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Poesia. Spiegarla si può? (3). Il poeta che sta dietro a ‘Paterson’, e Patrizia

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proposto da Sandro Russo
Poesia Nuvole. Piuma

 

Nel film di Jarmush – Paterson – citato nella seconda parte sono state utilizzate delle poesie di un vero poeta americano, Ron Padgett, che è stato intervistato da Elena Stancanelli in Robinson per “la Repubblica” di domenica scorsa 15 genn. Da cui riprendo, in ordine sparso, alcuni brani.

“L’autore delle poesie di Paterson è in realtà un poeta americano molto celebre, Ron Padgett. Ha settantaquattro anni e ha pubblicato una ventina di raccolte di poesie. È anche autore della magnifica e molto famosa How to be perfect, che può essere considerata un magistrale esempio di componimento “alla Paterson”.

Paterson falls

Paterson falls: nella realtà e nel film

Domanda –La poesia può essere complicata, quasi incomprensibile come, per esempio, i Cantos di Pound, o “semplice” come quella di William Carlos Williams vissuto appunto a Paterson e autore dell’omonimo poema.
Risposta – “A differenza di alcune delle mie poesie, quelle che ho scritto per Paterson sono accessibili. Sono pensate apposta per non spaventare le persone, per farle avvicinare. Alla lettura e anche alla scrittura. L’intero film è un invito ad abbracciare il grande mondo della poesia”.
D. – Tutti i bambini e le bambine sono poeti, capaci di scrivere poesie per conquistare il bambino o la bambina amati?
R. – “Ognuno di noi nasce con la sua provvista di immaginazione e credo anche con l’innata capacità di esprimerla. Ho insegnato poesia ai bambini per un lungo periodo della mia vita, ed era pura gioia vedere quanto a loro desse piacere scrivere. È ovvio che quell’abilità deve poi essere incoraggiata ed esercitata altrimenti si atrofizza”.

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– Le poesie si leggono in silenzio o a voce alta? Quanto entra il corpo nella poesia? – chiedo a Ron Padgett che ha fatto parte della New York School, il celebre gruppo informale d’avanguardia formato da poeti, artisti, musicisti, ballerini attivo a New York fra gli anni Cinquanta e Sessanta.
R. – “La poesia per me è fisicità, il flusso cinetico delle parole, la sintassi, gli a capo, il suono, è come una danza. Le poesie sembrano immobili sulla pagina, ma invece cantano e ballano. Ma per altri no, per altri la poesia è più vicina alla prosa, o alla visione e non vuole essere lirica né cinetica. Per fortuna la poesia è come un grande palazzo con tante stanze, e nuove stanze possono essere sempre aggiunte, all’infinito”.

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Come possiamo dunque riconoscere una poesia – provo ancora a chiedergli – se diamo lo stesso nome al componimento di una bambina e alle opere, per esempio, di Mallarmé.
R. “Una risposta sensata a questa domanda avrebbe bisogno di più parole di quante potrebbe pubblicarne Repubblica in un anno intero”.
– Ma le piace la definizione di Ungaretti: “la poesia è poesia quando porta con sé un segreto”? – insisto.
R – “Ammiro molto Ungaretti. L’ho incontrato una volta a New York, doveva essere il 1965. Era una persona molto cordiale. È molto bella questa sua definizione di poesia, ma mi chiedo cosa intendesse lui con la parola segreto. Forse anche la sua stessa definizione di poesia ha un segreto.

Come si legge, davanti all’insistenza dell’intervistatrice, il poeta svicola, elude; e ci pone nuovi problemi senza chiarire i punti i questione.

Confermiamo dalla voce di Ungaretti quel che abbiamo appena letto…

Giuseppe Ungaretti: I poeti che ho amato – “La poesia è poesia quando porta in sé un segreto”

.

***

Appongo solo un ultimo tassello, prima di concludere.
Questa brevissima poesia è stata pubblicata sul sito da Patrizia che nella vita fa la pediatra (leggi qui in commenti) e – benché la conosca da una vita – neanche sapevo che si dilettasse di poesia.

piccoli, immensi, limpidi
sorridete disarmati
allo specchio dell’anima:
Bambini.

Quando le ho detto che mi era piaciuta molto, tanto da volerla pubblicare sul sito, mi ha chiesto:
– Ma hai capito tutto?
– Perché? C’era qualcosa da capire, oltre al piacere della lettura? – ho chiesto allarmato.
– Beh, sì!
– e mi ha spiegato cosa aveva in mente, con la nota seguente:
“La mia minuscola poesia è stata scritta per descrivere una emozione molto precisa: quella che provo ogni volta che un bambino di soli due mesi mi sorride.
A quell’età infatti, il bambino, che ha ben poche competenze, riconosce il volto umano e sorride.
Non ha denti, quindi è disarmato, mostra le nude gengive e il suo sorriso “aggancia” i “neuroni specchio” dell’interlocutore che a sua volta gli sorride (è quello lo specchio dell’anima).
Forse tutto meno poetico di come può sembrare ad una prima lettura, ma certo più autentico”.

