Voci di Ieri

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La realtà aumentata

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di Sandro Russo

 

Il breve scritto che segue nasce da una fantasia innescata in parti uguali da una occasionale visita sull’isola, da un paio di libri e qualche film citati in fondo, ma soprattutto da un articolo – fondamentale e illuminante – uscito su Repubblica di ieri a firma di Marino Niola.
Del mio raccontino si può fare ‘benissimamente’ a meno, ma dell’articolo di Niola no. Davvero!
S. R.

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P.S. – Una notizia di oggi 10 gennaio 2017 è che ieri è morto Zygmunt Bauman …che con tutto questo c’entra eccome!

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Marisol si sveglia dal suo sogno vaporoso di nuvolette rosa e mare cobalto al suono di un vocione suadente…
“Buongiorno Marisol, benvenuta! Vieni a cominciare la tua giornata nell’isola più bella del mondo… Iuh huu!
– Beh, la voce è convincente – pensa Marisol – ma il sogno era più bello!
Ieri ha fatto tardi con gli amici e ora si trascina stancamente al tavolo della colazione che le ha preparato mammà, per la prima pozione giornaliera di super-caffè.
(…)
Marisol ora è quasi pronta per uscire di casa; prende i suoi prediletti occhiali rosa mentre la madre la guarda attentamente mentre si prepara: – Nun t’i mmette troppe spisse… Chille te fanno male a’ vista!
– Sì sì, ’u saccie, mammà –
Marisol pensa che la madre non ha mai accettato troppo di buon grado le novità.
– E nun t’i mmette nd’u ruttone! – la insegue la sua voce dall’uscio di casa.
– Vabbe’!
– Su questo anche lei è d’accordo. Con gli occhiali rosa, ’u ruttone ’i Santamaria somiglia al tunnel dell’amore dei luna park, ma poi le macchine ti arrotano sul serio!

Appena uscita dalla zona pericolosa però, si rimette gli occhiali: le piace di più vedere il mare azzurro, senza un’onda, le spiagge polinesiane e le navi piene di turisti che arrivano festanti.
Già a Giancos però deve toglierseli di nuovo; con quelli vede solo file e file di altalene… Altalene su tutto il piazzale, che ostruiscono anche la vista del mare.
– Ah! …e chistu cca foss’ u mare – commenta Marisol, con la nuda vista, davanti alla “solita” spiaggia di Giancos, con qualche sparuto ’mbrellone, cocche lanzatella e le ondine a riva di un mare grigiastro. Arriva sì qualche nave – si vede in lontananza – ma i turisti sembrano pochi e disorientati.
– Bast’ accussì..! – Marisol inforca decisa i suoi occhiali rosa e procede nella sua passeggiata.

Pensa di fare una puntata alla riaperta… (riapribile… insomma promessa!) spiaggia di Chiaia di Luna.
– Che meraviglia! – esclama Marisol davanti a tanta bellezza – e chi s’i lleve cchiu! (intende gli occhiali, immaginiamo). Vabbe’… per ora è solo un telone dipinto, però presto sarebbe diventato realtà… (o no? …intanto ripara dal vento!)

Torna già per la Panoramica e arriva alle banchine…
Sta davanti a una foresta di alberi di olivo, rigogliosi e fronzuti, tra cui sfilano torme di turisti in casacche hawaiane e corone di fiori intorno al collo, quando sente una strana sensazione appiccicosa sotto le scarpe; cerca di liberarsi, ma fa peggio. Allora deve per forza togliere gli occhiali…
– Ma chest’è merda! – deve constatare sconfortata in un paesaggio lunare, tronchi nodosi e spogliati dal levante: unici a far festa gli eterni cani isolani!
– Pluto, pure tu! …Mittete scuòrn’! – lo rimprovera, mentre quello, felice e scodinzolante per essere stato riconosciuto, si dirige verso la Biglietteria Megliomar, alza la zampa e la fa proprio contro il muro, sul manifesto del programma elettorale del Grande Fratello.

