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Una condotta sottomarina per Ponza (prima parte)

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di Antonio Impagliazzo

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Il rifornimento idrico delle isole pontine ha rappresentato, fin dagli anni ’60, quelli del boom economico, un problema di difficile soluzione.
C’è stato un periodo, intorno agli anni 80, in cui si è parlato di condotta sottomarina, progetto poi abbandonato senza i necessari approfondimenti.
Arriviamo così ai giorni nostri quando l’ingresso di Acqualatina nella gestione del Servizio Idrico Integrato e la conseguente decisione di collocare i dissalatori  hanno riacceso il dibattito intorno al problema del rifornimento dell’acqua.
Ciò che oggi preoccupa di più è la sensazione che alcune decisioni di notevole portata per il futuro delle isole siano prese a tavolino senza fornire una capillare informazione e senza, soprattutto, un adeguato confronto/coinvolgimento delle comunità isolane.

Siamo veramente certi che il modo di risolvere il problema sia unicamente quello di impiantare dei dissalatori? O, magari, sia da ripensare anche la costruzione di una condotta sottomarina (peraltro già pianificata negli anni ’80) al fine di stabilire un sereno confronto costi/benefici e le problematiche connesse con la realtà del territorio? Siamo certi che Acqualatina e la conferenza dei sindaci di Ato4 non approfittino del ruolo dominante e facciano del tutto per salvaguardare gli interessi delle isole?
Un contributo di risposta a questi interrogativi può venire dagli scritti che Antonio Impagliazzo ci invia su un tema di pressante attualità.
La Redazione

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Breve storia

Il tema di rifornire l’isola di Ponza con acqua potabile fu affrontato nell’anno 1976 dalla Cassa per il Mezzogiorno con la proposta di realizzare un acquedotto sottomarino dal promontorio del Circeo all’isola.

Nello stesso periodo anche la Regione Lazio concordò sulla necessità di risolvere il problema dell’approvvigionamento idrico dell’isola e vennero coordinate con la Cassa per il Mezzogiorno una serie di iniziative ed interventi allo scopo di assicurare una soluzione idonea e completa del problema. In particolare la Regione Lazio affidò in data 8 febbraio 1981, a seguito di appalto-concorso, per l’importo di lire 160’740’000, a ditta specializzata (la Marine Geophysical Italy di Roma) uno studio di fattibilità per l’approvvigionamento idrico.

Il suddetto studio di fattibilità riguardò in particolare:

  • l’individuazione dei fabbisogni e la loro proiezione nel futuro;
  • l’esame delle varie soluzioni alternative (trasporto con navi cisterna, impianto di dissalazione, acquedotto sottomarino, soluzioni miste);
  • raffronti economici fra le diverse soluzioni.

Nello studio presentato veniva adeguatamente documentato e dimostrato che la soluzione ottimale per l’approvvigionamento idrico dell’isola di Ponza era da individuare nell’adduzione mediante condotta sottomarina.

Appalto-concorso per la condotta sottomarina

Gli elementi accertati con lo studio di fattibilità e quelli ulteriori acquisiti direttamente dalla Cassa, insieme con la definizione di alcuni criteri generali ed in particolari con quelli effettuati d’intesa con i competenti organi tecnici della Regione Lazio e con l’Amministrazione comunale di Ponza, vengono assunti per la redazione del progetto base per l’appalto-concorso a cura della Cassa per il Mezzogiorno. Si riportano brevemente i suddetti dati ed i criteri essenziali approvati dal Consiglio di amministrazione della Cassa nell’adunanza del 17 novembre 1982 (Progetto Speciale n.29/227/2° lotto):

  • Portata di dimensionamento dell’acquedotto pari a 54 l/s con una portata minima di esercizio di 16 l/s;
  • Serbatoio di 4000 mc, da realizzare in caverna, in località Mezzomonte (S. Felice Circeo) con quota piezometrica di 46,5 m (punto iniziale del sistema di approvvigionamento di Ponza);
  • Serbatoio della capacità utile di 2000 mc, da realizzare anch’esso in caverna, sull’isola di Ponza alla quota piezometrica di 149,0 metri s.l.m. (elemento terminale dell’acquedotto sottomarino a Ponza);
  • Tracciato sottomarino Torre Paola – Cala di Feola che presentava rispetto ad altre alternative per il punto di partenza dalla terraferma una serie di vantaggi;
  • Attraversamento sottomarino, della lunghezza di circa 37.600 m, ottenuto con due condotte in parallelo, in maniera da avere elevate garanzie di sicurezza per la continuità del servizio.

