di rendere i rendiconti, per quell’anno e quelli successivi, se non in attivo almeno in pareggio, proprio con la chiusura dell’esercizio 2015 questa Amministrazione chiudeva il rendiconto con un disavanzo complessivo di € 3.466.348, 24, il più elevato nella storia del Comune di Ponza, pari a lire 6.711.786.107 che rappresenta il totale di 3 annualità di spese correnti quando i bilanci venivano redatti, appunto, in lire.

Tale disavanzo, non tecnico, ma di amministrazione, quindi già depurato da eventi gestionali afferenti il passato, non è attribuibile alle gestioni precedenti ma, dopo aver fatto l’operazione formalizzata con la deliberazione di G.M. n. 93/ 2015, esclusivamente a questa Amministrazione.

Il disavanzo di amministrazione non beneficia però della normativa invocata al momento dell’adozione dell’atto di G.M. n. 93/2015 ma è sottoposto a quella dettata dall’art. 188 del vigente TUEL, così come modificato dall’art. 74 del D.Lgs. 118/2011 ed introdotto nell’Ordinamento contabile locale dal D.Lgs. 126/2014, che interagisce, senza mezzi termini. con gli artt. 227, comma 2 bis, e art. 141, comma 2, sempre dello stesso D.Lgs. 267/2000.

La situazione per non essere stata affrontata come prescrive la normativa pone un grave e pregiudizievole gravame sulla cittadinanza per gli anni a venire in quanto, non potendosi questa volta ricorrere alla rateizzazione trentennale, si sarebbe dovuto procedere entro il termine della consiliatura, individuando i mezzi per il ripiano; il non averlo fatto nonostante anche la richiesta del Revisore dei conti, a pag. 8 del parere reso al Rendiconto per il 2015, pone seri interrogativi sulla gestione da realizzare per il futuro.

Qui si inserisce la mia critica al bilancio che stiamo esaminando che, pur in assenza della indicazione dei mezzi per il ripiano del disavanzo emergente, la maggioranza non tralascerà di approvare, lasciando così alla prossima Amministrazione una grana di non poco conto.

Il documento sotto il profilo formale e tecnico, salvo la mancata indicazione del citato ripiano, potrebbe essere anche perfetto ma si presenta molto, molto carente dal punto di vista politico-programmatico perché non essendo presenti più i capitoli ma essendo il bilancio redatto per tipologie di spese, quindi programmi e missioni, i cosiddetti aggregati macroeconomici, non è possibile individuare analiticamente quali entrate siano da realizzare e quali spese da effettuare.

Pertanto, pur nel rispetto del principio contabile dell’unità del bilancio, sarebbe stato opportuno, da parte dell’Amministrazione, stilare una relazione politica affinché sia il Consiglio sia la cittadinanza fossero resi edotti su quali specifiche entrate e spese si sarebbe fatto affidamento per realizzare i diversi programmi.

Nulla di tutto ciò ma solo proclami extra argomentazione dove si annunciano riduzioni di imposte, realizzazioni di interventi: forse solo sognati o immaginati ma per nulla realistici o collegati con documenti che ne avvalorino la messa in pratica.

Intanto, la riduzione delle imposte non si evince: dai 4.800.000 Euro del 2016 scende, sì, ad € 4.610.000 nel 2017 (anno delle elezioni) ma passa ad € 4.781.000 nel 2018 e risale ad € 4.866.000 nel 2019.

A fronte di una spesa di € 117.800 in conto competenza per Organi istituzionali figura una previsione di cassa di ben €1.138.725,69, che non adeguatamente spiegata, appare incomprensibilmente sproporzionata anche se si vuole considerare che in essa previsione confluiscano i residui.

Stessa cosa dicasi per le spese per la segreteria generale dove a fronte di una previsione di competenza di € 374.000 figura una previsione di cassa di € 555.581; anche qui se si vogliono includere eventuali residui da pagare la previsione di cassa appare sproporzionata.

Altrettanto incomprensibile appare la previsione di € 313.400 per la gestione dei tributi visto che è stata annunciata in pompa magna la chiusura del contratto con la concessionaria e che il tutto sarebbe stato gestito in house con un risparmio considerevole.

Al riguardo, ancora più incomprensibile appare la previsione per cassa di € 583.937; quanto ancora deve essere pagato per tali operazioni? Esistono degli arretrati da corrispondere alla ditta concessionaria? Sulla base di quali presupposti tale cifra viene iscritta in bilancio?

