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h-32 i-19 sh 33 86 Una colonia di Cladocora caespitosa

Epicrisi 114. “… Del doman non v’è certezza”

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di Rosanna Conte

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L’incertezza è la cifra del nostro presente. E Ponza non fa eccezione.

Ad esempio, non è chiaro se il nostro porto sia poco sicuro, come ci ha dimostrato il Don Francesco tante volte, oppure no, visto che il Tetide, arrivato la sera di lunedì in porto, vi è rimasto “al sicuro” tutta la notte ed anche al mattino.

E pur vero che sono certi l’attribuzione di sovrattasse alle bollette non perfettamente in regola e coloro che non sono ad esse assoggettabili, ma resta incerto il criterio con cui vengono applicate (leggi qui e qui).

Incerti sono i meandri della politica quando devono attuare diritti sanciti e caduti nel dimenticatoio, come ci dimostra Antonio Impagliazzo nella sua ricostruzione dello sciagurato percorso politico dell’approvvigionamenti idrico delle nostre isole (1) e (2).

E se è sicuro che la volontà popolare espressa nel referendum sull’acqua del 2011 non trova applicazione, a parte alcune eccezioni, come con De Magistris a Napoli, non sappiamo come andrà a finire il percorso di alcuni comuni dell’Ato4 – non il nostro- che si sono messi in moto per acquistare tutte le quote private di Acqualatina e rendere pubblica la gestione di un bene comune che non può essere oggetto di guadagno di privati.

E se l’esperienza di APPonza risulta certamente positiva al giovane studente Davide Pastore, incerto è il beneficio dell’introduzione dell”Alternanza scuola-lavoroche sembra l’ennesima presa in giro dell’istituzione scolastica. Se si vuol far credere che con questa novità i ragazzi abbiano dei vantaggi per il futuro, non resta che tacciare la politica di malafede perché si possono insegnare tutti i mestieri di questo mondo, ma se fuori c’è il vuoto, il lavoro resterà di sicuro una chimera e il prodotto di tre anni di lavoro durante il periodo scolastico resterà un unicum emblematico. Se si vuole  una maggiore efficacia formativa, di altra caratura sono gli interventi da fare, rivoltando le impostazioni spazio-temporali (luoghi e tempi dove si impara), adeguando i curricoli e favorendo l’utilizzo delle più diverse strategie didattiche.

Ma la grande incertezza che vivono i ponzesi in questi giorni riguarda le prossime elezioni amministrative.

Incerto è il cammino verso quella che Vincenzo chiama l’Altra Lista (3), (4), eppure si potrebbe partire da un’analisi, questa certa, dei disastri degli anni passati, per soffermarsi sui punti programmatici comuni, prima di individuare con certezza il/la capolista.

Pur non essendoci ancora  nemmeno il programma dei giovani (5),  pare che siano certe la loro partecipazione e posizione, ma mi chiedo se sia certa la maturità politica dei ponzesi, quella che consente di mettere da parte il vantaggio personale, destinato a perdere nel medio-lungo periodo, puntando al vantaggio di tutta la comunità, zoccolo duro su cui costruire il futuro per le giovani generazioni.

Quello che è certo è che, se l’Altra Lista, come la chiama Vincenzo, vuole arrivare nei punti decisionali dove è possibile attivare percorsi di recupero, riconversione e trasformazione dell’isola a vantaggio dei ponzesi, deve unirsi sulle cose da fare. Ed i giovani sono fondamentali in questo percorso.
Se mancherà l’unità d’intenti fra coloro che vogliono ridare respiro alla nostra comunità, è certo che Ponza perderà, forse, l’ultima occasione.

All’incertezza si appaia la precarietà.

Una volta si parlava di caducità perché in natura tutto ha un suo corso vitale che poi finisce. Oggi l’instabilità caratterizza le vite di tutti e la precarietà è il vero dato esistenziale.

L’avvertiamo nei cambiamenti sociali che ci coinvolgono, nei problemi economici quotidiani, nei rapporti con gli altri, anche se le riflessioni più amare le facciamo quando da questa vita se ne va qualcuno. E questa settimana c’è stata la scomparsa di Aniell’ ‘i ‘Gnazio

Con la bellissima poesia Ambiti falcati Tommaso Lamonica, fissando l’immagine della giovinezza, voleva forse esorcizzare la caducità?

Può darsi. Oggi davanti alla precarietà esistenziale ricorriamo ad una serie di piccoli e grandi miti, quelli che l’antropologo Marino Niola chiama mitoidi, che ci aiutano a muoverci negli sprazzi di momentanea stabilità.

Come non utilizzare gli strumenti hi-tech che ci rendono potenti, novelli centauri e sirene, se ci concedono poteri superiori come l’accesso a tutto lo scibile umano o la connessione fra persone dislocate agli antipodi del globo terrestre?

Eppure le manifestazioni dell’8 marzo che hanno potuto essere unificate nelle modalità e finalità in più di 40 paesi avvalendosi anche della tecnologia, ci dicono che la condizione della donna è precaria per eccellenza. E’ per questo che i movimenti si propongono come punto di aggregazione di tutte le altre condizioni precarie ed hanno proposto lo sciopero come forma di lotta.

Molto apprezzabile la lettera del sindaco Coletta! L’idea di dedicare tre strade a tre donne è uno di quei piccoli gesti che possono dare un contributo alle battaglie femminili contro la percezione aleatoria delle azioni che le donne compiono quotidianamente.

Il canto di Marta Gomez ci dice che le mani delle donne agiscono con fermezza in ogni contesto. E’ ad esse che possiamo affidarci per costruire certezze per il nostro futuro?

Per ora guardiamo a quanto di definito emerge in questa settimana di Ponza Racconta.

Il sapore del sanguinaccio e il tradizionale accoppiamento dei maiali non sono più facilmente ritrovabili a Ponza, e il loro ricordo è uno dei fili spezzati dal nuovo.

Ma ci sono anche i bellissimi tentativi di costruire piccole grandi certezze come quello dei ragazzi della manifestazione di IsolaMondo, tesi a costruire ponti di affetti e significati che non siano solo in hi-tech o quello di Tano Pirrone che ricuce magistralmente nella nostra memoria grandi e belle opere cinematografiche navigando sottocosta.
Anche un libro come quello di Cristina Vanarelli sul padre, che sarà presentato a Roma martedì, ci può dare qualche certezza: la ricerca di senso è sempre presente e pressante nell’uomo e un artista eclettico, come Augusto Vanarelli – tra l’altro ha amato tanto la nostra Ponza da volervi far riposare le sue ceneri – ha vissuto la sua vita nella costante ricerca di forme che potessero rivelarlo.

Giuseppe Mazzella di Rurillo, poi, prende uno spaccato di costruzione culturale isolana che è diventato certezza. Ne approfitto per salutare il Chiodo (così sempre ho pensato di scriverlo) conoscenza del mio periodo giovanile e collega per breve tempo, proprio mentre organizzava il suo Procida Oggi. Peccato che l’esperienza di Ponza mia si sia esaurita in breve tempo! Ci consoliamo pensando che Ponza Racconta ne sia l’ideale prosecuzione modernizzata.

Sono, infine,  certamente sinceri gli auguri per i piccoli Zoe e Nicholas e fanno parte del piccolo gruppo – ma mi pare che si stia infoltendo – di futuri ponzesi, anch’essi residenti e non (per non perdere la certezza della lunga e nota diatriba), ma sempre legati da un profondo affetto a questo scoglio.

 

 

 

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