Sulla base delle suddette previsioni progettuali e dei prezzi di mercato fu redatto un computo metrico con una previsione di spesa complessiva di 46 miliardi di lire (euro 23.757.017,00).

Va ricordato, inoltre, che la Regione Lazio nell’ambito della legge regionale n. 53 del 12 settembre 1978 (la cosiddetta “Legge speciale isole Pontine”) finanziò dall’anno 1978 con un impegno finanziario rilevante oltre lo studio di fattibilità per l’approvvigionamento idrico dell’isola di Ponza, la realizzazione, per lotti successivi, di una serie di opere idriche preparatorie e di raccordo con la prevista condotta sottomarina, opportunamente dimensionate sulla base delle future dotazioni idriche assicurate dall’acquedotto stesso.

Nel contempo la Cassa per il Mezzogiorno avviò le opere integrative a terra relative al 1° lotto e che si riferiscono all’impianto di adduzione dell’acquedotto Sardellane, con emungimento dalla falda dei Monti Lepini, per un importo dei lavori di lire 1.089.000.000.

In data 16 gennaio 1984 la Cassa provvide a porre in appalto le opere relative all’acquedotto sottomarino, le cui procedure furono successivamente sospese in data 30 agosto 1984 a seguito dello Stato di liquidazione della Cassa stabilito con decreto del Presidente della Repubblica del 6 agosto 1984. La procedura dell’appalto-concorso venne in seguito riattivata con nota del 21 maggio 1985 dal Commissario liquidatore della Cassa per opere straordinarie di pubblico interesse nell’Italia meridionale e con termine di scadenza per la presentazione delle offerte fissata al 19 luglio 1985.

La ditta risultante vincente dell’appalto per mancanza di alcuni requisiti di gara previsti per l’antimafia, accertati successivamente, e dopo il vaglio di vari ricorsi opponenti a tale assegnazione, nell’anno 1989 venne dichiarata decaduta dall’affidamento e l’appalto dei lavori fu assegnato alla ditta seconda classificata; il cantiere non venne tuttavia consegnato a questa impresa e le somme dell’appalto caddero poi in perenzione.

Nello stesso anno 1989 il Comune di Ponza incarica la società Castalia di uno studio di fattibilità in merito alla tutela ambientale e di sviluppo socio-economico dell’isola dove nel rapporto finale riguardante il sistema di approvvigionamento idrico venne riconfermata la scelta della condotta sottomarina, mentre viene scartata la proposta per la realizzazione di un dissalatore; tra le motivazioni vengono riportati il “forte impatto ambientale dell’impianto, gli alti consumi elettrici e le difficoltà gestionali“.

Consorzio Isole Pontine

Con deliberazione della Giunta regionale Lazio dell’11 giugno 1991 venne approvato l’atto di convenzione tra la Regione ed il “Consorzio Isole Pontine” che modificava le modalità di intervento ai sensi della legge regionale n. 53 del 12 settembre 1978; cioè la Regione anziché intervenire direttamente per il risanamento igienico-sanitario, con la creazione di infrastrutture al servizio e per lo sviluppo turistico delle isole Pontine, affidava al suddetto Consorzio lo studio di fattibilità, la progettazione esecutiva e la realizzazione degli interventi stessi. Purtroppo questo Consorzio si limitò unicamente alla presentazione nel mese di maggio 1992 di uno studio di fattibilità concernente gli interventi infrastrutturali nelle isole, per il quale venne riconosciuto un compenso forfettario di lire 602.270.000 oltre IVA. Anche in questo studio “si riconferma la scelta dell’acquedotto sottomarino con alcuni adeguamenti progettuali”.

Nello stesso periodo il Consiglio Comunale di Ventotene con delibera in data 03 maggio 1992, esaminati gli elaborati costituenti il ciclo delle Acque/Dissalazione, trasmessi dalla Regione Lazio nell’ambito della convenzione con il Consorzio Isole Pontine, mise a verbale le seguenti considerazioni “Il Consiglio Comunale di Ventotene, sin d’ora, ritiene impossibile avventurarsi su una strada come quella prospettata senza aver prima chiarito chi e come sopporterà la gestione degli impianti e delle problematiche connesse (impatto ambientale, inquinamento del mare e dell’aria, approvvigionamento materiale energetico di gasolio e la occupazione del suolo da parte degli impianti)”.

 

[Una condotta sottomarina per Ponza (1) – Continua]

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