Quase quase me ne vangh’ a Zannone – si dice Marisol per consolarsi. In effetti ora è a due passi e ci si arriva con una comoda passeggiata su un ponte di barche (rimosso ogni anno – impatto ambientale zero!) direttamente da dietro la Caletta (…basta avere gli occhiali giusti!).
(…)

Povera Marisol..! Non continuiamo a seguirla nella sua giornata perché ci si stringe il cuore, ma si capisce che uscire di casa non è facile, con i tempi che corrono e le insidie che i bolscevichi hanno infidamente sparso per ogni dove..!

1984

Bibliografia essenziale (notizie base da Wikipedia)
1984 (Nineteen Eighty-Four) è uno dei più celebri romanzi di George Orwell, pubblicato nel 1949 ma iniziato a scrivere nel 1948 (anno da cui deriva il titolo, ottenuto appunto dall’inversione delle ultime due cifre). Successivo quindi a La fattoria degli animali (Animal Farm del 1945).
Il mondo nuovo (Brave New World) è un romanzo di fantascienza di genere distopico scritto nel 1932 da Aldous Huxley. Nel saggio Ritorno al mondo nuovo (Brave New World Revisited), scritto nel 1958, Aldous Huxley riprende i temi de Il mondo nuovo e li analizza alla luce delle scoperte tecniche e scientifiche succedutesi nell’arco di tempo che separa le due opere.
The Truman Show è un film del 1998 diretto da Peter Weir e interpretato da Jim Carrey.

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L’articolo di Repubblica

L’inganno della post-verità
ARISTOTELE, ADORNO E L’INGANNO DELLA POST-VERITÀ

di Marino Niola

Stiamo transitando dalla civiltà della ragione alla civiltà dell’emozione. E la prova è il dilagare della cosiddetta post-verità. Ovvero la verità nell’epoca della sua riproducibilità tecnologica. Dominata dai social media che sostituiscono l’oggettività con l’opinione, l’attendibilità della fonte con la fascinazione della testimonianza, l’autorevolezza della spiegazione con l’incantamento della narrazione. E quando l’impatto emotivo del racconto è più forte della qualità delle argomentazioni e della fondatezza delle prove, l’informazione tende inesorabilmente a scivolare verso la fiction.

È uno dei paradossi della connessione permanente. L’aumento delle conoscenze disponibili e accessibili con un semplice clic, assieme ai progressi delle tecnologie comunicative e alla crescita esponenziale dei flussi di trasmissione della cultura, stanno provocando una sorta di nichilismo digitale. Con la tracimazione di fake news incontrollate e spesso incontrollabili. E la viralizzazione inarrestabile delle post-verità. Che nell’orizzontalità della Rete, senza gerarchia e senza cronologia, trovano uno strumento di diffusione formidabile e senza filtri.
Così voci, leggende metropolitane, pseudo scoperte scientifiche, bufale, finte evidenze e correlazioni fantasiose fanno sembrare vero quello che vero non è. Col risultato di mettere sullo stesso piano esternazioni banali e intuizioni geniali. Chiacchiere 2.0 e acquisizioni consolidate, nozioni confermate dal tempo, legittimate dalle verifiche, garantite dalle competenze.

Assistiamo e partecipiamo a un confronto caotico, e al momento impari, tra cultura e impostura. Solo apparentemente democratico.
Perché, come diceva Aristotele duemilaquattrocento anni fa, quando in una società viene meno ogni principio condiviso di oggettività e di autorevolezza, di verifica razionale dei fattori di accertamento della verità, la democrazia non può che degenerare in demagogia. Che della prima è la caricatura anabolizzata. Rumorosa e minacciosa. Plebiscitaria e totalitaria. Chissà cosa direbbe oggi il grande filosofo di Stagira davanti alle dimensioni planetarie della polis globale, dove la propria opinione non viene più scritta su un coccio di terracotta o su una conchiglia, come si faceva ad Atene, ma postata urbi et orbi, con effetti spesso destabilizzanti. Ostracismi, giudizi sommari, gogne mediatiche. E la questione non è la vecchia contrapposizione tra cultura popolare e cultura ufficiale.
Perché la cultura può nascere anche dal basso, ma deve guadagnarsi quel livello di riconoscimento collettivo, che la distingue da una boiata qualsiasi. O, peggio, da una falsità deliberata.

