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Da Roma: Aniello De Luca

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di Francesco De Luca
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Aniello De Luca, ora dimorante a Roma, mi tampina perché io ricordi le ‘ragazzate’ che si andavano svolgendo di questi tempi nel vicolo Umberto.
Una piccola viarella, intasata di ragazzi che amavano lasciare le case e trovarsi per strada dove si svolgevano le attività in compagnia. Erano battaglie fra cow boys rivali, fra cavalieri di opposte fazioni, erano squadrette di calcio, processioni, allestimenti di bravate.
Le mamme ci tenevano d’occhio, i fratelli maggiori davano ordini ed esigevano obbedienza. Le ragazze erano numericamente poche e, in definitiva, in disparte.

Aniello, che è mio cugino, ha ricordi più ampi e più differenziati dei miei, e vuole manifestarli. In questi ultimi anni si sente quasi in dovere di dire la sua su tutto quanto riguardi una datazione passata. Epperò vuole che sia io a narrare. Lo fa perché gli piace rendermi partecipe del suo desiderio.

Mi scrive tramite facebook:
Sant’Antuono maschere e suone.
Facimme attenzione c’ a signora Diana mena ’a seggia a copp’a ’u barcone.
Pasche Epifania tutt’ i feste porta via. Responne Carnevale: po’ vengo ie.
E ce sta pure ’a Cannalora: ’state dinto e vierno fore.
Termina: ricordati di quello che facevamo dint’ u vico.

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Qualcosa delle abitudini del vicolo Umberto l’ho già scritto ma lui non è mai sazio. Menziona la ‘signora Diana’, che era la moglie di Pietro Corti ed abitava sopra casa mia. Dico la sequenza: in basso, a livello della strada, abitava la famiglia Ambrosino (Luigi era l’amico e nostro complice), poi c’era casa mia, più in alto la casa di Pietro Corti…
La signora Diana, per alimentare ’u fucarazzo, acceso in onore di Sant’Antuono (17 gennaio), dal balcone, in alto, gettava la sedia vecchia.
Voi direte: ma era pericoloso. È vero, tanto che al grido, tutti ci allontanavamo, ed ad Aniello è rimasta ancora impresso.

L’Epifania immetteva in un periodo dell’anno in cui il paese era chiuso dal freddo, dalle poche relazioni, dalla penuria. Si aspiravano momenti di apertura, di festa, come quelli che presagiva il Carnevale.

A me sembra d’ aver esaudito la richiesta di Aniello, ma certamente non è così. Perché lui vorrebbe che mi soffermassi sulle tante bravate che facevano.

Loro, in verità, i più grandi. I più piccoli, come me, godevano di tutti i vantaggi. Eravamo protetti da Aniello, Luigi, Biagino, Silvano, Antonio.
Ieri ragazzi scalpitanti e oggi nonnetti impenitenti.

Quella Ponza è definitivamente lontana e persa. Oggi un’altra palpita e vuole ricordare, per trarre dalle usanze di ieri motivi per rendere l’oggi più gradevole e affratellato. L’ansia di Aniello è comprensibile se la si inserisce nel quadro della situazione socio-culturale che sta vivendo Ponza.

I Ponzesi vogliono riconoscersi, vogliono ritrovare la loro identità. Desiderio e ricordo.

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