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L’albero della libertà (10), ovvero Dalla terra il frutto

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di Francesco De Luca

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Guarda cca”, indica zì Ntunino un alberello di limone in un angolo del giardino. E’ alto scarso due metri.

“Beh”? – dico.

Embeh – prosegue zì Ntunino – lo vidi a Formia da Valerio il vivaista in un vaso. Aveva sopra tre limoni. Belli… Così piccolo – ho pensato – già con i frutti in un vaso… se lo pianto nella terra chi sa quanti frutti farà …
L’ho portato a Ponza, l’ho piantato in un posto riparato… Sono cinque anni… di frutti nemmeno l’ombra.
Perché? Tu vuoi sapere perché? Perché una pianta per fruttificare si deve ambientare nel nuovo posto. Deve diventare espressione di quel luogo, di quella terra, di quel clima. Se no… è sempre un corpo estraneo e rimane rachitico e infruttuoso”.

Zì Ntunino, come è sua abitudine, si fa le domande e si dà le risposte. Tutto da solo. Perché lui ci tiene a dimostrarmi che, se avesse studiato, sarebbe stato un ottimo professore.

In effetti, come dargli torto. Il suo buon senso supera ogni laurea. Io non mi intendo di agraria ma un albero è sempre figlio di un ambiente. Con caratteristiche proprie. Aggiungiamoci poi che Ponza è inserita in un micro ecosistema particolare: isola, mare e sale dovunque, vento non ti dico, terra arsa… insomma tutto completamente diverso da come l’ha fatto crescere il vivaista.

E allora?

Io lo so perché zì Ntunino mi ha mostrato quel limone. Vuole ribadire, a modo suo, che sull’isola prosperano le piante del paese mentre quelle alloctone ( di origine diversa, estranea) sono inappropriate, arrancano ad assuefarsi alle condizioni biologiche del luogo.

Mi viene da dargli un aiuto. Gli dico: “se è difficoltoso l’accomodarsi alle condizioni biologiche pensa come è difficile assorbire le condizioni culturali!”

Zì Ntunino mi guarda perplesso. Ho azzardato troppo. Non ha capito il mio affondo e ha l’aria interrogativa.

Tento di spiegarmi meglio: “ L’anima di una comunità sta nel suo sentire comune, nella sua partecipata coscienza. Questa può essere appresa ma, per riuscirci, bisogna essere mossi dalla motivazione, dal desiderio. Il processo passa attraverso queste tre fasi: motivazione, conoscenza, rispetto.

Si rispetta la cultura di una comunità dopo averla conosciuta e, per farlo, occorre tendere ad essa. Se si è mossi dall’arroganza non si arriva alla conoscenza bensì all’indifferenza e questa non porta rispetto perché si nutre di supponenza”.

Guardo sconfortato. Nella foga mi sono espresso in modo scolastico e forse mi sono perso l’amico contadino. Ntunino ha serio il volto e mi dice: “Quaccosa aggio capito… Aimmo sentì cchiù attrazzione p’ a cultura, ce avimmo crede ‘i cchiù. Nesciuno ce po’ sarvà ‘a fore. A nuie sta piglià mmano ‘a barra d’ u temmone e segnà ‘a rotta”.

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1 commento per L’albero della libertà (10), ovvero Dalla terra il frutto

  • Rita Bosso

    Gentile zì Ntunino,
    vi scrivo a nome delle piante a cui faccio da badante; esse molto si sono offese per le vostre considerazioni. Vi prego di comprenderle: vivono su un terrazzo di città, distanti dal mare, sono prevalentemente alloctone, col carattere che si ritrovano non hanno mai pensato di doversi adeguare o ambientare ma sono tutt’altro che rachitiche o infruttifere.
    I gigli di Santa Candida, i cui bulbi sono stati prelevati in un terreno di Salita Croce, hanno prodotto una fioritura generosa fino a Natale; le calle, provenienti da un’altra isola lontana, qui crescono in versione miniatura ma rigogliosissime, con un fogliame ricco, verdissimo e si riproducono a pieno ritmo.
    Le piante a cui faccio da badante sostengono che flora e terreno si modificano reciprocamente, nessuno dei due deve divenire espressione dell’altro, il risultato dipende dall’interazione tra terreno, individui autoctoni ed alloctoni.
    Le piante a cui faccio da badante vi chiedono di non prendervela né con i vivai Valerio né con la pianta di limone e neanche col terreno; vi suggeriscono di essere molto, molto vigile quando fate gli acquisti, di esercitare tutta la Vostra esperienza e la Vostra sapienza.
    Le piante suddette attribuiscono alla loro badante qualche merito: è vigile nei confronti dei parassiti, limita gli spazi alle infestanti: bontà loro …
    Un rispettoso saluto dalla badante di piante linguacciute e permalose.

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