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Cronache dallo Sri Lanka. Anusha e l’Amore

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di Emanuela Siciliani

 

Polhena, 2 febbraio 2017.
E’ quasi l’imbrunire. Gli operai sono andati via da poco. Ce ne sono nove al momento – pittore falegname tre muratori che fanno una piccola squadretta e arrivano in tuc tuc – poi c’è Ranga, il più svogliato di tutti.

Un tuc tuc, efficiente mezzo di trasporto locale

C’è anche Anusha, che oggi non è venuta perché ha accompagnato il marito, che ha avuto un infarto, all’ospedale di Galle dove attende di essere chiamato per l’operazione che dovrebbe rimetterlo in sesto, anche se Paolo, l’amico cardiochirurgo che ha visto i suoi referti medici, dice che ha un venti per cento di probabilità di non farcela.

Anusha ci aiuta in casa, è la cognata di Bantu il falegname, che conosciamo da molti anni e ci sta super simpatico con quell’unico dente in bocca, dinoccolato, con la sega a mano sa costruire col legno tutto quello che gli chiediamo.

Credo ci sia lo zampino di mio padre nell’avermela fatta arrivare a casa, come è stato per Sulemani, il meccanico che ci aiuta a Ponza da quando Toto, il braccio destro di Domenico ha fatto ritorno in Romania per stare con la bellissima Bianca, sua moglie.

E’ andata così: siamo a Ponza, è primavera, sono con Domenico e Luisa e sconsolati ci chiediamo chi prenderà il posto di Toto per i motori della flotta “Diva Luna”.
Domenico è scoraggiato, dopo dieci anni di comunanza con Toto, che gli è diventato un po’ figlio, fare a meno delle sue mani esperte sembra impossibile.

– Non perdiamoci d’animo. Chiamo mio padre.
Lo chiamo spessissimo, a Roma se cerco parcheggio puntualmente lo trovo, se perdo qualcosa, la ritrovo…
È il mio pensare positivo, perché è quello che lui mi ha insegnato e funziona!

Mio padre non c’è più da 10 anni, ma per me è sempre vivo. Lo cerco e lo trovo dovunque, nel sorriso di un vecchio, nel pianto di un bambino, in un gran temporale, in un’alba quieta. Sento che è dentro di me e ci resterà finché vivo.

Detto fatto apro il computer e vado su Cerco Lavoro: meccanico motori marini cercasi
E questo è il primo annuncio che mi passa davanti gli occhi: Esperto meccanico cerca lavoro.

Lo chiamo e mi risponde un ragazzo straniero, ma dire che lo capisco… che ci capiamo… Mah!
Riusciamo però a scambiarci i numeri di telefono. Ci risentiremo.

– E’ solo la prima possibilità. Ma ha l’aria di essere interessato. Ho sentito che è positivo e già questo è importante! – dico a voce alta aspettandomi approvazione dai miei sodali.
Niente, sono scettici entrambi.
– Vedremo – dico loro e continuo la ricerca.

In tanti hanno risposto ma Sulemani è l’unico che ho incontrato, il primo che ho chiamato, dopo qualche giorno, a Roma, piazza san Cosimato per un caffè e poi una prova da un meccanico amico di Formia e…

– Non lasciatevelo scappare! – ci dice l’amico, esperto meccanico, – è bravissimo!
Non si sbagliava l’amico e neppure mio padre che ci ha fatto incontrare.

La potente flotta peschereccia locale

In tanti anni passati nella casa di Sri Lanka abbiamo visto avvicendarsi tanti operai; tutti indistintamente andavano seguiti minuto per minuto, per tema che combinassero qualche pasticcio.
Il pittore è arrivato in sordina e si è visto subito, con nostra grande meraviglia, che era capace di fare bene il suo mestiere, conosceva ii prodotti e lavorava con competenza e professionalità.
Rohini, la signora che lavora da noi ormai da più di un anno, non riusciva a gestire la casa – con i tanti lavori che occorrono – vuoi per la mole, vuoi perché era svogliata.
Così ci è venuta l’idea di trovare un aiuto supplementare e, chiesto al pittore se avesse qualcuno da proporci , si è presentato con Anusha la stessa sera e da quel momento il sole è tornato a splendere sulle nostre teste di bianchi, bisognosi di tante mani volenterose per gestire questo piccolo paradiso, che richiede un mare di attenzioni e di cure.

La casa com’era prima dello tsunami del 2004 (addobbata per una festa)

E si è visto ben presto che dove lei metteva mano le cose riprendevano vita, quasi fosse una fatina discesa dal cielo, armata di scopa procede infaticabile nel sistemare il prato, innaffiare le piante, concimare, e dove la metti sa stare, con grazia eleganza ed un sorriso dolcissimo.
E non si ferma mai, come il fratello pittore che dove passa col suo pennello tutto risplende.

Miracolo! Avere qualcuno che ti aiuta veramente e che anche tu puoi aiutare!
Anusha ora manda avanti la famiglia col suo lavoro perché il marito non può lavorare, viste le sue condizioni.
Per emulazione anche Rohini, la signora in carica, ha messo lo sprint e fa a gara con Anusha nell’essere solerte e precisa.

Passiamo la maggior parte del nostro tempo con gli operai e, senza accorgercene, diventano le nostre compagnie; da tanti piccoli gesti ci fanno capire che apprezzano il lavoro con noi e di questo siamo fieri, perché se pretendiamo molto da loro poi li ricambiamo con tanta attenzione e buoni salari (…un amico di qui, Cintaka, ci dice che siamo la causa degli aumenti del prezzo del lavoro a Matara!)
Certo non è vero – vero è che il paese ha subito una grandissima trasformazione e si respira un’aria di efficienza e modernità che avanza, con i pregi ed i difetti che ne conseguono – ma forse un poco sì.

Quando è tornata dalla visita col marito e le hanno dato la data dell’intervento – il prossimo maggio – nel riferirmelo si è messa a piangere, lacrime lente piene di malinconia e di dolcezza, per qual marito che ama malgrado abbia tutti i denti cariati.

Anusha porta in dono ogni giorno un tralcio di pianta dal suo giardino, che poi sistema nei vasi in talea: li ama dipinti di bianco.
Averla in casa è un vero piacere, la dolcezza a portata di mano, un sentire semplicissimo, di chi ha la fortuna di fare le cose con amore.

Sinhala boats

Una spiaggia predisposta per la marcita dei cocchi

La sinhala kitchen e il forno tandoori portati via dallo tsunami

 

Nota
Tutte le foto che corredano l’articolo sono originale, di Françoise Mouton e Renzo Russo

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