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h-28 30-07-2005-19-35-51_0006 10 80 1024325313b L'ingresso pricipale delle grotte di Pilato presso il porto

Confinati: dettagli di moda

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di Rita Bosso

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Vincenzo Cencio Baldazzi, confinato a Ponza dal 1932 al 1933

 

Vincenzo (Cencio) Baldazzi non rinuncia al farfallino; lo indossa nella foto segnaletica del 1927, in versione da cerimonia, abbinato a giacca nera e fazzoletto al taschino; nella foto del 1932 opta per una versione più fantasiosa e la abbina a giacca a righe, sportiva. Nei cinque anni tra le due foto Cencio ha perso qualche chilo dal che si deduce che il confino, oltre che villeggiatura, è anche remise en forme.

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Silvio Campanile, confinato a Ponza dal 1932 al 1935

Silvio Campanile sfoggia un farfallino striminzito, messo di traverso, che non rischia di ammorbidire l’espressione dura, ostile dello sguardo.

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Luigi Vittorio, confinato a Ponza dal 1933 al 1936

Con Luigi Vittorio, che posa per la foto segnaletica nel 1927, il farfallino è quasi una lavalliere, una specie di sciarpetta, di nastro che può essere annodato in modo tradizionale oppure lasciato con i lembi liberi, svolazzanti come fa Gianbattista Canepa detto Marzo, ritratto con la fidanzata Elena Vitiello. Farfallino o lavalliere, il colore è quasi sempre nero.

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Gianbattista Canepa ed Elena Vitiello

Non è un dettaglio da poco, il farfallino; lo indossa chi vuole dichiarare non allineamento ai dettami della società borghese che prescrivono colletti inamidati e cravatte strette al collo, rigide, quasi bloccate, l’opposto dei due lembi svolazzanti di Marzo, che adotta la versione più estrema di lavalliere, sciolta, ali al vento. La lavalliere è un omaggio all’esperienza anarchica della Comune di Parigi, nasce dalla bandiera nera dei comunardi, tagliata a strisce; è anche un segno di lutto, esibito in memoria delle vittime della repressione che stroncò le Comune nate a Parigi e in altre città della Francia.
Col tempo, il farfallino stempera il suo significato di simbolo anarchico e diventa, più genericamente, espressione di anticonformismo; come tale ne fanno uso gli artisti, i bohemien.

Baldazzi, Campanile, Vittorio, che si ritrovano confinati a Ponza più o meno negli stessi anni, sono comunisti, come dichiara la dicitura stampigliata in modo evidente sui frontespizi dei fascicoli conservati all’Archivio Centrale di Stato. In realtà ognuno di loro ha simpatie, e in qualche caso contiguità, col mondo anarchico.
Luigi Vittorio viene arrestato la prima volta nel 1927 perché scoperto a scrivere con vernice rossa “Viva Sacco e Vanzetti, abbasso Mussolini”.
Baldazzi ha un rapporto quasi filiale con Enrico Malatesta e viene arrestato perché ha organizzato una sottoscrizione a favore dei familiari di Gino Lucetti, l’anarchico che ha attentato alla vita di Mussolini.
Confluire nelle fila del Partito Comunista è, per molti antifascisti, l’unico modo per opporsi efficacemente alla dittatura, di fruire di una struttura estremamente organizzata; il farfallino indossato, direi esibito nelle foto segnaletiche, vuole testimoniare che gli ideali libertari non sono stati dimenticati.

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