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L’affermazione di Ungaretti, proprio perché è lui a parlare, induce anche un’altra riflessione.
La domanda posta all’inizio infatti – La poesia. Spiegarla si può? – raddoppia. Riguarda sia chi la poesia la produce, sia chi la fruisce.
Forse per primi vale quel che diceva Siti (leggi qui), che spesso il Poeta trae dal profondo cose che egli stesso non sapeva di avere dentro.
Per gli altri – ed è la stragrande maggioranza – forse è il “segreto” di cui parla Ungaretti ad attrarre, un’eco lontana e il vago ricordo di cose dimenticate, di “quelle macchie bianche, stimmate odorose, quelle perdute orme argentee di piedi nudi angelici, disseminate a gran passi lungo i nostri giorni e le nostre notti…” (Bruno Schulz in “Le botteghe color cannella”leggi qui).

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Il mistero aiuta, stimola la sfida, ma poi avere più informazioni e mezzi di penetrazione del testo, aiuta a farlo arrivare al bersaglio.
Cosicché la risposta alla domanda è . C’è solo un modo in cui una poesia ci può penetrare e cambiare, e passa attraverso la comprensione.

Per entrare in risonanza con la poesia – per chi la produce e per chi la fruisce – è comunque necessario uno stato di grazia, una specie di disposizione o “sguardo poetico”, che è capriccioso e intermittente (“il romanziere scrive quando vuole, il poeta quando può, se la poesia non viene non viene” – scrive Siti nella prefazione del suo libro).
Secondo me questo “sguardo poetico” sul mondo viene prima e vale più delle parole scritte e/o lette

È possibile che sia nella memoria di tutti l’esperienza di “certe giornate”, se è vero che ognuno ha le sue poesie in qualche cassetto segreto; se spesso non dice a nessuno di aver scritto “poesie”…

Porta luna
Giornate diverse dalle altre, in cui ci si sente in una diversa relazione col mondo intorno.
Ti si spalancano gli occhi e vedi in modo diverso: le cose appaiono vivide, dai contorni netti, quasi scintillanti, illuminate dall’interno.
Semplicemente senti di esserci, senza diaframmi tra te e le cose, gli animali, le persone. Senti di nuotare nel tuo elemento naturale, senza sentire freddo, né stanchezza, né mancanza d’aria; ma empatia e collegamenti con la vita intorno.
Lo sguardo che si posa sulle cose è per così dire ‘magico’: dalla chioma di un arbusto vedi uscire le piume di un uccello del paradiso o ciuffi di fiori inaspettati
Le idee e le relazioni tra le cose ti appaiono come cocomeri in un campo: in un verde piatto e uniforme, all’improvviso corpi globosi, enormi e improbabili di un verde a strisce più chiare, quasi luminoso. Stanno là che aspettano solo di essere aperti per mostrare i loro tesori…

“Queste giornate” capitano più spesso in alcuni momenti della vita: l’innamoramento è uno di questi.
Succede, a volte, con alcune persone. Le riconosci tra una folla, gli occhi spalancati e scintillanti, il viso senza maschere, le parole dirette.
Non succede quasi mai con altre persone, che vedi incedere grevi, sollevare a fatica i piedi dal fango che tirano su, ad ogni movimento, vischioso e pesante. Ti chiedi come facciano, a vivere così. Ma poi ricordi anche i tuoi, di giorni pesanti, e senti più comprensione e vicinanza.

poesia. Astratto

Per la mia esperienza sarei propenso a definire “poetico” questo stato d’animo, ma non saprei indicarne aspetti pratici, né consigliare i modi per riprodurlo, renderlo meno capriccioso e intermittente. Solo che è l’unico modo per avvicinarsi alla poesia.

Questa poesia, difficile o facile da comprendere, misteriosa o chiarissima, scritta/letta da un erudito o da un bambino, rimane un mistero. Che quando lascia intravedere degli sprazzi di luce dà grande emozione.
Come quando, pur nell’oscurità e nel dolore, comprendiamo qualcosa di importante di noi e della nostra vita.

Poesia Bar code

[Poesia. Spiegarla si può? (3). Fine]
Per la prima parte leggi qui
Per la seconda parte leggi qui

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