Perché per la polizia locale a fronte di una spesa di € 224.500 prevista nel 2016 lo stanziamento è depotenziato ad € 164.000 nel 2017 (anno delle elezioni) per poi essere riproposto in € 214.000 nel 2018 e € 204.000 nel 2019?

Altre perplessità emergono sugli stanziamenti relativi ai servizi rifiuti e idrico: cosa significano le somme iscritte in bilancio? Perché nel 2017 vi è un’impennata per la gestione del servizio N.U. di ben € 330.000 rispetto al 2016 mentre ritorna allo stanziamento del 2016 negli anni 2017 e 2018? Perché lo stanziamento di cassa per il servizio idrico ammonta a ben 604.111 euro totali in conto corrente e in conto capitale quando il servizio è gestito da Acqualatina e non figura alcun introito a favore del Comune? Qual è stata la convenienza del passaggio ad Acqualatina?

Già in precedenza ho fatto notare la produzione modesta di opere pubbliche nonostante i continui grandi annunci e se opera vi è stata è da attribuire per la maggior parte a finanziamenti ottenuti da precedenti amministrazioni.

Tale tesi traspare anche da questo bilancio; infatti, pur nella poca chiarezza delle carte contabili, a pag. 24 del bilancio, al quarto e secondo rigo della terza colonna, figura uno stanziamento in conto competenza di € 1.630.000 circa, appena il 13% del totale della spesa previsto in circa € 12.300.000 ed uno stanziamento per cassa di € 4.632.000 circa; da ciò, senza ombra di dubbio, non si può che desumere che la maggior parte della spesa prevista in conto capitale, cioè per investimenti, proviene da esercizi precedenti, quindi non certo farina di questo sacco.

Ciò emerge anche dal piano triennale delle OO.PP. 2017/2019, approvato con deliberazione di G.M. n. 2 del 13.01.2017, dove su un totale di € 14.117.530 circa la maggior parte, cioè la somma di € 12.350.000 circa, è riferita alla realizzazione della nuova centrale elettrica; rispetto a quest’ultimo punto vi è da osservare che tale opera risulta già essere stata realizzata dal 2015 e direttamente finanziata dalla SEP, che ne ha curato l’appalto; rinnovo la domanda: perché l’importo è riportato nel bilancio di questo Ente e per di più nell’annualità 2017?

Per il resto della predetta somma, depurata da quella afferente la centrale elettrica, tutte le altre opere enunciate discendono da progetti precedentemente approvati e finanziati.

D’altra parte, se fosse ammissibile, ma non lo è, che gli importi di opere di interesse pubblico finanziate da capitali privati o da soggetti terzi devono essere iscritti nel bilancio comunale perché non risultano riportate in nessuna delle annualità 2017/2019 quelle relative al porto turistico di Le Forna ed al dissalatore?

Una spiegazione esauriente sarebbe d’obbligo.

Altro rilievo va fatto circa il D.U.P. (documento unico di programmazione) che, allegato al bilancio per il triennio 2017- 2019, non fornisce nessun elemento in merito agli interventi che l’Amministrazione intenderebbe effettuare sulla base delle richieste e delle necessità della comunità che denuncia una forte recessione economica, una sostanziale flessione nelle attività turistiche, lamentele nella gestione dei trasporti, malcontento nella gestione del servizio idrico e della N.U.

Nulla di nulla, se non una serie di elementi statistici, per lo più standardizzati per tutti i comuni e con un occhio alla situazione europea.

Due dati molto preoccupanti invece pongono degli interrogativi sull’attuale gestione amministrativa e sono quelli relativi alla popolazione riportato a pag. 13 dove è rappresentato un andamento costante nel decennio 2002/2011 ed un forte decremento dal 2012 al 2015… e non sono disponibili i dati del 2016.

Altro elemento preoccupante, nonostante il tanto dire sulla diminuzione delle imposte, è quello relativo alle entrate tributarie per abitante che nel triennio 2013/2015 (pag. 25 del DUP) passa da un importo di € 999 del 2009, a € 1418 nel 2013, € 1540 nel 2014 ed € 1415 nel 2015 pro-capite.

Concludo dicendo che per i motivi sopra esposti questo bilancio non potrà avere il mio voto favorevole.

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