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109. PEE. Piccola Epicrisi Ermetica

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di Enzo Di Giovanni
Trumpeter

 

Ho davanti il foglio bianco, più bianco del solito.
La pagina bianca sulla quale il poeta affronta la lotta per dar voce all’inesprimibile.
Che c’entra Mallarmé?
In un assordante silenzio ed un caos calmo – siamo a febbraio – di cosa volete che si possa discutere, confrontarsi, a proposito di un’isola più lontana del solito, invernale, sconosciuta al mondo… (amo gli ossimori: è tra le pieghe dei paradossi che divampa la fiamma della vita, é nell’apparente nulla che nascono le cose).

Ed infatti è una settimana di ricordi, echi, passioni forti, di silenzi, di dolore, di paure, e di tensioni sopite, plastiche o fragili, insomma come terremoti.
Senza ricordi non conosciamo il presente, senza silenzio non sentiamo i suoni, senza disperazione non c’è resurrezione, senza poesia niente prosa.

Breviario-mediterraneo

E’ morto un Poeta. Addio a Predrag Matvejevic.
Le frontiere vere del Mediterraneo non sono statali, non sono neanche storiche. Le frontiere vere del Mediterraneo sono, per esempio, l’ulivo, il mandorlo, il fico, il melograno. Fin dove va il fico senza diventare selvaggio è il Mediterraneo. Fin dove va il melograno senza diventare acido è il Mediterraneo. Fin dove va l’ulivo e sull’altra sponda la palma.
Questo era – è – Predrag Matvejevic.

Fichidindia mare.2

Uno dei nostri modi di essere Mediterraneo è il fico d’India. Fichi d’india, per cominciare. E poi I fichidindia (i ffechetinie). Può una succulenta spontanea assurgere a simbolo di una comunità? Sì, se fa parte della storia dimenticata di questa comunità. Sì, se questa comunità ha un bisogno disperato di sapori, meglio se maturati al sole ed al vento, ancora meglio se rielaborati dalle sapienti mani della tradizione contadina.
E vogliamo parlare della potenza del silenzio?

Meddle. rear
Abbiamo perso da tempo il silenzio che sopravvive alle Galàpagos:  Il silenzio “assordante” e i misteri della vita delle Galapagos ed Il silenzio delle isole. L’abbiamo perso non solo nei decibel, ma soprattutto nella capacità di sentire l’armonia con la nostra, di isola. Perché il segreto del silenzio, la sua straordinaria metafora, sta nell’unicità della natura, di un habitat in cui ogni cosa, animale o pianta partecipa del medesimo respiro. Che invidia vedere quei pellicani, quei leoni marini nell’agorà del mercato!

Teresa, la leonessa marina
Ma abbiate fede. I nostri anticorpi sono Uova di serpente e Pulcini di drago. Cose così, considerate minimaliste: perché se il silenzio lo possiamo ancora sentire, allo stesso modo possiamo vedere ciò che è invisibile solo per chi non sa vedere.
Magari “aiutandoci”, visto che non ci sorregge più la continuità storica, con il ricordo: le lanaperle e il bisso, una realtà che sembra lontanissima eppure è dietro l’angolo.
Oppure con la fotografia: I luoghi della memoria. Una foto parla, ed attraverso quegli ”attimi rubati” dice forse più di quello che sa, quando appartiene ad un mondo che si considera perduto.
Oppure con un video: “Remember” oltre l’epicrisi. Non so, non sappiamo, Martina, se il confronto con Nietzsche, alquanto calzante, possa rappresentare un propellente.

Remember. Sea
Nelle comunità autoctone, “sane”, la follia era vista come segno di vicinanza a Dio, per l’appunto. Ed i folli erano gli strumenti, le chiavi di accesso a questa conoscenza: temo che queste chiavi le abbiamo smarrite. Di sicuro, abbiamo bisogno di uno scatto d’orgoglio che deve essere, prima di ogni altra cosa, culturale.
Sventurato quel popolo che ha bisogno di eroi, per dirla con Brecht: viene da aggiungere che ancora peggio quando tale popolo neanche è più consapevole di questo bisogno: quando ci sembrano lontane quelle parole, quei sentimenti che ci riporta Silveria con l’amore ai tempi della scrittura – 3 – per la patria.
Ma anche aver bisogno di filosofi – o di pazzi che dir si voglia – non va mica bene… Significa essersi talmente impoveriti da aver paura di se stessi. E di nutrirsi di questa paura, vertigine, per non aspirare ad altro. In sostanza, morire d’inedia.
Tra i silenzi e le paure, ci possono stare pure i terremoti?
E certo che ci stanno, ci mancherebbe… Oltretutto questa settimana nessuno ha parlato di trampate (eppure ci sarebbero!), per cui ci occupiamo di altri cataclismi…