Rimane il fatto che il problema non è la Rete in sé, ma l’uso dilettantesco che ne stiamo facendo. Anche per il fatto che navighiamo a vista tra le onde impetuose di una rivoluzione culturale paragonabile all’invenzione della stampa. E, prima ancora, a quella della scrittura, che hanno segnato dei punti di non ritorno nella storia dell’umanità.
Insomma, siamo in mezzo a un guado e non abbiamo ancora imparato a padroneggiare i poteri straordinari di questi mezzi che spesso usiamo come giocattoli. Subendone l’incanto che moltiplica oltremisura il ruolo delle emozioni. Non a caso il nostro rapporto con le news diventa ogni giorno più emotivo che critico, più immaginativo che riflessivo.

Consumiamo con avidità notizie aumentate, che proprio come l’augmented reality cui siamo assuefatti, ci sembrano avere una definizione più alta, indispensabile a catturare la nostra attenzione. A emozionarci, stupirci, scuoterci. Che si tratti della morsa del gelo o degli attacchi terroristici, dei migranti o della meningite. Con un atteggiamento sempre più sentimentalistico e sensazionalistico. Non a caso quello che chiamiamo sensazionalismo ha a che fare, anche etimologicamente, con i sensi, con la pelle, la pancia, il cuore. Usiamo sempre più frequentemente espressioni del tipo “quelle immagini mi hanno fatto venire i brividi”, “mi sono emozionato”. Reazioni più etologiche che logiche.
Ci sta succedendo quello che aveva previsto il filosofo Theodor Adorno, vale a dire che giunto al suo apogeo l’illuminismo si sta rovesciando in mitologia.

Da: “La Repubblica” del 9 gennaio 2017; p. 33

Il file.pdf dell’articolo citato (da scaricare e conservare): da-la-repubblica-del-9-genn-2017-articolo-di-marino-niola

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2 commenti per La realtà aumentata

  • Antonio Marciano

    Sono d’accordo su tutto, dell’articolo di Repubblica. Avrei voluto scriverlo io, un pezzo così, ma sono un uomo di numeri.
    Un articolo così al giorno toglierebbe di torno quelle che Eco chiamava “legioni di imbecilli”.

  • Enzo Di Fazio

    Il 2016 è stato l’anno dell’affermazione della post-verità, la parola che risulta sia stata usata il 2000% in più rispetto al 2015.
    “Post-truth” è stata insomma, la parola dell’anno. La traduzione in italiano è semplice, post-verità, meno netta la sua definizione. Il termine circola spesso anche negli ambienti economici.
    Riporto alcuni passi ripresi da una rivista economica:
    “Post-verità rimanda allo scivoloso concetto di efficacia degli appelli emotivi sulla verità dei fatti, alle pubbliche opinioni più propense a condividere appelli che confermano le proprie convinzioni piuttosto che gli inviti a valutare l’oggettività dei fatti.
    Post-verità si è affermata nell’uso giornalistico e sociologico in occasione dei due maggiori eventi dell’anno, il referendum inglese e le elezioni presidenziali americane. Ha scritto il Financial Times il 22.12.2016 “Su entrambe le sponde dell’Atlantico, questo è stato l’anno della menzogna”…
    Vivere al tempo della post-verità significa convivere con la consapevolezza che verità e falsità si confondono sempre più facilmente, che la comunicazione politica, sia essa di buona o pessima qualità, influenzerà sempre di più i comportamenti degli elettori e, inevitabilmente, quello degli operatori di mercato.
    Vivere al tempo della post-verità significa esercitarsi a distinguere con ancora maggiore attenzione i rumori di fondo dai segnali. In questo mare di sollecitazioni bisogna essere capaci di resistere alle sirene dell’euforia, degli argomenti post-verità, quelli che alimentano le convinzioni personali ed emotive e trascurano l’oggettività dei fatti…”

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