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Nakata, Pubblia e Lifana (2)

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di Rita Bosso

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Lo chiamerò Nakata, come l’omino delizioso uscito dalla penna di Murakami. Un incidente capitatogli da ragazzino lo ha privato di alcune capacità; Nakata parla di sé in terza persona, apre o conclude ogni frase con l’affermazione della propria stupidità, pone domande ovvie, talmente ovvie da risultare fondamentali, teme e rispetta il Governatore, autorità suprema, severa e giusta.

Nakata conserva le ricevute dei pagamenti; quando gli è giunta la lettera di Pubblia e di Lifana, l’ha letta attentamente e gli è balzata all’occhio la contestazione di omesso pagamento del saldo; “Nakata è stupido, Nakata ha dimenticato di pagare” ha detto ma la ricevuta della banca stava lì, a dimostrare che non c’erano stati omissioni o ritardi da parte sua. “Ma le due sorelline si parlano? È possibile che i soldi li abbia presi Pubblia e la lettera l’abbia mandata Lifana o viceversa?” domanda Nakata, che è stupido.

Comunque Nakata ha commesso un errore, perché Nakata è stupido; il suo errore ammonta a sei yen, quello commesso da Pubblia (o da Lifana, o da entrambe) è di venti volte tanto. Per l’errore di sei yen, Nakata dovrà pagare una multa di cinquanta yen; “Pubblia e Lifana dovranno dunque versarmi un migliaio di yen? E, magari, pagare una multa salatissima al Governatore, incazzato per le vessazioni ai suoi sudditi?” ha domandato Nakata. Perché Nakata è stupido.

Nakata ha saputo che Pubblia e Lifana hanno chiesto yen a tutta la gente del paese, forse le due sorelline devono sposarsi e hanno bisogno di soldi per il pranzo e le bomboniere. “Con i mille yen che mi spettano farò loro un bel regalo”, ha promesso Nakata. Sul fatto che riceverà i soldi e le scuse delle sorelline, Nakata non ha alcun dubbio. Perché Nakata è stupido.

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