sismografo
Scossa di terremoto a Ponza e Terremoti a Ponza.
Soprattutto I terremoti a Ponza. Intervista con Luca Cardello: finalmente un addetto ai lavori che dice cose sensate (Cardello è un ricercatore, che lavora ovviamente all’estero) e spunti su cui riflettere. Lo ringraziamo e speriamo essere l’inizio di una collaborazione proficua per il nostro sito!

Mi sono scordato qualcosa?
Ah sì, la recensione: Dal vs. inviato speciale al film di Ficarra e Picone, “L’ora legale”.
Cioè di un film in cui vi è una competizione elettorale in un paesino, con due candidati che rappresentano due modi diametralmente opposti di intendere la cosa pubblica.
So che è uscito, ancora non l’ho visto, ma sono curioso di vedere le analogie con la nostra isola di cui racconta Sandro… …Impossibile! Non credevamo di essere unici?

Locandina-ora-legale.

 

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1 commento per 109. PEE. Piccola Epicrisi Ermetica

  • Gennaro Di Fazio

    Ho apprezzato molto questo editoriale, non solo per la forma e per i contenuti, ma per l’anima che trapela dalla sua scrittura. Un’anima nobile che ama l’Isola, ma che purtroppo, non riuscendo a trovare il bandolo della matassa, si rifugia nell’ “abbiamo bisogno di uno scatto d’orgoglio che deve essere, prima di ogni altra cosa, culturale”. Non che la cultura non abbia un ruolo nel modificare la società, tuttavia essa ha la necessità di rapportarsi, perché in reciproca interconnessione, con gli altri due capisaldi della società attuale e cioè con la politica e con l’economia. Ma da dove partire? Quali dei tre è più importante? Nessuno e tutti e tre contemporaneamente. Sì, proprio così, perché questi 3 sistemi, essendo complessi, hanno modo di esistere solo e solamente perché interdipendenti tra loro. Ma chi e/o che cosa riesce a fare il cambiamento? Il tutto è determinato dal caso e dalla necessità dell’Esistenza? A questo punto sembrerebbe che non ci sia speranza a meno che non intervenga qualche fattore a noi estraneo che rompe il sistema e crea un nuovo equilibrio. Tuttavia il mondo è in continuo mutamento e sembra che ciò accade quando si modifica il comportamento umano, ossia il suo modo di vedere e di interpretare i fenomeni e le relazioni, vale a dire il suo modello di pensiero, cioè il paradigma. A volte basta anche l’azione di una sola persona e/o una sua riflessione a spostare tutto il sistema. La Storia è piena di idee e/o personaggi che hanno cambiato il suo corso. In questa ottica la cultura, come dice Enzo, ha sicuramente la sua importanza, tuttavia per essere tale, cioè per essere lei a determinare il cambiamento politico ed economico quindi la qualità di vita di una comunità, non si deve solo esprimere, ma deve soprattutto saper coinvolgere la gente nel pensiero e nelle azioni.
    Ma “qual è il modello di vita che si vuole ci sia sull’isola.” Credo si debba partire da ciò; le scelte e gli aspetti organizzativi si devono legare al progetto – anzi credo che verranno di conseguenza – altrimenti si rischia di creare mostri che favoriscono solo alcune persone o categorie a discapito della qualità della vita dell’intera comunità. Magari anche partendo da un sogno; e siccome a me piacciono gli aforismi, vorrei terminare questo mio commento con la frase di Hans Selye, medico austriaco (1907 – 1982): “ Per fare diventare realtà un grande sogno, il primo requisito è una grande capacità di sognare; il secondo è la perseveranza, una fede nel sogno.”
    Gennaro Di Fazio

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